Cottarelli ‘defenestrato’ e i conti che non tornano

Carlo Cottarelli

Il caso scatenato da  Franco Cottarelli fatto fuori dal governo è la cifra di un dossier che andava approfondito e invece – parole testuali del premier tempo fa – “Delrio tiene chiuso a chiave”. Un problema molto serio i cui nodi vengono al pettine.

FUORI IL TERZO – Anzitutto siamo al terzo commissario della spending rewiew che viene defenestrato dall’azione dell’esecutivo, dopo Piero Giarda ed Enrico Bondi. Un trittico di persone eccellenti e competenti per cui bisogna ripensare – per dirla filosoficamente – non alla sostanza ma agli “accidenti”, non ai soggetti ma agli oggetti della questione. In altre parole  il vero problema non sono i commissari ma il commissariato umiliato sia dal danno di un lavoro faticoso e minuzioso che dalla beffa di un nulla di fatto senza procedimenti nero su bianco.

C’è dunque qualcosa nel meccanismo che non funziona e di questo passo dubitiamo che vada in porto la necessaria revisione della spesa. L’errore di Renzi è mastodontico sul piano economico e le dichiarazioni approssimative – e “l’esoterismo” per dirla acidamente con le parole di Brunetta –  del ministro dell’economia Padoan adesso mettono in allarme gli analisti e l’opinione pubblica.

LA SPENDING DA FARE – Se da un lato si potrebbe obiettare sul fatto che Cottarelli abbia sfogato sul suo blog l’amarezza di un lavoro sprecato, per certi versi va però ringraziato per aver dato un pugno allo stomaco al dibattito narcotizzato di queste ore dalle bagarre sul nuovo Senato, fra emendamenti comici e forzature procedurali.  È mai possibile che il nostro Paese, con il suo gigantesco debito pubblico, non faccia scelte radicali di tagli non lineari ad una spesa pubblica che continua invece a crescere nonostante il governo Renzi? Ci spieghi il governo e la sua maggioranza perché mai si è votato in parlamento, in deroga alla riforma Fornero, l’anticipo alla pensione per gli insegnanti utilizzando soldi presi dalla spending rewiew non previsti dalla stessa.

È chiaro poi che la ragioneria dello stato lanci i suoi timori per possibili squilibri sui conti. È palese che la politica economica è pura scelta politica per cui i numeri sono dati oggettivi mica sofismi che – transeat – andranno bene nelle discussioni di alta politica ed etica. Ma in economia le chiacchiere stanno a zero. Un esempio su tutti: il bonus degli 80 euro doveva mostrare che se tagli gli sprechi e metti in busta paga, puoi ottimizzare la spesa da un lato e dare ai lavoratori una quota minima per rilanciare i consumi. Ma dalle ultime vicende si assiste ad una controtendenza, con il continuo drenaggio illogico di soldi pubblici il quale, se aggiunto al peso della burocrazia sugli investimenti e all’evasione fiscale, mette il nostro Paese al rischio default sul debito giunto mostruosamente al 133% sul Pil. Prodotto interno Lordo peraltro che tende ad assestarsi allo 0,2 cioè quattro volte meno le stime del governo di mesi fa (0,8 ).

LA SICUREZZA DEL PREMIER - A questo punto la sicurezza ostentata del premier risulta piuttosto evanescente, a meno che Renzi non abbia delle misure shock nelle prossime settimane che non conosciamo, a poche settimane dalla stesura della legge di stabilità. Il presidente del Consiglio, infatti,  ha rassicurato il suo partito che la revisione della spesa si farà con o senza Cottarelli ma il dubbio che Delrio non apra il comodino per estrarre il dossier di Cottarelli è legittimo.

Nel mentre la Spagna con fatica cerca di rimediare al ricorso, mesi fa,  al fondo salva-banche con laboriose riforme sul mercato del lavoro che la fanno crescere dopo mesi di segno negativo. E noi, ahimè, siamo alle sole auto blu messe all’asta con risultati mediocri. Ora, al netto degli stipendi, delle pensioni e alla spesa sociale, abbiamo davvero il dovere di eliminare la spesa improduttiva su molti ambiti. E invece vediamo “tagliare” gli antipatici commissari che dicono la verità, per quanto amara e impopolare.

Giuseppe Trapani

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