Corea del Nord. Morto il dittatore Kim Jong Il: il potere trasferito al figlio terzogenito

Kim Jong corea Nord

Kim Jong II con i figlio terzogenito designato come erede

PYONGYANG – Nelle notizie che hanno annunciato la morte del ditattore nordcoreano Kim Jong Il, stroncato da un infarto sabato scorso, la sua età era variamente indicata (69 anni o forse 70 se si presta fede ai registri dell’anagrafe sovietici), ma assolutamente chiara è invece, per tutti il mondo, la durata del suo regno-regime nel Paese asiatico: 17 anni. Era il 1994 quanto prese il potere – ereditandolo dal genitore, Kim Il Sung -  ed ora che non c’è più il comando passerà al giovane figlio terzogenito Kim Jong Un, già denominato dalla tv di Stato «il grande successore della causa rivoluzionaria dell’ideologia Juche e del nostro partito, esercito e popolo».

Il capo di Stato, temuto ma adorato come una semidivinità in Nord Corea, è deceduto in seguito all’arresto cardiaco che l’ha colpito sabato 17 dicembre verso le 8,30 del mattino, mentre viaggiava in treno. L’annuncio è stato dato al Paese dalla tv ufficiale verso mezzogiorno, dalla voce spezzata di un’annunciatrice in abito scuro, in concomitanza con quello della successione legittima. L’invito a tutti i membri del Partito dei lavoratori, e in generale all’intera popolazione, è stato di «seguire fedelmente l’autorità del compagno Kim Jong Un», a conferma dell’impronta assolutamente ‘personalistica’ del potere e della legittimazione dinastica della famiglia di Kim Jong Il. Lutto nazionale fino al 29 dicembre e solenni esequie per l’ultimo saluto a Kim Jong II nella capitale della Corea del Nord, Pyongyang, il prossimo 28 dicembre: quasi ovvia la comunicazione che nessuna delegazione straniera sarà invitata.

Mentre per le reazioni interne al Paese poco si può conoscere – anche se i racconti di alcuni testimoni riportari dall’Ansa parlano di una ‘paralisi’ generata dallo choc – le riposte internazionali alla scomparsa del dittatore asiatico non si sono fatte attendere sui diversi fronti, politico ed economico, a partire dalla Corea del Sud: il Paese è in allarme a causa delle sempre alte tensioni lungo i confini, l’esercito ha aumentato il livello di allerta e il presidente ha convocato il National Security Council.

In Cina è giunto per ora da Pechino solo un messaggio di cordoglio da parte del portavoce del ministero degli Esteri, Ma Zhaoxu. Situazione monitorata anche da parte del Giappone, dove il premier Yoshihiko Moda ha convocato d’emergenza i membri del suo governo e istituito un comitato di crisi: tutte le istituzioni lavorano per mantenere stretti contatti con i ‘vicini’ Stati Uniti, Cina e Corea del Sud in vista di azioni comuni per fronteggiare qualunque inaspettata situazione possa presentarsi.  Negli States il presidente Obama, dopo essere stato informato, ha allo stesso modo predisposto la creazione di una potenziata rete di contatti con gli alleati (Sud Corea e Giappone) a garanzia della loro stabilitià e sicurezza.

Sul fronte dei mercati finanziari siè vista la Borsa di Tokyo terminare gli scambi in calo dell’1,26%, con una chiusura dell’indice Nikkei chiude intorno ai minimi di seduta, a 8.296,12 punti (-105,60).

Laura Dabbene

foto ansa.it

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