Crisi. Bundesbank bacchetta la Bce ma lo scontro interno pare solo tedesco

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Jens Weimann

Berlino – «La Bce è disposta a tutto per salvare l’euro». È bastata questa semplice frase di Mario Draghi, interpretata dai mercati come una ferma volontà dell’Eurotower di acquistare titoli di stato dei Paesi in difficoltà, per mandare su tutte le furie la Bundesbank.

Proprio Jens Weidmann, presidente della Buba, ha tuonato contro le parole di Draghi, sottolineando come «la Bce deve rispettare il suo mandato, senza oltrepassarlo». Affermazioni pesanti come macigni, che evidenziano il forte rischio di spaccatura fra Bce e Bundesbank. Tuttavia, le parole del numero uno della Buba, nonostante siano state rese note solamente in settimana, risalirebbero in realtà ad un’intervista del 27 giugno, giorno in cui sono state celebrati i 55 anni della banca centrale tedesca. Ciò non toglie, che lo stesso Weidmann, abbia rincarato la dose, mettendo in guardia dalla sovrastima, da parte dei politici, sulle reali possibilità della banca centrale, considerata, oltre che principale strumento per la stabilizzazione dei prezzi, anche come  mezzo su cui contare per stimolare la crescita, ridurre la disoccupazione e stabilizzare il sistema bancario.

Intanto le dichiarazioni minacciose della Buba però, un effetto sembrano averlo sortito: innanzitutto la precisazione di Draghi, dopo il vertice dell’Eurotower di giovedì, sul fatto che la Bce non procederà all’immediato acquisto di titoli di stato italiani e spagnoli, rinviando di fatto ogni intervento alle prossime settimane; successivamente, un nuovo crollo in Borsa dei listini delle principali piazze europee, accompagnato da un’ennesima impennata dello spread di Spagna e Italia, tornato rispettivamente a quota 596 e 582 punti base.

1 a 0 per la Bundesbank quindi? È ancora presto per dirlo. Infatti, come sottolinea Jorg Kramer, analista di Commerzbank, «sulla carta Draghi può superare l’opposizione tedesca, perché ha un voto nel board esecutivo di 23 membri della Bce». Tuttavia, nonostante questo leggero margine di vantaggio nel breve termine, è lo stesso Kramer, ad evidenziare quanto sia cruciale per la banca centrale, poter contare sull’appoggio della Bundesbank nel lungo periodo. Infatti, rischierebbe di essere messa a rischio la credibilità dello stesso Mario Draghi, così come l’appoggio per l’euro da parte del pubblico tedesco.

Sulla vicenda è intervenuto, in maniera indiretta, in un intervista a Bloomberg TV, il segretario di Stato al Tesoro americano, Timothy Geithner, di ritorno dal suo breve tour tedesco. Gaithner ha spronato i Paesi e le autorità europee ad adottare misure, efficaci ed immediate, in grado di abbassare drasticamente i tassi di rendimento dei titoli di Stato, di quei paesi che stanno facendo riforme coraggiose e sistemando le loro finanze. Un appello, a cui il segretario di Stato americano, ha aggiunto l’urgenza di coniugare misure per le crescita nel breve periodo, nodo cruciale per il futuro dell’Europa.

Il cancelliere tedesco Angela Merkel

Nonostante la cura Draghi per adesso deluda i mercati, qualcosa sembra essere cambiato negli equilibri in seno al board dell’Eurotower. Prima di tutto, Weidmann, sembra essere rimasto da solo, nella battaglia tedesca in opposizione al progetto che mira ad avvicinare la Bce a quel ruolo di “normale” banca centrale, che di fatto la trasformerebbe in prestatrice di ultima istanza per gli Stati. In più, un altro segnale contrastante sembra provenire dalla politica: paradossalmente, pare che si stia generando un conflitto tutto tedesco tra la “politica” della Bundesbank e quella del governo Merkel. Proprio la Cancelliera tedesca, per lungo tempo, paladina del rigorismo dei conti e riluttante a rimedi in favore dei Paesi “eurodeboli” come lo scudo anti-spread di Monti, appare più disponibile sulla possibilità di intervenire in maniera forte e credibile in difesa dell’euro.

Segnali incoraggianti per Draghi, in quanto per la Bundesbank, già conscia della solitudine di cui gode nel board della Bce, diventerebbe davvero arduo condurre una battaglia tutta europea, senza poter contare sull’appoggio mediatico del Governo tedesco.

Daniele Gunnella

Foto || ansa.it

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