Come vivono gli italiani la crisi di governo?

Ormai la crisi di governo è palese e gli istituti di statistica si trovano oberati di lavoro. Si tasta il polso della maggioranza e dell’opposizione e i risultati mostrano il grande disorientamento politico dei cittadini. Se si andasse oggi alle urne cosa accadrebbe?

di Sabina Sestu

Nessun partito premiato col quorum. Nessun leader che i cittadini ritengono degno di amministrare il Paese. Gli italiani hanno perso la bussola, si sentono senza nessun punto di riferimento politico. Questo è ciò che emerge dal sondaggio realizzato per il quotidiano

La Repubblica dall’Atlante politico di Demos. Gli elettori di centrodestra e di centrosinistra non credono nei partiti e nei loro leader. Ma tanto ci siamo abituati. Con la miriade di partiti e movimenti politici che hanno da sempre costellato il firmamento italiano e i sistemi elettorali che si sono avuti nel nostro Paese, non c’è mai stato un solo partito che abbia raggiunto il 50% più uno dei voti. Nemmeno la Democrazia Cristiana, storicamente il partito più forte, che ha solo sfiorato il quorum, con il 48,3%,  nelle elezioni politiche del 1948.   È una costante per l’Italia: non riusciamo ad avere un solo partito al governo come invece accade altrove. Sempre coalizioni precarie che spaccano prima o poi la maggioranza e che ci portano alle urne prima della fine della legislatura.

Per sapere come la pensano gli italiani sull’attuale crisi di governo, sono stati intervistati 1176 italiani maggiorenni. Ciò che emerge dalla ricerca statistica è che il 30,1% degli intervistati ritiene Silvio Berlusconi colpevole dell’attuale crisi di governo. Mentre solo il 19,2% dà la colpa a Fini. Berlusconi viene ritenuto il principale responsabile del caos in politica e del disorientamento degli elettori. Scende anche il suo partito, dal 37,4% raggiunto nelle politiche del 2008 ora il Pdl si attesta al 29,8%. Ma non può felicitarsi di questo calo dei consensi del centrodestra neanche il Pd, che perde quasi 7 punti percentuali. E nonostante il fatto che i cittadini non premiano nessuno, e a dispetto della voragine sempre più ampia che separa gli elettori dai partiti di riferimento, si amplia il numero delle formazioni politiche. Nuovi nomi si affacciano nel panorama politico italiano. Dal SEL (Sinistra Ecologica e Libertà) di Nichi Vendola, al Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo. Senza scordarci di Futuro e Libertà per l’Italia (FLI), il nuovo partito di Fini. Voti sempre più parcellizzati, coalizioni sempre più improbabili e governi sempre più instabili, questo prospetta il futuro per l’Italia.

Pare che nella testa dei nostri politici ci sia solo l’idea di guidare un partito, di essere protagonisti nella scena politica e di fare lo sgambetto ai propri avversari, non importa di quale parte politica. Tanto è vero che il gradimento sul governo scende in picchiata attestandosi al 29,7% (a maggio 2009 era del 48,6%). Segno che gli italiani non ne possono proprio più di sorbirsi gli egoismi e le arie di protagonismo dei nostri politici? Alla domanda posta agli intervistati su chi fosse il miglior leader d’Italia, ha vinto  Tremonti con il 45,8% dei voti (ma perde quasi 7 punti rispetto a giugno di quest’anno), seguito da Vendola  e da Chiamparino (rispettivamente 45,5% e 44,6%). Fini è quarto con il 41,7%, mentre raggiunge il suo minimo storico Berlusconi che piace al 37,6% degli intervistati. Bossi perde il 6,2% dei consensi.

Cresce la fiducia degli italiani verso Napolitano

Non soddisfano l’elettorato neanche le iniziative di governo. I piani attuati nella lotta alla corruzione non piacciono al 54,9% del campione, mentre il tema giustizia viene mal visto dal 63,5%. Ancora peggio le scelte legislative sulle tasse che il 71% non condivide, mentre sono viste ancor più negativamente le idee del governo riguardo al tema del lavoro e della disoccupazione (-75,1%). Indicativo anche il totocrisi, il 48,2% pronostica che il governo cadrà prima del 2013, mentre il 42,9% è ottimista e crede che l’attuale coalizione di governo arriverà a fine legislatura. Scendono quindi i consensi per l’esecutivo e per il legislativo, sale invece la simpatia e la fiducia nei confronti del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che piace a quasi l’80% degli intervistati. Aumenta anche l’indice di gradimento nei confronti della magistratura che raggiunge il suo valore massimo dal 2006, raggiungendo il 51,6 dei consensi. Che sia un monito a Silvio Berlusconi per farsi processare?

Foto | via www.libero-news.itwww.affaritaliani.it; http://www.agopress.info

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