Criminalità: in Italia aumentano i reati predatori e i furti in casa

Roma – Anche in tempi di crisi un Paese può raggiungere dei primati, certo si spera sempre in senso positivo, ma in molti casi non è così. E l’Italia, in questi ultimi anni, fa proprio parte di quel gruppo dove il trend negativo fa da padrone. Oltre alla crisi economica che ha portato un aumento delle imprese fallite, della disoccupazione e del prezzo dei carburanti (tanto per citare alcuni esempi), può vantarsi di un altro incremento che va a colpire la sicurezza sociale: quello della criminalità.

canicattiweb.com

Secondo l’elaborazione fatta dal Sole 24 Ore, in base agli ultimi dati del ministero dell’Interno sui delitti denunciati dalle forze di polizia all’autorità giudiziaria, i risultati non possono reputarsi allarmanti, ma fanno riflettere parecchio.

Bisogna fare, però, due precisazioni: la prima è che questi dati del 2011, rispetto a quelli del 2010, sono “operativi”, nel senso che sono suscettibili di revisioni; la seconda, meno confortante, è che non sono presi in considerazioni “i reati sommersi”.

Secondo quanto pubblicato dalla testata di Piazza Indipendenza, c’è stato un aumento del 5,4% della criminalità rispetto a quanto registrato nel 2010. Un incremento che entra in scena dopo tre anni di flessioni. I reati totali sono circa 2,76 milioni (rispetto 2,62 del 2010).

La criminalità di strada ha avuto una notevole crescita: i borseggi si attestano su un +16%, le rapine su un +20% e gli scippi sono passati da 14.200 a circa 17.600 (+24%). Anche i furti in casa e le truffe e le frodi informatiche non sono da meno, con un aumento del 21,1% per i primi e con un + 9,6% per i secondi.

L’unica tipologia di reato che ha conosciuto una diminuzione è quella dei furti di auto: rispetto al 2010 si è registrato un calo del 0,7%.

Per quanto riguarda le città dove si sono registrati più reati, al primo posto troviamo Milano. Nella provincia lombarda, infatti, sono 294.785 i casi denunciati dalle forze dell’ordine. Sul podio troviamo anche Roma (257.434) e Torino (155.701). Segue con un lieve distacco Napoli (133.153).

Se si prende in considerazione l’incidenza dei reati denunciati in rapporto alla popolazione (ogni 100mila abitanti) il capoluogo lombardo mantiene il primato (7.360), al secondo posto troviamo Rimini (7.001), mentre Bologna si deve accontentare del terzo posto (6.914). Torino e Roma si piazzano rispettivamente alla quarta (6.763) e quinta posizione (6.138).

Bisogna evidenziare che mentre le grandi metropoli hanno subito un aumento della criminalità di un paio di punti percentuali sopra la media, lo stesso non può dirsi delle province di media dimensione (soprattutto in Emilia-Romagna e in Toscana): Forlì, Ravenna, Rimini, L’Aquila sono alcune di quelle città dove la variazione percentuale rispetto al 2010 è stata a due cifre.

A prescindere dalle sterili reazioni provenienti dalle diverse fazioni politiche, pronte a incolparsi vicendevolmente dopo aver preso atto di questi risultati, quali sono le potenziali cause che hanno portato a questo incremento della criminalità?

La crisi economica già ne rappresenta una perché, provocando una marginalizzazione delle fasce più deboli, va incidere sulla maggiore tendenza a delinquere, soprattutto sul fronte dei reati predatori. Si aggiungano i tagli che da tempo hanno colpito le forze dell’ordine (sia dal punto di vista del personale che dei mezzi a disposizione) comportando un minor controllo delle strade a fronte di una domanda di tutela da parte dei cittadini in aumento.

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Variazione percentuale dei reati nelle città di medie dimensioni

Questo rientra in parte nella famosa teoria, elaborata da Marcus Felson e Lawrence Cohen, delle “attività routinarie” secondo la quale, affinché un crimine si verifichi, occorrono tre elementi: un aggressore motivato, una vittima designata, e l’assenza di un difensore ovvero l’incapacità dei presenti di prevenire che il crimine accada.

Quello delle forze dell’ordine è un problema che potrà aggravarsi ulteriormente con la spending review: per il biennio 2012-2014 su 100 agenti di polizia, carabinieri, o finanzieri che andranno in pensione, potranno esserne assunti soltanto 20, con conseguente chiusura di molti presìdi sul territorio. A lanciare l’allarme la stessa Associazione Nazionale Funzionari di Polizia che con una nota afferma: «Nella sola Polizia di Stato nel 2012 dovevano essere assunti 2.000 agenti ma verranno messi a concorso solo 400 posti per il blocco del turn over, su di un organico già ridotto mancheranno ulteriori 1.600 poliziotti che equivalgono ad 800 turni di volante al giorno».

Per quanto riguarda l’incremento registrato in alcune città, per quelle più grandi incide molto il fattore turismo (più turisti ci sono, maggiori sono le possibilità per commettere reati). Non bisogna dimenticarsi del fatto che la pressione della delinquenza è già diffusa di suo in città come, per esempio, Milano o Roma. Per quelle provincie di medie dimensioni, invece, in parte è motivato dal reddito pro-capite ancora elevato in alcune località (come le città della costa romagnola): più delinquenza perché gli obiettivi sono più remunerativi. Altra spiegazione può essere rinvenuta nello scarso controllo sociale “spontaneo”. Il caso dell’Aquila è emblematico: l’aumento dei reati coincide proprio con il periodo post-terremoto che ha comportato la disintegrazione civile. Per non parlare del ristagno di ogni progetto di ricostruzione della città con tanti alloggi (temporanei), da cui ne consegue una diminuzione di quel sentimento di appartenenza comunitaria e, quindi, maggior frequenza di azioni delittuose. È come se si venisse a creare rassegnazione da parte del cittadino. Il che ricorda molto la famosa teoria “delle finestre rotte” di Kees Keizer con il suo famoso esempio: se in un quartiere un teppista spacca una finestra, e nessuno la aggiusta, è molto probabile che ben presto qualcun altro faccia lo stesso se non peggio, dando così inizio ad una spirale distruttiva.

Risultati, in definitiva, non allarmanti, ma non per questo vanno presi con leggerezza. Si tratta pur sempre di microcriminalità, che, se non è arginata, può sfociare in qualcosa di più serio nel tempo.

 Giorgio Vischetti

foto|| ilsole24ore; articolotre.com; canicattiweb.com

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