Cresce la domanda di carbone: prezzi più bassi, ma aumentano le emissioni

 «No al carbone»: una rete di iniziative e informazione che parte da Brindisi e si sta diffondendo in tutta la penisola. Così ad esempio, a Savona, Ilaria si è fatta fotografare durante un trattamento chemioterapico per protestare contro il potenziamento della centrale Tirreno Power di Vado Ligure.

Ad accompagnare questo gesto solo una breve didascalia: «Una nostra carissima amica di 27 anni. Da oggi in chemioterapia, da sempre contro il carbone. In una città in cui si permettono gruppi nuovi di maggior potenza, e gruppi vecchi con valori fuori dai livelli di legge. Vicino agli asili, vicino alle scuole. Affinché sempre meno donne e uomini debbano trovarsi in questa situazione non servono altre parole».

Con un comunicato stampa già nel mese di agosto la società energetica italiana aveva controbattuto alle accuse rassicurando «che la centrale è oggetto di investimenti produttivi per 1,2 miliardi di euro che ridurranno ulteriormente del 70% le emissioni già oggi a norma».

In difesa del proprio operato produttivo l’azienda ha giocato la carta del «pieno rispetto delle normative italiane e comunitarie», ma il punto in questione è esattamente l’urgente incoerenza di queste direttive rispetto all’effettiva emergenza ambientale e climatica legata al diffuso utilizzo di risorse energetiche dannose ed obsolete.

Non a caso, il consumo e il risparmio energetico sono punto focale nell’agenda della COP 18, la conferenza internazionale sul Clima in corso a Doha – Quatar – fino al 7 dicembre.

Il bilancio attuale vede inesorabilmente in crescita la domanda di carbone, la fonte di energia più inquinante. Un rapporto appena divulgato dalla Wood Mackenzie – agenzia specializzata nell’analisi degli investimenti delle compagnie energetiche –  ha stimato, in riferimento al 2010, una crescita della domanda di carbone pari al 6%; allarme che sembra essere tutt’altro che smentito dai dati preliminari sul 2011. Un vero e proprio boom esploso parallelamente alla diffusione delle rinnovabili: la richiesta di carbone supera del doppio quella del gas, ben quattro volte quella del petrolio.

«A causa della crisi economica c’è stato un vero collasso della richiesta di energia delle industrie» spiega uno degli analisti in un’intervista alla Bbc, « questo ha portato a una sovrapproduzione di carbone, che ha spinto in basso i prezzi, e ha causato anche un surplus di permessi di emissione di CO2, che ha aumentato questo effetto sui prezzi». Attualmente il carbone alimenta il 40% della produzione di elettricità mondiale e ben il 70% della produzione di acciaio dipende dall’impiego di questo obsoleto combustibile: una situazione che secondo gli esperti non cambierà nel breve periodo.

A complicare il meccanismo economico sorge anche la scoperta negli Stati Uniti di grandi quantità di Shale Gas contenuto nelle argille, dal prezzo ancora più basso. Così  ’«il carbone che non va più in Usa deve andare da qualche parte» concludono alla Wood Mackenzie: con ottime probabilità in Europa.

Ma dall’Europa, in Italia, giunge notizia di una risposta attiva: proprio martedì scorso Greenpeace, Legambiente, Lipu e Wwf Italia hanno annunciato di aver presentato ricorso presso il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, alla decisione della presidenza del Consiglio dei Ministri di autorizzare la costruzione di una nuova centrale a carbone presso un terreno industriale abbandonato, in località di Saline Joniche, provincia di Reggio Calabria. Enti e comunità locali avevano da tempo espresso il proprio parere negativo sul  progetto a forte impatto ambientale capitanato dalla rinomata società svizzera Repower, la quale dopo aver investito le proprie quote progetti rinnovabili come  i parchi eolici Corleto Perticara in Basilicata e Giunchetto in Sicilia, sembra improvvisamente non voler rinunciare al combustibile fossile.

no carbone

La protesta "No al carbone" di Legambiente

Sale su ferite ancora aperte, come le vicende del Sulcis, o di Porto Tolle. «Fermare la costruzione della centrale a carbone di Saline Joniche, in Calabria» dichiarano le associazioni ambientaliste in una nota congiunta «è un primo passo, fondamentale per bloccare l’avanzata lungo tutto lo stivale delle lobby del carbone e di una politica energetica vecchia, inutile e dannosa per il clima e la salute ma che tuttora persiste, con una quota di circa il 13%, nella Strategia Energetica Nazionale in fase di pubblica consultazione».

Con quali strumenti è dunque possibile dire basta ai combustibili fossili? In una lettera pubblicata su Nature, tre esperti di green-energy hanno provocatoriamente chiesto di introdurre tempestivamente una moratoria sulla costruzione di tutte le nuove infrastrutture che debbano essere alimentate da combustibili fossili.

Massimo Mazzer dell’Istituto Materiali per l’Elettronica e il Magnetismo del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Parma, Keith Barnham dell’Imperial College di Londra e Kaspar Knorr del Fraunhofer Institute for Wind Energy and Energy System Technology , puntano infatti sul solare. Il modello proposto è quello degli incentivi già concessi in Germania che hanno portato negli ultimi anni al fisiologico calo dei prezzi delle installazioni solari: seguendo una politica che allo stesso tempo penalizzi concretamente gli investimenti sulla costruzione di nuove centrali elettriche tradizionali, la componente solare per tutte le infrastrutture potrebbe essere installata entro il 2020.

