Conferenza di Copenhagen: nessun finale a sorpresa

Editoriale di Alberto Maria Vedova

sirenettaLa sirenetta resta triste. Si, un accordo è stato raggiunto. Ma a cosa serve se non c’è niente di concreto? Niente di vincolante, nessun obiettivo di riduzione di emissioni e misure serie prestaibilite. Questo il risultato della Conferenza Onu sul clima di Copenhagen.

Alcuni lo chiamano accordo in extremis, altri contentino. Altri ancora buco nell’acqua.

Quello che sembra essere certo, ma che non rende tutti felici, è la decisione di stabilire un limite a due gradi del riscaldamento globale rispetto all’era pre-industriale. Restano però ancora da stabilire le misure che il mondo dovrà adottare per rispettare questo impegno. Ogni Stato su base volontaria e su base nazionale potrà impegnarsi a rispettare questi “avvertimenti”. Ma i metodi di controllo e verifica di tali riduzioni e le scadenze precise per la sottoscrizione di un trattato internazionale? Serve davvero un “accordo” del genere? La risposta spetta ai lettori.

Parlando di cifre, le uniche a cui si fa riferimento sono quelle per gli aiuti finanziari ai Paesi poveri: 30 miliardi di dollari dal 2010 al 2012 e 100 miliardi l’anno entro il 2020, senza vincoli legali. I Paesi che hanno sottoscritto l’accordo si sono impegnati a mettere per iscritto gli impegni di riduzione dei gas a effetto serra per il periodo 2015-2020 entro il primo febbriaio 2010.

Mentre il capo negoziatore della Cina, Xie Zhenhua, ritiene che l’accordo sia «un risultato positivo e tutti dovrebbero esserne felici», il presidente francese Nicolas Sarkozy critica «l’assenza di un riferimento per il taglio delle emissione globali di Co2 entro il 2050». Il tanto aspettato Obama, non ha quindi risposto alle attese di tutto il mondo. Anche il presidente americano, infatti, si è detto insoddisfatto: «Accordo importante ma insufficiente».

Dopo ore di consultazioni, alcuni Paesi di Africa, Oceania e America Latina questa mattina si sono dichiarati non favorevoli all’intesa. I delegati hanno perciò rinunciato alla procedura abituale di votare punto per punto il documento optando. Ecco che allora si decide di “prendere nota”.

In pratica nessun accordo è stato raggiunto e gli ambientalisti sono delusi e arrabiati:

Questo è un non-accordo, cotto da un gruppo di Paesi in una stanza chiusa”, dice Kim Carstensen, segretario generale del Wwf International. “Un pezzo di carta scritto da un club esclusivo per i suoi interessi”, così il keniamo Mohammed Adow definisce il documento di tre pagine stilato nella capitale danese. “Io vengo dal Nord Est del Kenya, dove la gente soffre la fame e la sete, perché non piove più. I paesi ricchi non sono stati capaci di fare un accordo che desse sicurezza al mondo. Il risultato saranno milioni di morti. Saranno questi numeri a dare la misura del fallimento”, aggiunge Adow.

Se ci sarà un politico che avrà il coraggio di parlare di successo, vincerà la Palma d’Oro come bugiardo dell’anno, commenta con sarcasmo il direttore generale di Greenpeace Francia, Pascal Husting. In effetti, vicino ad ottenere questo “riconoscimento”, sembra essere Barack Obama, il quale ha parlato di uno “storico accordo con Cina, India, Brasile e Sudafrica” e di una “svolta significativa e senza precedenti”.

Ieri sera Copenhagen è stata la scena di un crimine – chiosa il Direttore Esecutivo di Greenpeace International, Kumi Naidoo – I responsabili sono stati i primi a fuggire verso l’aeroporto coperti di vergogna. I leader del mondo avevano tra le mani l’opportunità di una generazione che poteva cambiare il destino del Pianeta che sta correndo verso impatti climatici irreversibili. Ma alla fine hanno concluso un misero accordo con scappatoie talmente grandi da farci passare anche l’Air Force One.

Cosa resta di concreto? Un nuovo appuntamento.

Entro sei mesi a Bonn, infatti, si preparerà la prossima Conferenza sul clima in Messico alla fine del 2010.

Quella che doveva essere la conferenza del clima più importante dei nostri giorni, quindi, si è conlcusa in un “prendiamo nota, ci vediamo l’anno prossimo”…

 

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