Condanna Eternit: ora si apre l’inchiesta “bis” con l’ipotesi di omicidio volontario

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Pianti di gioia in Aula (ansa.it)

Torino ­– Sentenza storica quella che ieri ha visto condannati a 16 anni gli ultimi dirigenti dell’Eternit, holding svizzera dell’amianto con sede in Piemonte. Per la prima volta i vertici di una multinazionale sono ritenuti colpevoli da una Corte per aver provocato malattie degenerative e la morte di migliaia di persone. Una sentenza storica che, pare, non abbia precedenti nel mondo.

Torino, ieri, ha esultato mentre il Tribunale leggeva la condanna contro i due protagonisti della storia: il magnate svizzero, Stephan Schmidheiny, 65 anni, e il barone belga, Louis De Cartier De Marchienne, responsabili – dicono i giudici – delle malattie causate dalla dispersione delle fibre-killer di amianto. ‹‹E’ una decisione storica che è anche un messaggio al mondo›› ha affermato il ministro Renato Balduzzi. ‹‹Un sogno di giustizia che diventà realtà››, aggiunge Raffaele Guariniello, capo del pool di pm che ha indagato sull’Eternit.

Tuttavia la partita è di là dall’essere vinta. Ieri, l’avvocato della difesa Astolfo Di Amato ha avvertito ‹‹Se passa il principio che il capo di una multinazionale è responsabile di tutto ciò che accade in tutti gli stabilimenti periferici, allora investire in Italia, da adesso, sarà molto difficile››. Parole che non colpiscono il collegio presieduto dal giudice Giuseppe Casalbore, il quale non ha mancato di riferire le responsabilità che sono state imputate ai due condannati: rimozione volontaria di cautele per la sicurezza della salute, solo per i danni avvenuti dopo il 13 agosto 1999. De Cartier è colpevole di disastro ambientale doloso a partire dal 27 giugno 1966. Schmidheiny dal 18 settembre 1974. Il tutto nei 4 stabilimenti dell’Eternit dislocati in Italia, tutti oggetto di indagine per il processo: Casale Monferrato (Alessandria), la città più colpita dalla piaga dell’amianto con oltre 1.600 morti; Cavagnolo (Torino), Rubiera (Reggio Emilia) e Napoli-Bagnoli, con oltre 600 morti. Per gli ultimi due stabili, il reato di disastro è stato prescritto.

La parte civile che si è chiamata in causa era sterminata. Un elenco di 6.392 persone tra parenti delle vittime, malati, sindacati, associazioni ed enti locali che tuttavia, nel corso della causa si è assottigliato a circa 5.000 perché molti richiedenti o sono morti stroncati dalla malattia o hanno preferito patteggiare una transazione.

Così, gli indinnizzi delle parte civile rimasta impongono oggi i condannati a risarcire un totale di 80 milioni di euro, di cui 25 per la sola città di Casale che ne aveva precedentemente rifiutati 18 dalla Eternit e 20 per la Regione Piemonte. I familiari hanno ottenuto fra i 30 e i 35 mila euro ciascuno e, ora, potrebbero anche iniziare un’altra causa per ottenere il resto.

Secondo l’accusa dei pm Raffaele Guariniello, Sara Panelli e Gianfranco Colace, Eternit non fece quasi nulla per risolvere il problema amianto e mettere in sicurezza le fabbriche e i centri abitati che sorgevano intorno. La società, inoltre, ha sempre minimizzato il rischio di avvelenamento, proponendo alla popolazione una diffusa controinformazione sui pericoli legati alla lavorazione del minerale. Tutte accuse che la difesa ha sempre respinto ricordando il lignaggio degli imputati: Schmidheiny è uno degli uomini più ricchi del mondo, il cui nome compare regolarmente nelle classifiche di Forbes anche grazie alla sua attività di filantropo impegnato in progetti di cooperazione e sviluppo sostenibile. Senza contare – insiste la difesa – che Schmidheiny ereditò la carica di dirigente Eternit negli anni Settanta dal padre Max e investì milioni per la sicurezza.

De Cartier attualmente vive appartato in una villa in Belgio. Secondo gli avvocati fino al 1971 era amministratore di una delle società di Eternit, controllandone il 21%. Subito dopo fu solo un componente del cda, senza alcun potere decisionale ma i giudici non hanno condiviso il parere.

Ora, dopo la condanna di disastro, il pool della difesa è pronto ad aprire una seconda inchiesta. L’Etenit-bis verterà sulle singole morti, circa un migliaio, che sono avvenute nell’arco di una trentina d’anni. Se la Corte dovesse accettare i parametri dell’accusa, questa volta i due condannati potrebbero essere giudicati per omicidio con colpa cosciente o omicidio volontario con dolo eventuale.

Chantal Cresta

Foto || ansa.it

 

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