Corruzione in Italia. Un cancro che non si riesce a curare

Corruzione in Italia, 4 milioni italiani richiesta di tangente

perlapace.it

Roma – Di solito se ne torna a parlare in maniera più approfondita a seguito di qualche scandalo che riguarda esponenti politici, attirando così l’attenzione dei mass media. Un problema, quello della corruzione, da reputarsi sistemico nel nostro Paese, assumendo quasi i contorni di un gesto routinario, tanto da rendere più confusi i confini tra questa pratica illegale e l’onestà.

La cronaca in questi ultimi mesi ne ha sfornati parecchi di casi, soprattutto a livello regionale, mostrando come, quello della corruzione, sembri un cancro di cui l’Italia non riesce a liberarsi, anche in seguito all’inchiesta “Mani Pulite” negli anni 90.

Che questo fenomeno sia largamente diffuso lungo la penisola già ne eravamo consapevoli, ma, quando giungono anche i dati di un dossier, la realtà dei fatti è più triste di quanto si pensasse.

Si sta parlando del documento “Corruzione: le cifre della tassa occulta che impoverisce ed inquina il Paese”, presentato qualche giorno fa da Libera, Legambiente e Avviso pubblico, dove vengono riportati i risultati dell’ultima indagine condotta dall’Eurobarometer 2011.

A livello mondiale sono 1.000 miliardi di dollari i soldi utilizzati per pagare tangenti, con uno spreco del 3% del Pil globale.

In Italia la Corte dei conti nel 2009 calcolò che la corruzione gravava sui bilanci pubblici nella misura di 50-60 miliardi di euro l’anno, sul singolo individuo circa 1000 euro annui.

Facendo una stima dei danni futuri causati dalle tangenti, il nostro Paese registrerà una perdita, in termini di Pil, di circa 10 miliardi di euro annui.

Da sottolineare anche l’esperienza personale di alcuni cittadini italiani. Sempre secondo l’indagine dell’Eurobarometer, nel 2011 il 12% degli italiani si è visto chiedere una tangente (la media europea è dell’8%): tradotto in termini assoluti, almeno 4 milioni e mezzo di cittadini sono stati coinvolti in una richiesta del genere.

Per quanto concerne la distribuzione territoriale, facendo riferimento al dato delle denunce, il Molise è al primo posto come regione con più alto tasso di corruzione denunciata, seguito poi da quelle regioni caratterizzate dal radicamento delle organizzazioni mafiose. La Lombardia, invece, è quella con il più alto tasso di corruzione emersa.

I danni derivanti dalle “mazzette” non vanno tradotti soltanto in termini economici, ma rappresentano anche una minaccia per l’ambiente. Basti pensare al traffico illecito dei rifiuti o all’abusivismo edilizio, la gestione di discariche autorizzate o la realizzazione di opere pubbliche, dove il rischio di rilascio di autorizzazioni previo pagamento illecito è elevatissimo. In questi casi, di solito, vengono contestati anche altri reati come l’associazione a delinquere, il falso in atto pubblico, la truffa aggravata e, in casi estremi, l’omicidio colposo. Dal 1 gennaio 2010 al 30 settembre 2012 sono state 78 le inchieste relative ad episodi di corruzione connessi ad attività dal forte impatto ambientale: 15 le regioni coinvolte in maniera omogenea su tutta la penisola.

Altro elemento da prendere in considerazione: la corruzione può anche uccidere. Se si prende in riferimento l’ambito sanitario, il deterioramento dei servizi erogati può essere in parte causato da quelle risorse, teoricamente destinate ad investimenti nel settore, che vanno a finire nelle mani di burocrati o politici corrotti. Stesso discorso vale per l’edilizia, dove questa pratica può comportare indirettamente delle morti, a causa della scarsa resistenza degli edifici alle catastrofi naturali (il caso dell’Aquila è emblematico).

Corruzione in Italia, perdita 10 milioni euro annui Pil

repubblica.it

L’elemento più sconcertante, però, riguarda la depenalizzazione della corruzione in Italia, facendo riferimento al numero dei procedimenti penali e delle condanne. Per quanto concerne il primo aspetto, gli inquisiti sono meno di un migliaio. I condannati, invece, sono poco più di 300 e nel 98% dei casi vengono inflitte pene inferiori a due anni. Conseguenza? Attuazione di misure alternative. Se ci si concentra sui politici, tra il 2008 e il 2012, sono 90 i parlamentari indagati, condannati o arrestati per corruzione, concussione e abuso d’ufficio: 59 del Pdl, 13 del Pd e 8 dell’Udc (il 10% di coloro che risiedono in Parlamento). Sul fronte locale sono 400 gli amministratori coinvolti in inchieste analoghe: 100 del Pd e quasi il triplo nel Pdl.

Cosa ancora più sconcertante: 45 dei politici condannati sono stati inseriti nelle liste delle elezioni amministrative del 2010 e 11 di loro sono stati rieletti. A riguardo, bisogna ricordare, che esiste una disposizione del codice di autoregolazione approvato dalla commissione parlamentare antimafia che vieta questa pratica.

Questo quadro negativo della situazione non può che creare una diffusione della corruzione, soprattutto se si associa all’aspettativa che un individuo ha su questo fenomeno. Quel che accade è una sorta di contagio sociale: la corruzione è prassi e l’onestà non paga. Alla fine ci si adatta ad una situazione del genere: secondo Eurobarometer, nel 2011 il 95% degli italiani è convinto che vi sia corruzione nel nostro Paese.

Per non parlare dei vari provvedimenti che dalla metà degli anni 90 non hanno fatto altro che aumentare questa percezione/aspettativa ed ostacolato l’operato della giustizia. Le varie leggi che hanno reso inutilizzabili prove già acquisite, il depotenziamento dei reati fiscali, di abuso d’ufficio e falso in bilancio (i cosiddetti “reati sentinella”) e la riduzione dei tempi di prescrizione grazie alle norme della ex Cirielli, tanto per citarne alcuni.

In attesa del “famoso” disegno di legge anticorruzione del ministro della Giustizia Paola Severino (ha promesso che entro mercoledì il testo approderà in Aula), la Repubblica ha pubblicato una petizione per accelerare i tempi, da parte del Parlamento, nell’adozione di una legge efficace a contrastare questo fenomeno.

Se il primo passo non lo fa al politica, a farne le veci deve essere l’opinione pubblica.

Giorgio Vischetti

foto|| perlapace.it; repubblica.it; job.befan.it

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