Crisi di Governo: è l’ennesimo autogol della sinistra?

crisi di Governo

Enrico Letta (rischiocalcolato.it)

Ci sono alcuni misteri che da sempre affascinano l’umanità: esiste il mostro di Loch Ness? Chi era Jack lo squartatore? È esistita Atlantide? E, soprattutto, perché il centrosinistra italiano non impara mai dai propri errori? Questa crisi di Governo, infatti, è l’ennesima dimostrazione che la frase di Cicerone «Historia magistra vitae» non è valida per il Partito Democratico.

NON IMPARANO MAI - Il riferimento non è solo alla staffetta (anche se il contesto era totalmente diverso rispetto a quello attuale) tra Prodi e D’Alema nel 1998, ma anche a una costante nella storia della sinistra italiane degli ultimi vent’anni. Ovvero l’incapacità di trovare un candidato premier capace di allargare il consenso e di attrarre i voti degli altri schieramenti. Nel 2006, queste capacità ce le aveva Walter Veltroni. Ma il candidato fu Prodi e tutti ricordano come è andata a finire. Quando poi toccò all’ex sindaco di Roma, ormai era troppo tardi. Il 2013, invece, era la grande occasione di Matteo Renzi. Ma il popolo delle primarie gli sbarrò la strada. Ma grazie a un Governo di larghe intese impopolarissimo e alla sua grande capacità comunicativa, Renzi ha mantenuto le suddette capacità. Ed essendo diventato, nel frattempo, segretario del suo partito, l’unica cosa che doveva aspettare era la crisi di Governo e le nuove elezioni. A quel punto niente e nessuno gli avrebbe impedito di trasferirsi a Palazzo Chigi. Il centrosinistra, per la prima volta nella storia dell’Italia repubblicana, avrebbe vinto e convinto, garantendosi la possibilità di governare tranquillamente. La costante di qui si diceva sopra, sarebbe stata eliminata. Ma Matteo Renzi ha deciso di suicidarsi. Andando a Palazzo Chigi senza passare per le elezioni approfittando della crisi di Governo, il sindaco di Firenze si toglie da solo gran parte della sua indiscussa spinta propulsiva. E fa un assist degno del miglior Andrea Pirlo al centrodestra e al Movimento 5 Stelle. Chi, infatti, durante la prossima campagna elettorale, saprà riportare l’entusiasmo nei potenziali elettori di sinistra? A meno che da qui ai prossimi mesi o anni non si scopra nel Pd un nuovo potenziale leader, nessuno. Una volta entrato a Palazzo Chigi, Renzi si brucerà il futuro. Insomma, anche questa volta, la costante citata in precedenza, sarà salva.

GIORGIO, NIENTE DA DIRE? - Sul web in moltissimi stanno ricordando tutte le volte che Renzi promise di non ostacolare Enrico Letta. Come, per esempio, il 10 febbraio in un’intervista ad Agorà (Rai3): «Sono tantissimi i nostri che dicono: ma perché dobbiamo andare (al Governo senza elezioni)? Ma chi ce lo fa fare? Ci sono anch’io tra questi, nel senso che nessuno di noi ha mai chiesto di andare a prendere il Governo». Non c’è dubbio che vi è una discrepanza incredibile fra quanto detto per mesi dal segretario e quanto poi ha fatto causando, di fatto, la crisi di Governo. Ma possibile che Renzi sia stato così ingenuo da non prevedere questo tipo di critica? Non si può escludere nulla, ma è probabile che sia stato decisivo l’incontro del segretario con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di lunedì scorso. Che cosa si sono detti? Come ha fatto Napolitano a far cambiare idea a Renzi in maniera così radicale? Per correttezza nei confronti degli italiani, Renzi, o il Capo di Stato stesso, dovrebbe dirlo, se non altro per far capire agli elettori le dinamiche di questa crisi di Governo. E se fosse stato veramente Napolitano a decidere la fine dell’esecutivo guidato da Letta senza un passaggio parlamentare, sarebbe ancora più evidente come il Presidente della Repubblica sia andato oltre le sue prerogative costituzionali. Siamo pur sempre una Repubblica parlamentare, il Parlamento dovrebbe pur contare qualcosa.

