Crescita e disoccupazione in USA

Crescita economica per gli Stati Uniti d’America  è stato sempre il principio fondamentale intessuto sin dentro la struttura sociale, punto di forza ma anche di debolezza. Le contro misure prese fino ad oggi hanno dato risultati incoraggianti, consentendo alla principale potenza economica mondiale di uscire già nel 2009 dalla peggiore recessione dagli anni ’30. Oggi il paese dal tasso di consumi più grande del mondo, fa registrare tassi di crescita intorno il 2%, un miraggio per il vecchio continente europeo. A tale ritmo di crescita però non si ricrea quanto è stato distrutto durante la recessone degli ultimi anni, ma la ripresa fa ben sperare o quanto meno ha sedato le preoccupazioni rispetto al rischio di una ulteriore recessione. Ma come qualsiasi malto in fase di recupero il sistema non è stato completamente recuperato e soffre ancora di problemi strutturali, tra cui la disoccupazione. Con un tasso di disoccupazione intorno al 8% gli Stati Uniti non dormono sogni tranquilli. Mentre altre colonne portanti del sistema americano come i consumi e la produzione industriale grazie a grandi stimoli fiscali ed economici sono riusciti a ripartire, facendo anche leva sulla capacità di reazione dell’intero popolo americano e ai suoi sacrifici, la disoccupazione rimane un problema di difficile risoluzione. Paragonato ai tassi di disoccupazione europei, o più nello specifico delle economie attualmente in grave difficoltà come Spagna (25%), Italia e Grecia, che sfiorano i tassi di disoccupazione peggiori della loro storia moderna, l’8% di disoccupazione americana sembra irrisoria o quanto meno contenuta. Ma bisogna contestualizzare il termine disoccupazione in base al sistema in cui si sviluppa. Gli USA sono sempre stati caratterizzati da un sistema del lavoro molto dinamico in cui la perdita del lavoro viene recuperata in tempi molto brevi, spostando forza lavoro da un settore all’altro in maniera veloce ed efficace. Efficacia che a quanto pare sta vendo meno in questi anni di dura ripresa e che da a quel 8% di disoccupazione un peso preponderante, considerando anche che la staglafazione del tasso di disoccupazione americana dura dal Febbraio 2009, un periodo lunghissimo che non si registrava dal 1949. Ufficialmente le previsioni di disoccupazione sono date al 8,3% dopo le ultime verifiche sulle aziende americane che secondo le stime stanno riassorbendo lavoratori americani ad un ritmo troppo lento. Nel mese di Giugno ci sono state secondo le stime di alcuni economisti americani 163.000 assunzioni che verrà seguita con tutta probabilità da 125.000 dei prossimi mesi. Di questo passo un recupero pieno della disoccupazione non potrà che avere tempistiche molto dilatate nel tempo.

Non facilitano la situazione una domanda debole per i prodotti interni, il basso livello di esportazioni e politiche fiscali incerte, le quali sono dovute rispettivamente alla crisi in Europa, che è e rimane una delle principali importatrici di prodotti americani, e alle elezioni presidenziali imminenti. La stagflazione nel mercato del lavoro è il motivo per cui ulteriori riforme di politica monetaria rimane ancora una valida opzione, ha dichiarato Bernanke presidente della Federal Reserve. Il recupero dell’occupazione e l’aumento dei consumi è stato fortemente condizionato dalla congiuntura economica mondiale che ha visto rallentare consumi e produzione delle più grandi economie mondiali negli ultimi mesi, tra cui la Cina. Con tali presupposti diventa molto più difficile raggiungere gli obiettivi. Al ritmo attuale sono stati recuperati in quasi tre anni  la metà degli 8 milioni di posti di lavoro persi durante i 18 mesi di recessione americana, e alcune dichiarazioni delle più grandi società americane riguardo tagli del personale in termini di migliaia di lavoratori, preoccupa ancora di più gli analisti che tendono a rivedere al ribasso le stime di crescita e recupero della disoccupazione. Google, principale società mondiale nei servizi sul web ha dichiarato un taglio di 4.000 posti di lavoro in capo alla neo acquisita Motorola Mobility Holdings Inc. Anche se i due terzi dei tagli riguarderanno sedi fuori dal paese. Altra grande compagnia è la Lexmark International Inc. che ha dichiarato un taglio di 1.700 posti di lavoro a livello globale.

Bernanke ha dichiarato che il riassorbimento dei lavoratori ai tassi attuali, rischia di portare ad una perdita di talenti e forza lavoro che potrebbero provocare ulteriori problemi strutturali all’economia, risolvibili solo dopo molti anni. Quella di Bernanke oltre ad essere una promessa per ulteriori stimoli monetari per facilitare il recupero dell’economia americana, vuole essere anche una contro osservazione ad alcuni analisti ed economisti che hanno imputato il basso riassorbimento dei lavoratori a causa di mancanza di competenze specifiche per rientrare nel mondo del lavoro. Osservazione basata soprattuto sugli ultimi risultati riguardanti i consumi e la produzioni in crescita. Ma la disoccupazione americana dimostra caratteristiche differenti dalle altre dinamiche economiche. Infatti alcuni dati mostrano come tra i settori che durante la crisi e la recessione avevano subito la maggior parte delle perdite ora sono tra i settori che riassorbono più velocemente i lavoratori. Un importante indice negli USA è dato dai tempi medi di attesa di rientro nel mondo del lavoro. Storicamente tale indice di attesa è sempre stato di breve durate, e difficilmente superava i 3 mesi ti tempo. Oggi siamo su tempi lunghi almeno il doppio. Il tasso di attesa  riassorbimento della forza lavoro ha toccato il valore medio record di 41 settimane nel mese di novembre, stabilizzandosi su di una media di 39 settimane degli ultimi mesi, in accordo con i dati del Labor Statistics. Peculiare di questa recessione è che il rapporto tra i valori della disoccupazione di lungo periodo rispetto la disoccupazione totale è molto più alto rispetto agli stessi indici riferiti a recessioni precedenti, incluse recessioni con tassi di disoccupazione simili.

La questione sulla disoccupazione è diventata anche uno degli argomenti caldi della campagna politica per le presidenziali che vede affrontarsi Barack Obama e Mitt Romney. Sono in molti che negli ultimi mesi ricordano un tabù mai rotto da nessun presidente americano, per cui nessun presidente nella storia d’America è stato mai rieletto con tasso di disoccupazione al di sopra della soglia del 6%. A quanto pare il presidente uscente Obama ha un problema in più da risolvere rispetto al suo avversario.

Antonio Tiritiello

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