Comuni in crisi, l’idea per salvare i bilanci viene dai cuccioli del Sud

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tempostretto.it

Siracusa – L’Italia patria fondatrice dei liberi comuni è finita da un pezzo. Chissà come vedrebbero oggi le proprie creature i governanti del periodo post feudale che, ispirandosi alle polis greche, unirono i vari villaggi per difendere al meglio il proprio territorio dagli invasori e per permettere ai propri abitanti una migliore sopravvivenza.

Gli 8.092 comuni presenti in Italia sono oggi in grandi difficoltà finanziarie. I comuni con l’acqua alla gola aumentano giorno dopo giorno. Le cause sono molteplici: la mala gestione con conseguente sperpero di risorse pubbliche e la riduzione del carico fiscale a favore dei comuni negli ultimi anni sono probabilmente due delle ragioni più importanti di crisi dei bilanci comunali. Non bisogna dimenticare inoltre i forti limiti di spesa imposti ai comuni virtuosi dal patto di stabilità.

Tra i tanti casi di difficoltà possiamo citare a titolo esemplificativo due comuni, Catania e Varese.

La città etnea viaggia da tanti anni e da circa tre amministrazioni sull’orlo del dissesto. Nell’ottobre del 2008 il governo Berlusconi salvò il comune dal default già praticamente avvenuto con l’erogazione di 140 milioni di euro presi direttamente dai fondi Fas e quindi tolti agli investimenti. Il buco del comune però era molto più grande di quella cifra ed nel 2011 l’ex sindaco Scapagnini e vari membri della sua giunta furono condannati con pene carcerarie per falso in bilancio riguardante i documenti contabili del 2004 e del 2005. Se da una parte i bilanci gonfiati e gli sprechi non si contano, il caso di Varese rappresenta l’esatto contrario. Il comune avrebbe le coperture per poter costruire un parcheggio interrato funzionale per l’Ospedale del Ponte ma ha bloccato l’opera in quanto il patto di stabilità  permette di spendere solamente nel caso in cui ci siano entrate consistenti nei flussi di cassa comunali rispetto all’investimento previsto.

La zona rimarrà dunque ancora congestionata dal flusso veicolare. I comuni insomma, bloccati nella fornitura di nuovi servizi e nello sblocco degli investimenti per differenti sorti, devono inventarsi misure di risparmio che penalizzino il meno possibile i cittadini e l’economia locale e trovare nuovi modi per sostenere i propri abitanti in un periodo di grande crisi.

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Comune di Catania (tempieterre.it)

Tornando ai nostri avi, probabilmente non avrebbero compreso neanche una parola di tutto ciò e probabilmente lo avrebbero trovato ridicolo. Se si guarda al presente però risulta lodevole una iniziativa che è in via d’attuazione in due comuni del siracusano Solarino e Pachino, patria del buon ciliegino. La difficile gestione dei canili comunali e quindi il randagismo dilagante hanno spinto le amministrazioni ad un provvedimento interessante. Coloro i quali adotteranno un cane proveniente dal canile, non pagheranno la Tares (nuova tassa sui rifiuti) fino a quando l’animale resterà in vita. L’esenzione vale per un solo immobile e fino a 750 euro; i vigili urbani si occuperanno di verificare periodicamente le condizioni dei cuccioli. Il costo del mantenimento di un cane per il comune raggiunge i 1500 euro annui. Il comune quindi risparmierà molti soldi che potranno essere utilizzati per altri servizi ed i cittadini risparmieranno sulla tassazione che incide pesantemente sulle tasche delle famiglie, ritrovandosi inoltre un cucciolo da accudire che porterà nuova gioia in famiglia. L’iniziativa ha avuto successo ed altri comuni della provincia pensano già di emularla. Dall’estremo sud della penisola ecco quindi un’idea innovativa che potrebbe far gola a molti.

Domenico Pellitteri

Foto// www.tempostretto.it, tempieterre.it; blitzquotidiano.it

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