Costituzione: deliri di una riforma controversa

Costituzione

Matteo Renzi (newsliguria.com)

Improvvisamente tutti sono diventati costituzionalisti, esperti di Costituzione, forme di Governo e di diritto in generale. In Italia si fa così, non si sa cosa sia la competenza. Una cosa è certa, nessun uomo politico italiano di qualsiasi partito, compreso Matteo Renzi, sarebbe degno anche solamente di lustrare le scarpe ai padri costituenti.

CAMBIARE SI, MA IN MEGLIO -  Questo però non significa che la Costituzione sia intoccabile. Furono i padri costituenti stessi a scrivere l’articolo 138 che disciplina il procedimento di revisione costituzionale. L’assemblea costituente scrisse un testo meraviglioso, su questo non c’è dubbio alcuno. Ma i tempi sono cambiati, semplificare l’organizzazione dello Stato è un’ottima idea. A dirlo sono i numeri. Ci sono voluti 1456 giorni per approvare la Convenzione internazionale anticorruzione, 1357 per la legge sul contrasto all’usura e all’estorsione, 1283 per lo statuto delle imprese, 1259 per il riconoscimento dei figli naturali, 901 per l’equo compenso per i giornalisti. Vero è, come ricorda spesso il vicedirettore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio, che quando i deputati e i senatori non volevano perdere tempo, poi le cose si sono fatte velocemente. Nonostante il bicameralismo perfetto. Prova è che il lodo Alfano è stato approvato in soli venti giorni. La volontà politica fa fare miracoli, ma questo non può giustificare un arco costituzionale anomalo rispetto a qualsiasi paese europeo moderno.

NON CHIAMATELI SENATORI - Le riforme, però, si devono fare con coraggio. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi, invece, sembra voler fare le cose a metà. Riformare il Senato nei modi in cui intende farlo lui, è semplicemente un suicidio. Pensare di mandare a Palazzo Madama i sindaci e i presidenti di regione può sembrare una bella idea se si fa finta di non conoscere chi sono i sindaci e i presidenti di regione italiani. Ecco qualche esempio. Giuseppe Scopelliti è stato sindaco di Reggio Calabria dal 2002 al 2010 e presidente della regione Calabria dal 2010 fino a pochi giorni fa, quando cioè è stato condannato a sei anni di reclusione per i reati di abuso d’ufficio e falso in atto pubblico. Il presidente della regione Molise è indagato per appropriazione indebita e malversazione mentre l’ex governatrice dell’Umbria Maria Rita Lorenzetti è indagata per associazione per delinquere, abuso d’ufficio, corruzione e traffico di rifiuti. Questi signori, se Renzi fosse arrivato prima, sarebbero diventati senatori. Se si vuole fare una riforma veramente epocale, allora il Senato si deve abolire. Così come le province. E anche le regioni.

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Franco Fiorito (quotidiano.net)

L’ENNESIMA BANDA BASSOTTI - Cosa hanno prodotto le regioni italiane da quando, nel 1970, furono istituite? Niente se non gente come l’ex capogruppo del Pdl alla Regione Lazio Franco Fiorito, condannato a tre anni e quattro mesi dal gup Rosalba Liso per peculato. O come l’ex consigliere regionale lombardo Filippo Penati (Partito Democratico), prescritto per il reato di induzione alla corruzione. O come i 65 ex consiglieri lombardi sia di centrodestra che di centrosinistra ed ex assessori della giunta lombarda che, secondo le indagini, avrebbero utilizzato illecitamente i rimborsi pubblici. O come gli 83 deputati regionali – alcuni in carica, altri delle scorse legislature – indagati nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Palermo sull’uso illecito dei fondi destinati ai gruppi parlamentari. L’accusa nello specifico è di peculato. Ecco, forse sarebbe bene che tutti questi signori provino l’ebbrezza di lavorare un giorno in vita loro invece di continuare a vivere di politica, per giunta violando la legge.

GLI INCOSTITUZIONALI RIFORMANO LA COSTITUZIONE - Ma la cosa che farebbe impazzire i padri costituenti non è neanche questa. Quanto piuttosto, il fatto che a voler riformare l’assetto costituzionale sia un Parlamento che, come ricorda l’appello dell’associazione Libertà e Giustizia, è stato di fatto delegittimata dalla sentenza della Corte costituzionale n.1 del 2014. Quella, cioè, che ha bocciato il porcellum. Com’è mai possibile che a voler riformare la Costituzione sia un Parlamento frutto di una gigantesca violazione proprio della Costituzione? Non ci vuole certo un esperto di diritto pubblico per capire che si tratta di un controsenso così gigantesco che neanche Matteo Renzi, cioè quello che crede di avere tutto le risposte pronte, è in grado di risolvere.

Giacomo Cangi

@GiacomoCangi

foto: targatocn.it; newsliguria.com; quotidiano.net

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