Costituzione: in nome di quale mandato vogliono cambiarla?

Costituzione

Ormai da mesi si parla delle grandiose riforme costituzionali volute dal Governo Renzi e delle magnifiche sorti e progressive di cui beneficerà l’Italia una volta che tali provvedimenti saranno diventati ufficialmente legge. Ci fosse stato un giornalista, un commentatore, un esponente della società (in)civile che avesse posto la semplice domanda: scusate, ma voi che legittimità avete per riformare la Costituzione?

COSTITUZIONE MAI NOMINATA - Durante la campagna elettorale delle ultime elezioni politiche di tutto si è parlato tranne che della Costituzione. A destra – con tutto il rispetto per la destra vera – c’era Berlusconi che era impegnato a guardare al contrario la sua sfera di cristallo («vinceremo anche questa sfida, per l’Italia» infatti perse più di sei milioni di voti) e a promettere di restituire l’Imu («Se al primo Consiglio dei Ministri non sarà deliberata l’abolizione e la restituzione dell’Imu sulla prima casa, potrà rivolgersi a giudici e far pagare direttamente da me quel che non avrà dallo Stato»). Dall’altra parte c’era Beppe Grillo che urlava “tutti a casa” e il candidato premier del centrosinistra Bersani che strizzava l’occhio a Monti e lanciava anatemi contro Antonio Ingroia. A dir la verità, il programma della coalizione Italia Bene Comune delle riforme parlava, seppur vagamente: «Sulla riforma dell’assetto istituzionale, siamo favorevoli a un sistema parlamentare semplificato e rafforzato, con un ruolo incisivo del governo e la tutela della funzione di equilibrio assegnata al Presidente della Repubblica». Ma questa era la carta d’intenti dell’alleanza Pd-Sel che si è sciolta più o meno due millisecondi dopo l’annuncio del risultato delle elezioni.

IN NOME DI COSA? - A parte questo piccolo particolare, è bene ricordare che quando la Costituzione venne scritta, prima venne eletta un’apposita Assemblea Costituente eletta dagli italiani con l’apposito mandato di scrivere le nuove regole dello Stato. Il 2 giugno del 1946, infatti, non si votò soltanto per scegliere la Repubblica o la Monarchia ma anche per eleggere i costituenti. Invece oggi, per usare un’espressione usata da Gustavo Zagrebelsky in una sua introduzione proprio alla Carta fondamentale, gli attuali parlamentari sono «stati eletti per stare sotto, non sopra la Costituzione». Magari sarebbe stato giusto chiedere agli italiani chi, secondo loro, doveva impegnarsi per riformare quella che in molti hanno chiamato «la Costituzione più bella del mondo».

Costituzione

QUELLA SENTENZA DIMENTICATA - Come se non bastasse, ci si è già scordati della sentenza numero 1/2014 – relatore Giuseppe Tesauro – della Corte Costituzionale. I giudici stabilirono che la legge elettorale con cui l’attuale Parlamento è stato eletto era incostituzionale. Precisamente, nelle ventisei pagine di motivazioni si può leggere: «Le condizioni stabilite dalle norme censurate sono tali da alterare per l’intero complesso dei parlamentari il rapporto di rappresentanza fra elettori ed eletti. Anzi, impedendo che esso si costituisca correttamente e direttamente, coartano la libertà di scelta degli elettori nell’elezione dei propri rappresentanti in Parlamento, che costituisce una delle principali espressioni della sovranità popolare e pertanto contraddicono il principio democratico, incidendo sulla stessa libertà del voto». Non solo: il premio di maggioranza determinò «una compressione della funzione rappresentativa dell’assemblea, nonché dell’uguale diritto di voto, eccessiva e tale da produrre un’alterazione profonda della composizione della rappresentanza democratica, sulla quale si fonda l’intera architettura dell’ordinamento costituzionale vigente».

CHI PUÒ E CHI NON PUÒ - La Corte precisò che le Camere erano comunque legittime così come i loro atti. Dal punto di vista giuridico non si discute. Ma il problema è tutto di opportunità politica. Possibile che a fare una riforma che cambierà totalmente l’assetto istituzionale del paese debba essere un Parlamento eletto con una legge elettorale incostituzionale? Si tratta di un paradosso che avrebbe fatto arrossire De Gasperi, Attilio Piccioni, Einaudi, Saragat e gli altri padri costituenti. Già, perché ci sarebbe anche questo piccolo dettaglio: a scrivere la Costituzione furono degli statisti, la migliore classe politica che l’Italia abbia mai avuto. A volerla cambiare, è il partito di un condannato in via definitiva per frode fiscale – cioè l’uomo di Cesano Boscone – e un rinviato a giudizio per bancarotta fraudolenta, Denis Verdini. Non proprio una cosuccia da niente.

Giacomo Cangi

@GiacomoCangi

foto: publicpolicy.it, litoralenews.com

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews