Congo, 40 ribelli uccisi: si teme per gli italiani bloccati

congo sparatoria

Foto via: ansa.it

Kinshasa – Tensione alle stelle a Kinshasa, la capitale della Repubblica Democratica del Congo. Alcuni gruppi armati hanno fatto irruzione in modo praticamente sincronizzato in tre diversi luoghi della città: la sede delle TV pubblica, l’aeroporto internazionale e un campo militare. I tre assalti sembrano il tentativo di prendere il potere da parte dei seguaci del leader religioso Paul Joseph Mukungubila. Secondo le prime informazioni sarebbe di 40 morti il bilancio degli scontri tra ribelli e truppe governative nel tentato assalto alla tv statale della capitale del Congo.

L’ASSALTO ALLA TV – Gli uomini armati che hanno preso il controllo della tv pubblica, tenendo in ostaggio diversi giornalisti, hanno letto un messaggio apparentemente rivolto al presidente della Repubblica democratica del Congo, Joseph Kabila: «Gideon Mukungubila è venuto a liberarti dalla schiavitù dei rwandesi», diceva il messaggio, riportato dall’agenzia di stampa Reuters. Nel 1997 forze rwandesi aiutarono il padre di Kabila, Laurent, a rovesciare il dittatore Mobutu Sese Seko. Secondo il racconto di alcuni testimoni oculari, il commando era composto da alcuni giovani armati di pistole e machete. Dopo aver fatto irruzione nello studio, prendendo in ostaggio alcuni giornalisti, il gruppo ha interrotto le trasmissioni.

GLI ITALIANI BLOCCATI – In una situazione di pericolo crescente, si teme per la sorte delle 23 famiglie bloccate da un mese e mezzo in Congo, dove si trovavano per riportare in Italia i loro bambini adottati. «Siamo in pericolo». Così recita una mail all’Ansa scritta da Enrico, uno degli italiani bloccati. «I ribelli hanno occupato la tv di Stato di Kinshasa prendendo ostaggi. Ci sono stati spari all’aeroporto che è chiuso. Noi temiamo per l’incolumità nostra e dei nostri figli». L’Unità di crisi della Farnesina ha nel frattempo invitato gli italiani nel Congo, tra cui le famiglie adottive, a rimanere nei loro alloggi. Lo riferiscono fonti del ministero degli Esteri.

Alberto Staiz

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