Cordoni ombelicali in fuga

Crescono a dismisura le famiglie che scelgono di conservare oltre confine le cellule del sangue placentare

di  Mara Guarino

Un cordone ombelicale poco dopo la nascita

Bologna – I numeri ufficiali resi noti nel corso del recente congresso del GITMO, Gruppo Italiano per il Trapianto di Midollo Osseo, parlano chiaro. Nel 2009 sono stati più di 1400 i pazienti curati, con grosse potenzialità di successo, con cellule staminali ematopoietiche prelevate da cordoni ombelicali e placenta. Negli ultimi due anni, i cordoni raccolti sono stati quasi 16000. Un dato incoraggiante, se non fosse che di questi campioni solo il 60% è rimasto in Italia.

Ma facciamo un passo indietro. Le staminali ematopoietiche raccolte al momento del parto rappresentano una risorsa medica preziosa nella lotta a tumori e patologie del sangue. Possono ricostruire tessuti, quali retina e pelle. Un giorno, forse, potranno addirittura curare morbo di Alzheimer e diabete giovanile. Unico problema è quello della conservazione che richiede uno standard qualitativo molto alto: il trasporto deve avvenire a temperatura stabile entro 36-72 ore dal prelievo, mentre lo storaggio deve realizzarsi entro speciali contenitori, in presenza di azoto liquido a -190 gradi.

Benché il nostro Paese abbia pagato negli scorsi anni un ritardo di formazione del personale ospedaliero, il problema non sono le banche. Al momento, sul territorio italiano ne sorgono 18, coordinate nella loro attività dal Centro nazionale sangue e dal  Centro nazionale trapianti, nei rispettivi ambiti di competenza. Per la conservazione basta un semplice consenso informato. Il prelievo non è infatti rischioso né per la madre né per il bambino.

Viene da chiedersi perché i cordoni di molti neonati italiani finiscano comunque nelle banche di Svizzera e San Marino, dove il servizio è a pagamento. Semplice: le banche italiane sono rigorosamente pubbliche. La legge vieta la conservazione con sole finalità autologhe, cioè adibita all’uso personale, a meno che non siano già note pregresse condizioni patologiche del nascituro o di un suo consanguineo compatibile.  L’ordinanza, entrata in vigore il 1° marzo 2009, è molto chiara in questo senso: è consentita la sola conservazione allogenica, a fini solidaristici nei confronti di persone diverse da quelle implicate nel prelievo.

Le cellule staminali del cordone hanno infatti il grande dono dell’immaturità immunologica che ne consente l’impiego anche in soggetti non perfettamente compatibili al donatore. Anzi, paradossalmente, ad essere clinicamente sfavoriti sono proprio gli autotrapianti: se il rischio di rigetto è minimo, l’impossibilità di praticare una terapia cellulare con cellule prelevate da un donatore esterno, perfettamente sano,  minaccia l’efficacia del trattamento. Non si tratta dunque di una semplice battaglia contro l’egoismo.  Non a caso,  un dossier governativo sul tema si premura di specificare come queste limitazioni siano state decise ”sulla base di indicazioni appropriate, sostenute da evidenze scientifiche consolidate”.

Ingradimento di cellule del midollo osseo

Ad ogni modo, resta la possibilità dell’espatrio, previa autorizzazione. Le incognite sono però molte. Si va dai costi ai notevoli tempi di conservazione proposti.  Lo standard è di 30 anni, nonostante non esistano prove scientifiche a sostegno del fatto che le staminali ematopoietiche riescano a mantenersi inalterate tanto a lungo.  Senza contare le soluzione low-cost che spopolano sul web. Molti siti propongono kit di raccoglimento fai-da-te, ovviamente sconsigliati dagli esperti. I campioni corrono il rischio di venire danneggiati. E una volta spediti, non si ha neppure effettiva garanzia di dove vadano a finire.

Insomma, per una volta, potremmo mettere da parte lo scetticismo e provare a fidarci della legislazione italiana. La scelta delle banche pubbliche pare, senza ombra di dubbio, la migliore che si potesse fare alla luce delle conoscenze misure attuali.  E, se non altro, si tratta di una misura necessaria contro ogni forma di speculazione.

Foto via: 

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