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Matteo Renzi (dragobuono.aclibavari.org)

E ADESSO? - Per quello che riguarda il nuovo esecutivo, è già sicuro che qualcuno sta mentendo. Forse lo sono alcuni organi di stampa, secondo cui il Governo che verrà fuori dalla crisi di Governo avrà una maggioranza più di sinistra. Alla Camera il Pd, grazie a un premio di maggioranza incostituzionale, non avrebbe problemi. Al Senato, invece, i numeri parlano chiaro. Il gruppo parlamentare del Pd conta 108 membri. I senatori di Sel sono sette. Quelli di Scelta Civica otto. E già qui ci sarebbero i primi problemi. Potrebbe il partito di Vendola appoggiare un Governo che piace anche al partito di Monti? Il 13 gennaio del 2013 Nichi Vendola diceva: «Se il centrosinistra sceglie Monti come alleato per il Governo, dovrà rinunciare al contributo di Sel. Io sono alternativo alla presenza dei conservatori nell’alleanza di centrosinistra». Possibile che dopo solamente un anno e un mese abbia cambiato idea? Ma ammesso e non concesso che alla fine Scelta Civica e Sel decidano di stare insieme, i numeri non sono sufficienti. Pd più vendoliani più montiani arrivano a 123. E la soglia minima da superare per governare è 158.

PROBLEMA SEL - Si dirà: c’è il nuovo gruppo dei popolari. Ma è fattibile un Governo che veda insieme i vendoliani e Casini? Il 14 febbraio 2013 Casini diceva che tale ipotesi «non sarebbe una cosa seria». E comunque, anche con i popolari si arriva a 135. Mettendoci anche il gruppo che comprende le autonomie locali, il Psi, e il Movimento Associativo Italiani all’Estero, la quota sale a 147. A 158 ci si arriva se si include anche il gruppo GAL (Grandi Autonomie e Libertà), composto da senatori eletti con Grande Sud, con la Lega e con il Pdl. E anche qui il problema è sempre quello: possono Sel e pezzi del centrodestra stare al Governo insieme? E se anche fosse, al Senato non sarebbe minimamente garantita la governabilità, e il discorso non cambia se si aggiungono i tre ex grillini epurati (De Pin, Gambaro, Anitori). Sarà necessario, quindi, inserire la Lega o il Ncd di Alfano. Per quello che riguarda i primi, il segretario Matteo Salvini ha detto che non dirà di no a proprio a Renzi. Ma vedere Calderoli e Sel insieme è pura fantasia. E anche Scelta Civica vorrebbe evitare. Il discorso non cambia con il Ncd. Il 12 febbraio Vendola ha detto: «Io mi siedo a ragionare solo se si discute di sofferenza sociale e di avanzamento nei diritti civili. Ed è impossibile farlo insieme a Giovanardi e pezzi del centrodestra. Il resto è fantapolitica». Alfano è dello stesso avviso. Ai microfoni del telegiornale di La7 ha detto che «non esiste al mondo» di stare insieme a Sel. Come risolvere il problema? Escludendo Sel? In teoria si potrebbe fare, visto che insieme il Pd, Scelta Civica, i popolari, la Lega, il Gal e gli ex grillini arrivano a 169. Ma se lo schema fosse questo, non ci sarebbe nessuna differenza sostanziale con il Governo Letta. E non si capisce, di conseguenza, cosa dovrebbe cambiare rispetto al «pantano» da cui il Pd vorrebbe uscire. Detto in altre parole, viene il dubbio che si sta cambiando tutto per non cambiare niente.

Giacomo Cangi

@GiacomoCangi

foto: europaquotidiano.it; dragobuono.aclibavari.org; rischiocalcolato.it

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