Il confronto armato con l’Isis è iniziato: ecco i possibili scenari

L'intervento della coalizione guidata dagli Usa nei confronti dell'Isis delinea nuovi preoccupanti scenari geopolitici

scenariDando il via alla nuova fase delle operazioni contro gli jihadisti, Barack Obama è parso determinato ad adempiere al suo voto di distruzione dello Stato Islamico. Per la prima volta gli Usa hanno svolto delle azioni di supporto ai soldati iracheni portando a termine diversi raid aerei nei pressi di Baghdad e del monte Sinjar.

NECESSITA’ DI COALIZIONE - Intanto i circa trenta Paesi partecipanti alla conferenza di Parigi – guidata, manco a dirlo, dagli Usa – sono convenuti sulla necessità di una coalizione che contrasti il gruppo jihadista. Nonostante il grande interesse mediatico e le numerose dichiarazioni belligeranti dei leader occidentali e non, risultano ancora poco chiare le modalità di costruzione della stessa e, data l’esperienza dei proclami sulla crisi ucraina, toccherà attendere qualche settimana per definire le reali linee di azione.

LA STRATEGIA – Per il momento il piano di Obama&Co. prevede di puntare tutto sul potere aereo (airpower decapitation), strategia peraltro già adottata in Afghanistan con il supporto via terra dell’Alleanza del Nord. In questo caso invece manca ancora un alleato regionale approvato da tutti gli Stati interessati. Naturalmente è di estrema importanza il coinvolgimento dei Paesi arabi che però sono spesso orientati dagli interessi nazionali – fingiamo per un attimo che le altre potenze mondiali siano in Medio Oriente per puro spirito umanitario. Emblematico è il caso della Turchia che in linea di massima concorda con la necessità di contrastare l’Isis ma ha delle rimostranze sull’armare pesantemente i Peshmerga curdi temendo di riunire un popolo diviso. La stessa motivazione ha frenato il governo iracheno che sta ritardando la consegna delle armi inviate dall’Occidente (sì, anche quelle italiane).

UNA GUERRA A META’ – Secondo le più elementari strategie, dopo la fase di attacco aereo i miliziani si sposteranno nelle città e, ovviamente, non sarà più possibile aggirare l’intervento diretto della coalizione. A quel punto bisognerà superare l’ipocrisia della guerra senza-impegno-tanto-abbiamo-i-droni oppure si correrà il rischio di condurre una guerra a metà, che storicamente creano più danni di quanti ne volessero risolvere.

scenariDUE SCENARI - Al netto delle svariate probabilità apocalittiche sono ipotizzabili due diversi scenari: il primo coincide con l’impegno massiccio da parte di tutta la coalizione e la conseguente pluridecennale guerra in territori abbandonati da Dio. Il secondo, più complottista, considera l’Isis come una creatura costruita ad hoc dall’Occidente che si scioglierà come neve al sole con l’intervento militare dello stesso. La jihad, però, avrà dato una “valida motivazione” agli Usa per destabilizzare il governo siriano di Assad – nonostante tutto, legittimo – armato con moderne batterie antiaeree dalla solita Russia di Vladimir Putin. In sostanza saremmo dinanzi al classico gioco di ruolo che vede coinvolti Stati Uniti e Russia. Pur di non attaccarsi direttamente si lanciano occhiate d’odio attraverso terze parti.

EMERGENZA UMANITARIA – Qualunque sia la soluzione che verrà adottata sarà necessario tener conto degli stermini delle minoranze cristiane, Yazidi e sciite da parte dell’Isis. Così come i così detti obiettivi sensibili, poi rivelatisi civili, attaccati dai liberatori occidentali: i leader mondiali dovrebbero prepararsi a un’ulteriore emergenza umanitaria piuttosto che all’ennessima guerra.

 Francesco Malfetano

@FraMalfetano

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