Consumatori trentini contro la garanzia Apple, la Ue indaga

AppleCare

AppleCare, la garanzia made in Cupertino al centro delle polemiche

Bolzano – Una class action è un’azione legale congiunta, presentata da più soggetti in maniera unitaria o riunita dal giudice che ha valutato gli interessi comuni di procedimenti diversi. In questo caso, i protagonisti della vicenda giudiziaria sono tre: due attori di rilevanza nazionale e locale (Federconsumatori e Centro Tutela Consumatori di Bolzano) e un convenuto celeberrimo, la Apple Inc., e in particolare le sue ramificazioni in Italia.

Per le due associazioni di tutela dei consumatori succitate, infatti, la Apple deve essere nuovamente condannata in merito all’annosa vicenda della garanzia biennale, garantita  - con alcune eccezioni specifiche – da Apple, in piena contrapposizione ai dispositivi legali in vigore nel nostro Paese, in particolare al d.lgs n° 24/2004, che disciplina i vari tipi di garanzia che il produttore deve offrire al consumatore (legale, commerciale e convenzionale).

In particolare, le associazioni hanno fatto sapere, attraverso un comunicato congiunto, di aver affidato la gestione della class action all’avvocato Massimo Cerniglia, «al fine di ottenere per i consumatori il risarcimento di tutti i danni conseguenti ai comportamenti passati e presenti delle aziende del Gruppo Apple nel caso di specie». I comportamenti si riferiscono alle erronee informazioni fornite, sia tramite i canali ufficiali che al momento dell’acquisto, sulla copertura della garanzia Apple per i prodotti venduti.

Per capire le ragioni dell’azienda di Cupertino, è doveroso prendere in esame due elementi contrapposti: la garanzia commerciale e l’Apple Care. La prima, offerta obbligatoriamente da tutti i produttori, ha durata di un anno e copre tutti i difetti dell’oggetto acquistato. L’Apple Care è una estensione – a pagamento, come fosse un’assicurazione dunque – della garanzia commerciale sui prodotti con la mela (Mac, iPhone, iPod, iPad) che permette l’accesso all’assistenza dedicata, alla riparazione ed eventualmente la sostituzione del prodotto fino a 3 anni dalla vendita.

Per la legge italiana, tuttavia, la garanzia legale (riconosciuta attraverso l’esibizione dello scontrino fiscale, documento comprovante l’acquisto e la proprietà dell’oggetto) ha validità di due anni, ma copre i soli difetti di conformità, ovvero le criticità emerse in fase di assemblaggio del prodotto che, se emersi, sono di competenza del produttore, non legati dunque all’utilizzo da parte dell’utente finale.

Insistendo sulla pubblicità dell’Apple Care, l’azienda avrebbe dunque “fatto credere” all’acquirente di aver diritto ad un solo anno di copertura della garanzia, assicurandosi così una nuova quota di guadagni tramite la garanzia supplementare, che molti scelgono di acquistare per “proteggere” acquisti spesso economicamente considerevoli (un modello base di iMac costa 1.149 euro, ma per alcuni modelli con configurazione personalizzata si raggiungono e superano i 3.000 euro).

L’azione legale promossa da Federconsumatori e Ctcu mira dunque alla condanna di Apple e sue controllate in Italia per aver informato in maniera erronea e incompleta i consumatori, e segue il pronunciamento dell’Antitrust che per la stessa ragione aveva condannato l’azienda al pagamento di una sanzione amministrativa di poco inferiore al milione di euro.

Nel frattempo, il commissario europeo alla Giustizia Viviane Reding, già responsabile dell’Informazione e Comunicazione nel precedente “governo” Barroso (dal 2004 al 2010), ha invitato gli stati europei a esaminare a tutti i livelli le condizioni delle garanzie offerte da Apple per i prodotti venduti. Chissà se alla Apple capiterà un destino simile all’eterna rivale Microsoft, che nel 2004 fu condannata dall’Antitrust europeo (guidato dall’attuale premier Mario Monti) a pagare una sanzione di 497,2 milioni di euro per abuso di posizione dominante, sull’installazione automatica del software Windows Media Player in ogni pc venduto.

Stefano Maria Meconi

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