Cose nostre. Commedia e gangster movie al servizio di un maestro – Recensione

La locandina del nuovo film di Luc Besson "Cose nostre" (Eagle Pictures)

La locandina del nuovo film di Luc Besson “Cose nostre” (Eagle Pictures)

C’è ben poco da fare, dire o supporre: Luc Besson è un maestro, qualunque cosa faccia. Che sia il dramma sentimentale di formazione camuffato da thriller (Leon), il personalissimo concetto di biopic (Giovanna D’Arco, The lady), la commedia semi-noir metaforica di forte valore citazionistico cultural-antropologico (Angel-A), l’intrattenimento adolescenziale (la saga di Arthur) o addirittura la fantascienza (Il quinto elemento), Besson è sempre stato il più americano tra gli autori cinematografici europei. Perché di autore si può parlare se, tutto sommato, si considera una certa predisposizione a rendere, in qualche modo, personali quasi tutte le scelte stilistiche portate in essere, pur partendo da una solida concezione di cinema statunitense puro basato su tecniche e linguaggi ben più che precostituiti ma ripetutamente messi alla prova sotto il proprio taglio, sì, accademico ma sempre disposto al divertimento prima personale e poi, si spera, anche di qualcun altro.

Una lezione che presunte genialità del settore, Tarantini e Rodriguez vari, dovrebbero imparare e fare propria, almeno per provare ad uscire da quella sottospecie di pseudo-karma autoreferenziale se non proprio malato di onanismo. Besson è uno che compone lungometraggi da trent’anni suonati e, in questo, ha affrontato veramente qualunque tipo di intemperie produttiva purché finalizzata all’ottenimento dei risultati inseguiti. Certo, la matrice d’azione e marcatamente “blockbuster” di certe pellicole ha aiutato e aiuta non poco a riuscire nel settore. Ma diverso è il caso in cui un regista fa del suo cinema anche qualcosa di trascinante e coinvolgente al di là del genere, al di là dell’impostazione linguistica predefinita.

È il caso, si direbbe, di questo nuovo atteso lavoro (in pellicola) Cose nostre – Malavita (nelle sale italiane a partire dal prossimo 17 ottobre; tratto dall’omonimo bestseller di Tonino Benacquista e prodotto nientemeno che dal signor Martin Scorsese), dove qualche risata, un po’ di suspense e tante trovate tecnico-linguistiche da smuovere il deretano sulla poltroncina della sala (soprattutto in termini di montaggio, anche consequenzialmente metaforico-esplicativo inteso come vero e proprio passatempo ludico) compongono un mosaico di generi (in certi casi la chiamano “action comedy”), certo, mai esplorati fino in fondo ma immancabilmente triturati e rimescolati con l’intenzione di formare un vero e proprio collage sbilenco di puro divertimento personale.

Robert De Niro in una scena di "Cose nostre", di Luc Besson (Eagle Pictrues)

Robert De Niro in una scena di “Cose nostre”, di Luc Besson (Eagle Pictrues)

Perciò, comica risulta essere la vicenda di Giovanni Manzoni (un Robert De Niro spettacolare) capofamiglia di un agglomerato prepotentemente esilarante composto dalla moglie Maggie (Michelle Pfeiffer, altra perfezione) e dai due figli Belle (Dianna Agron) e Warren (John D’Leo), con l’aggiunta di una cagnetta chiamata Malavita. Appena trasferitisi in Normandia, Giovanni e famiglia cercano di ambientarsi quanto prima nella nuova realtà europea. C’è solo un problema: Giovanni è costretto a farsi chiamare Fred Blake perché reduce da un passato da boss mafioso. In verità, c’è un problema ancora più grave: Giovanni ha “spifferato” alla polizia qualunque cosa riguardante l’altra sua “famiglia” che, quindi, lo sta cercando forsennatamente e non certo per fargli gli auguri. La famiglia “Blake”, allora, si trova in Europa perché usufruisce del programma protezione testimoni sotto la tutela del buon agente CIA Stanfield (Tommy Lee Jones), costretto a fare veramente gli straordinari per arginare il vizio di “autogiustizia” che continua a inseguire Giovanni & family nel loro ostico ma ricercato processo di civilizzazione. Quando, però, i “Blake” vengono rintracciati nel più rocambolesco ed esilarante (se non geniale) dei modi, il pericolosissimo e terribile passato comincia a riavvicinarsi drammaticamente alla porta della nuova dimora.

A questo giro, insomma, il dato di fatto è uno e uno solo: Besson, stavolta, ha deciso di prendersi davvero meno sul serio rispetto a comunque importantissime esperienze precedenti (Nikita e Leon su tutte) e lo ha fatto in una maniera tale da dichiararsi, a quanto pare, amante (se non costantemente in debito, come ogni cosciente devoto al grande dio dello schermo) soprattutto del cinema puro, quello fatto, sì, per intrattenere ma con l’ausilio di mezzi di spiccata ed imprescindibile qualità: non per forza eternamente citazionisti, semmai umili ma eccitati allievi.

Non perdetevi questa specie di piccolo grande gioiellino, dunque, se volete trascorrere almeno un’ora e quaranta in totale abnegazione di realtà coadiuvata da mezzi arcinoti, certo, eppure raramente così interessanti e validi, almeno in corrispondenza del prezzo del biglietto. Cosa rara, ultimamente.

(Foto: Eagle Pictures press kit)

Stefano Gallone

@SteGallone

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