Condannata “La Zanzara”: lo scherzo a Barca non fu giornalismo

Il Tribunale di Milano ha condannato "La Zanzara" per la telefonata tra il "finto Vendola" e l'ex ministro Barca

la zanzara

I conduttori de “La Zanzara”: Giuseppe Cruciani (a sinistra) e David Parenzo (a destra) fonte: youtube.com

Il Tribunale civile di Milano ha condannato “La Zanzara”, trasmissione condotta su Radio 24 da Giuseppe Cruciani e David Parenzo, ordinando «la cancellazione dell’audio da ogni archivio e link» della telefonata avvenuta nel febbraio del 2014 tra l’ex ministro per la Coesione Territoriale e membro del Pd Fabrizio Barca e un imitatore che nella conversazione fingeva di essere Nichi Vendola. Soddisfatte pertanto le richieste avanzate sia dalla vittima dello “scherzo” che dal Garante della privacy.

LE MOTIVAZIONI DEL TRIBUNALE – Secondo il Tribunale, « i giornalisti, tramite l’imitatore telefonico, non si sono limitati a celare la propria identità, ma si sono attribuiti – artificio vietato dalle norme – identità di una determinata persona in rapporto privilegiato con l’interlocutore, allo scopo di ottenere informazioni riservate». In particolare, nel corso della telefonata l’ex ministro Barca aveva rivelato al “finto Vendola” che dietro la sua candidatura al Ministero dell’Economia c’erano le pressioni di Carlo De Benedetti, definito nella conversazione come «il padrone di Repubblica». Parole sicuramente più “neutre” di quelle riservate al governo Renzi. «Non c’è un’idea, c’è un livello di avventurismo, siamo agli slogan», aveva dichiarato Barca nel corso della telefonata.

VIOLATE LE NORME DELL’ATTIVITÀ GIORNALISTICA – In merito al comportamento tenuto dai conduttori della trasmissione, il Tribunale ha osservato che «l’interesse pubblico alla conoscenza di fatti di rilievo collettivo, va tutelato e perseguito nel rispetto del trattamento dei dati personali, e non può rappresentare un’esigenza superiore in nome della quale acquisire e trattare dati personali in spregio delle regole che disciplinano l’attività giornalistica». La trasmissione aveva provato a giustificare il suo comportamento dichiarando che senza quella telefonata non sarebbe stato possibile acquisire conoscenza sulle presunte pressioni di De Benedetti su Barca. A tale obiezione il Tribunale ha risposto che l’emittente «non ha spiegato perchè queste informazioni non avrebbero potuto essere svelate attraverso un’inchiesta condotta nel rispetto dei principi di correttezza».

Carlo Perigli

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