Crhomo Sapiens: esplode il colore con Pablo Echaurren

I vertici azzurri di Roma, 2010 (neverworld.splinder.com)

RomaPablo è un genio. Così Vincenzo Mollica titola il suo contributo al catalogo Skira che accompagna la mostra  Pablo Echaurren. Crhomo sapiens, inaugurata venerdì 17 dicembre – ma aperta ai visitatori soltanto da ieri mattina – nella sede della Fondazione Roma Museo, in via del Corso.

Chi non voglia condividere con il noto critico televisivo e cinematografico questa opinione, giudicandola soggettiva, magari azzardata e un po’ troppo ‘forte’, non potrà tuttavia negare a questo vulcanico artista – nato a Roma nel 1951 dal pittore sudamericano Roberto Sebastian Matta Echaurren  e l’attrice siciliana Angela Faranda – il carattere essenziale e inequivocabile dell’ecletticità, che certo si addice a tutti i grandi geni della storia: Leonardo Da Vinci o Pablo Picasso solo per citarne due, e senza suggerire comunque alcun paragone o confronto. Il genio è, di per sé, unico.

L’esposizione romana, curata da Nicoletta Zanella, punta tutto sull’ecletticità ed offre al pubblico una monografica che è una ‘sfilata’ di oltre 40 anni di attività artistica e creativa, da quando nei primi anni ’70 il giovanissimo Pablo comincia a definire le sue cifre stilistiche e ideologiche fino alle ultime realizzazioni del 2010, ma contemporaneamente anche una carrellata attraverso temi e settori che, nell’esperienza di Echaurren, hanno scandito il percorso umano e professionale.

Così le due linee guida della mostra si intrecciano, non sempre (per necessità) in maniera rispettosa della sequenza cronologica delle diverse esperienze,  tentando di restituire l’homo Echaurren  a 360 gradi. Homo, anzi Crhomo Sapiens, come recita il titolo, perché il trionfo assoluto è quello del colore che tutto invade e percorre, a partire dai grandi acrilici su tela della sezione dedicata a Roma, con gli elementi architettonici tradizionali della Capitale (obelischi e cupole, il Colosseo, l’aquila imperiale, i delfini dei palazzi e delle fontane barocche) inseriti in un gioco pirotecnico di schizzi di giallo e rosso che ‘infuocano’ i fondi blu, marroni, verdi. Romanità antica, rinascimentale e barocca anche quella ‘traslata’ in chiave contemporanea nei  preziosi gioielli o nelle sculture in bronzo e argento, dove entra l’elemento sepolcrale del teschio (a sostituire per esempio  i gemelli allattati dalla lupa, In bocca alla lupa, 2010). Memento mori, motto latino di sapore funesto, che si esorcizza nell’annegare i crani nella calda cromia rosso-giallo-viola del cielo romano quando tramonta il sole (Catacombelicale, 2009).

Una delle opere in ceramica di Faenza (undo.net)

Colonne, obelischi e delfini da fontana – oltre che teschi – animano ancora, virati nei toni freddi del blu e dell’azzurro, la sezione Faenza (Il mio ombelisco, 2004; Fontana muta, 2006), dedicata al lavoro di Echaurren con la ceramica, ma solo con la successiva Editoria si inizia ad entrare in profondità nell’opera dell’artista che è anche un noto bibliofilo-bibliofago e collezionista di libri, con una primitiva e incontenibile passione per il Futurismo.

Qui la mostra integra perfettamente presente e passato dell’artista romano, mostrando le invenzioni grafiche e illustrative realizzate negli anni ’70 per i volumi della collana «Il Pane e le rose» edita da Savelli (come l’indimenticabile Porci con le ali, 1976) oppure alcuni esempi del giornale degli “indiani metropolitani”, e scendendo poi verso l’oggi con le opere dei decenni successivi.

La copertina di Porci con le ali, 1976 (www.numagazine.it)

Le riviste con cui Echaurren collaborò negli anni ’80 («Tango», «Frigidaire», «Linea d’ombra», «Rinascita»), i libri (Majakovskij, 1986; Caffeina d’Europa, 1988) e diverse tavole originali realizzate per quegli stessi periodici o volumi. Naturale in salto alla fase 1990-2000, raccontata attraverso i collages dove si accostano personaggi di Walt Disney e richiami alla storia culturale e sociale del Novecento (Sedia elettrica, 1995; Forza, 1995) e dinuovo tavole di fumetti, grafica editoriale, cartellonistica e pubblicazioni dello stesso Echaurren, in veste di scrittore.  Ancora e sempre eclettismo. Non poteva mancare l’oggi, con i lavori più recenti per libri che ogni giorno si vedono in libreria, ma che qui, sotto una luce diversa, in una prospettiva insolita, diventano pari ad ogni altro oggetto d’arte.

Crono sapiens, 2009 (www.teknemedia.net)

Il viaggio nell’universo Echaurren, chiuso da opere sul tema Natura, non poteva tralasciare la sezione Musica. Si entra in un altro campo di viscerale passione, quello dove cuore e cervello, accantonando senza abbandonarli del tutto, miti letterari come Filippo Tommaso Marinetti, lasciano il posto alle suggestioni sonore dei Ramones e ad uno strumento che per Pablo è “lo” strumento: il basso elettrico. Da questo ibrido novecentesco nato dall’incontro di un contrabbasso e di una chitarra elettrica ci si ritrova circondati e assediati, nei collages e nei grandi dipinti su tela, dove tornano le esplosioni cromatiche e i fuochi d’artificio – già visti ad illuminare il Colosseo nell’iniziale sezione Roma.

Mostra nella mostra, inaspettata mise en abyme, quella che scorta il visitatore ormai all’uscita, quando  pensava di aver ormai visto davvero tutto. Il book shop offre in vendita, accanto all’immancabile catalogo, a volumi di approfondimento sull’artista, a pubblicazioni varie su Futurismo e Avanguardie e gadgets di ogni sorta, qualche libro ormai introvabile – come il catalogo dell’esposizione di Echaurren presso la Galleria milanese di Arturo Schwarz nel 1974 – e alcune sue tavole originali.

Per portare a casa propria un pezzetto di questo esplosivo Crhomo Sapiens.

Laura Dabbene

Pablo Echaurren | Crhomo sapiens

18 dicembre 2010 – 13 marzo 2011

Fondazione Roma Museo, Palazzo Cipolla

via del Corso, 320 – Roma

Catalogo SKIRA

Info: www.fondazioneromamuseo.it

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