Coppa America 2011: Il ritorno della ‘Celeste’

Dopo l’exploit della scorsa estate al Mondiale sudafricano, in cui si ritrovò a sfiorare una clamorosa finale, l’Uruguay di mister Tabarez si è aggiudicato la Coppa America 2011. La vittoria della Celeste non ha stupito gli addetti ai lavori, che pronosticavano l’Uruguay come principale outsider in caso di fallimento delle due favorite del torneo, il Brasile e l’Argentina. E per le due grandi del Sudamerica fallimento è stato: assolutamente deludenti i Verdeoro che non hanno mai espresso un gioco degno del loro blasone, un po’ più sfortunati Messi & co., che sono usciti ai rigori proprio contro i futuri campioni uruguagi.

Diego Forlan, doppietta in finale contro il Paraguay (newnotizie.it)

Gli argentini padroni di casa hanno puntato forte su Lionel Messi, che ha dato dimostrazione della sua classe solo a (peraltro meravigliosi) sprazzi. È notizia di queste ore l’esonero del ct Batista, che paga soprattutto la scarsa qualità di gioco dei suoi. Ancora peggio, come detto, il Brasile: dopo un balbettante girone eliminatorio Pato e compagni non sono riusciti a superare il Paraguay nei quarti di finale: il portiere Justo Villar, una delle rivelazioni assolute del torneo nonostante i suoi 34 anni, le ha prese tutte, costringendo l’epilogo ai rigori nel corso dei quali i brasiliani hanno dato il peggio di loro stessi.

Il ct Menezes ora è chiamato a dare nuova linfa al suo progetto di avvicinamento al mondiale 2014 che sarà organizzato proprio dal Brasile: i giovani coinvolti nella spedizione argentina non hanno rispettato le attese, in particolar modo Neymar e Ganso. Sul loro talento non si discute, quel che bisogna capire è se riusciranno, nel corso dei prossimi tre anni, a diventare i trascinatori di una squadra che vuole a tutti costi conquistare il titolo davanti ai propri tifosi.

Di altro spessore è stata invece la Coppa America di Venezuela e Perù, che si sono ritrovati a sorpresa a sperare in un posto nella finale del Monumental di Buenos Aires. Ma la nota più positiva sul piano della spettacolarità è arrivata dal Cile di Borghi, che nonostante la sciagurata eliminazione ai quarti di finale ha espresso il gioco migliore e ha dato spettacolo anche sugli spalti con un seguito di tifosi numerosissimo e decisamente caloroso. El Nino Maravilla Alexis Sanchez ha dimostrato tutto il suo valore, e ha legittimato i quasi 40 milioni di euro sborsati dal Barcellona all’Udinese per aggiudicarselo.

Per il resto la manifestazione ha senza dubbio deluso sul piano della qualità: il difensivismo l’ha fatta da padrone e il livello dello spettacolo non è quasi mai stato all’altezza delle attese. Fa eccezione il netto 3-0 con cui l’Uruguay si è imposto sul Paraguay in finale, che esprime in pieno la superiorità dei ragazzi di Tabarez sugli avversari, arrivati in finale senza aver mai vinto una partita nei 90 minuti (!). Trascinati da due fuoriclasse assoluti come Forlan e Suarez, gli uruguagi sono riusciti a fare a meno di Cavani, che per un fastidioso infortunio al ginocchio non ha potuto confermare con la maglia della sua nazionale quanto di buono fatto nel Napoli. Tabarez, del quale ricordiamo l’agrodolce esperienza italiana sulle panchine di Cagliari e Milan, ha creato una macchina perfetta, basata su una solidissima difesa in cui spicca il “solito” Diego Lugano, che si propone per un ruolo di primo piano in Brasile 2014.

È il quindicesimo successo in Copa America della rappresentativa di un Paese di soli 3,5 milioni di abitanti, che adesso si candida seriamente a ripetere quanto fatto nell’ultima Coppa del Mondo disputata nel vicino Brasile: era il 1950, e il Maracanà pianse lacrime amare per i gol di Schiaffino e Ghiggia che fecero prendere alla Coppa Rimet la via di Montevideo. Una partita indimenticabile che diede alla “Celeste” l’ultima Coppa del Mondo della sua storia: in Argentina gli uruguagi hanno fatto vedere di essere tornati ai fasti di un tempo, ora fermare il loro entusiasmo sarà sempre più difficile.

Andrea Corti

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