“Contraband”, un equilibrato action-thriller estivo

Contraband, di Baltasar Kormàkur, ha senz’altro il merito di portare un po’ di azione, a tratti molto adrenalinica, in questa estate calda e afosa. Da un punto di vista prettamente cinematografico, infatti, questi mesi non hanno offerto allo spettatore titoli di grande interesse o dal grande appeal qualitativo.

L’ultimo film del regista islandese, pur essendo il remake di Reykjavìk-Rotterdam del connazionale Óskar Jónasson (datato 2008), ha l’ulteriore merito di non essere un derivato e lacunoso delle atmosfere nordiche dell’originale. Anzi. Lo spettatore può godere di un Contraband ottimamente traslato nella realtà metropolitana, e portuale, di New Orleans, dove contrabbando, azione e “affari familiari” vengono orchestrati con perizia e precisione da Kormàkur.

Ex marinaio e contrabbandiere, Chris Farraday (Mark Wahlberg) è costretto a tornare nel mondo del trasporto di merci illegali per proteggere la vita di sua moglie Kate (Kate Beckinsale), dei figli e del cognato Andy da Tim Briggs (Giovanni Ribisi), vecchia conoscenza di Chris, che rivuole il valore di un carico di cocaina gettato in mare da Andy per non essere arrestato dalla guardia costiera.

Pur avendo una trama alquanto semplice – protagonista redento che per salvare la vita di un famigliare è costretto a fare i conti con un passato che ritorna prepotentemente – il film di Baltasar Kormàkur non stanca e non ha momenti di cedimento, ciò grazie anche ad un triumvirato attoriale che, tra continui cambi di equilibrio e di attenzione, sorregge l’incedere narrativo del film. Mark Wahlberg (The Italian JobMax PayneThe Fighter) riesce a ritagliarsi una parte molto azzeccata per le sue qualità, che, a parere di chi scrive, risiedono in una “educata” recitazione senza affettazioni inutili. Discorso diverso, se non opposto, per il sempre bravissimo Giovanni Ribisi (Strade perduteFuori in 60 secondiAvatar) che ci offre l’ennesima grande prova da caratterista, mai fuori posto, sempre d’effetto. Ultimo dei tre, colui che riesce a spostare gli equilibri e le dinamiche del film, è Ben Foster (X-Men – Conflitto finale30 Giorni di buioPandorum – L’universo parallelo) che, nei panni di Sebastian, l’amico di famiglia, offre un ottimo punto di svolta alla trama filmica.

Mark Wahlberg

A Kormàkur va il merito di aver confezionato, sulla sceneggiatura di Óskar Jónasson, un’opera filmica che cerca di distanziarsi dai grandi blockbuster a cui Hollywood ci sta abituando in questi ultimi anni e lo fa eliminando qualsiasi effetto speciale digitale, spettacolari esplosioni o noiosi inseguimenti automobilistici. Qui, lo spettatore ha la possibilità di confrontarsi con un film misurato che cerca di accontentare diverse tipologie di fruitori. Proprio questa peculiarità sembra giocare a sfavore del risultato finale; il film piace, ma non convince appieno.

Contraband, in ultima istanza, offre un’ora e quaranta minuti di puro e semplice, ma non modesto, cinema d’azione, ben confezionato e di facile presa sul pubblico – gli incassi, infatti, lo dimostrano – ed è girato con mano ferma e precisa dal bravo Baltasar Kormàkur. Nonostante ciò, il film del regista islandese non è in grado di elevarsi al livello dei migliori film d’azione e, forse, non ne ha nemmeno le intenzioni.

Emanuel Micali

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