Arianna Fraccon

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Una risposta a Cresce la domanda di carbone: prezzi più bassi, ma aumentano le emissioni

  1. avatar
    Rinaldo Sorgenti 02/12/2012 a 17:23

    Davvero miserevole questa volgare speculazione che vorrebbe subliminalmente lasciar credere che le gravose condizioni di questa giovane, a cui certo va la ns. simpatia e solidarietà, nella speranza che possa presto guarire dalla sua patologia, possano in qualche modo essere ricondotte alla generazione elettrica con l’utilizzo anche del carbone.

    Nulla di tutto questo. Anche solo per dare un senso alla misura ed alle proporzioni, pensate quale sarebbe allora la condizione in Germania (il Paese più avanzato in Europa, che produce circa 270 TWh (corrispondenti al 42% del loro “Mix” di produzione) di elettricità con il Carbone – peraltro per l’80% utilizzando lignite estratta direttamente in Germania di qualità molto inferiore al carbone normalmente utilizzto in Italia – mentre in Italia si produce dal carbone solo circa 40 TWh (pari al 12% del “Mix” italiano), cioè 7 volte meno dei i tedeschi. Ma analoghe riflessioni riguardano la Gran Bretagna (37%), il Giappone (33%), gli USA (44%), ecc. ecc..

    Quello che si dovrebbe dire e sapere è che, quello che conta oggi sono le moderne tecnologie impiegate per tale produzione e non il combustibile primario utilizzato per tale scopo. Questo vale per tutti i combustibili ed anche per le stesse Biomasse che, altrimenti, producono un impatto ambientale ben più gravoso di altri combustibili, se bruciate in camini aperti o con impianti inadeguati.

    Costoro fanno finta di non sapere che una moderna centrale a carbone ha il medesimo impatto ambientale di una moderna centrale a Gas, soprattutto per il modo in cui tali mmoderni impianti a Gas possono operare nel ns. Paese, a causa dall’eccessivo lauto finanziamento concesso al Solare FV (che però ci fornisce solo circa il 3% e solo quando il sole brilla, senza quindi alcuna affidabilità per qualsivoglia attività produttiva indispensabile al Paese), che ha spiazzato numerosi impianti a Gas e costringe il Paese ad importare circa il 15% dell’elettricità prodotta per noi Oltralpe (in Francia, Svizzera e Slovenia) indubitabilmente prodotta dal Nuclaeare!

    Queste lobby che straparlano di energia confondendo le idee dei comuni cittadini, lascerebbero intendere che la soluzione possa arrivare dalla Rinnovabili, quando qualsiasi serio Istituto di Analisi Strategica informa che le attuali Rinnovabili possono solo dare un contributo marginale al sistema e comunque producono gravi problemi anche alla rete di distribuzione, causa la loro non prevedibilità tecnica di produzione. Ma quale grande Paese sviluppato può continuare ad esistere senza l’assoluta disponibilità di elettricità, abbondante ed a costi ragionevoli, sempre disponibile quando serve???

    Se c’è un tema dove il concetto di “pubblicità ingannevole dovrebbe applicarsi è proprio questo, perchè produce un danno enorme e gravoso nel Paese, inducendo l’ignano consumatore a pensare che tutto si potrebbe risolvere con tali Rinnovabili ed inducendo quindi ad un ulteriore enorme finanziamento improduttivo e gravoso per tutti i cittadini. Se poi si associa a tutto questo il fatto che il 70% dei relativi pannelli solari sono prodotti ed importati dalla Cina (quindi con creazione di occupazione in quel Paese), si completa l’immagine distorsiva e speculativa che sta alla base di tutto questo.

    Infine, spesso questi personaggi, demonizzano il carbone sulla base delle emissioni di CO2 (anidride carbonica), un gas sostanzialmente inerte, non velenoso, ne esplosivo, che è alla base della vita sul pianeta. Arrivano addirittura a dire che sarebbe meglio utilizzare il Gas, perchè in fase di “combustione” questo produce circa la metà delle emissioni di CO2. Verissimo, ma qual’è la situazione in fase di estrazione dello stesso Gas dai giacimenti, tenuto conto che la CO2 è sempre presente nei giacimenti insieme al Metano, all’Idrogeno Solforato, al Protossido di Azoto, ecc.ecc.??? Peccato che tali componenti – indesiderati – siano separati dal flusso dei gas in estrazione e semplicemente liberati all’atmosfera. Qual’è la differenza, direte voi? Appunto, qual’è la differenza ? Semplicemente che, gli asseriti scienziati che discettano di questi temi, fanno finta di non saperlo e non conteggiano ne attribuiscono ad alcuno tali emissioni di CO2 “pre-combustione”!

    Capito, la serieta di tutta la famosa messinscena???

    Meditate, gente, meditate, quando sentite demonizzare anche i fattori fondamentali della stessa vita sul pianeta!

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