Come un tuono, il ritorno di Derek Cianfrance – Recensione

come un tuono

Locandina Come un tuono

Ci aveva lasciato con Blue Valentine, una storia intensa che raccontava un amore logorato dall’abitudine. Derek Cianfrance, regista statunitense da anni attivo nel campo dei documentari e ora pienamente a suo agio nella realtà del cinema narrativo, torna nelle sale italiane il 4 aprile con il suo terzo lungometraggio, The Place Beyond the Pines, tradotto in italiano in Come un tuono.

Nella pellicola precedente, presentata nel 2010 al Sundance Film Festival e a Cannes nella sezione Un certain regard, Cianfrance raccontava, attraverso malinconici flashback, come anche il sentimento più spontaneo e coinvolgente potesse giungere a conclusioni inaspettate a causa dell’abitudine, arrivando a distruggere e logorare dall’interno una famiglia. E di famiglia si parla anche in Come un tuono, ma qui il racconto è affidato a una, o meglio, tre storie che abbracciano quindici anni di esistenza, attraverso i quali due diverse generazioni entrano in contatto. E come Blue Valentine, anche questo film vede la presenza imponente di Ryan Gosling (giunto sotto i riflettori per la sua brillante interpretazione in Drive di Nicolas Refn), accompagnato da un sorprendente Bradley Cooper (Una notte da leoni, Il lato positivo) e una non più sensuale ma naturale e profonda Eva Mendez (Last Night, Live!).

Il bel Gosling interpreta il biondo Luke, un mirabolante pilota di motociclette che decide di abbandonare lo spettacolo ambulante del “globo della morte” per mantenere la sua ex fiamma Romina, interpretata dalla Mendez, che da lui ha avuto un figlio. Non riuscendo a trovare un lavoro che gli permetta di mantenere Romina e il bambino, Luke inizia a rapinare banche, sfruttando la sua abilità di motocilista. Un giorno, però, il giovane viene scoperto e inseguito da Avery Cross (Bradley Cooper), un brillante poliziotto la cui vita, in un attimo, cambia totalmente: considerato come un eroe da famiglia e colleghi, Avery inizia a combattere la corruzione all’interno del suo dipartimento per scacciare, in realtà, i suoi dilanianti sensi di colpa. Quindici anni dopo, Avery diventa governatore, e nel liceo della sua cittadina due giovani ragazzi si incontrano: sarà allora che la pesante eredità lasciata dai rispettivi padri tornerà indietro a chiedere il conto.

come un tuono

Ryan Gosling insieme a Eva Mendez in una scena del film

Ciò che sorprende nell’opera di Cianfrance è, anzitutto, l’abilità narrativa con la quale, perfettamente consapevole delle possibilità del mezzo cinematografico (tanto da ricordare, non casualmente, il maturo Alfred Hitchcock di Psycho), riesce a mettere in comunicazione tre mondi, tre tempi, tre esistenze che si dipanano in un “posto al di là dei pini”, la cittadina di Schenectady. Qui due vite inizialmente estranee l’una all’altra arrivano, per un attimo, a incrociarsi e scambiarsi il testimone, per poi riversare entrambe le loro energie su altre due vite, quindici anni dopo.

Niente si crea, e niente si distrugge: con una fluidità e uno stile registico ormai maturo e perfettamente riconoscibile, fatto di long takes, macchina a mano e inquadrature esasperate, narrazione e introspezione procedono di pari passo: come già aveva dimostrato in Blue Valentine, Cianfrance riesce ancora una volta a scandagliare con sensibilità e attenzione le psicologie complesse dei suoi personaggi, a trasmettere attraverso lo schermo la malinconia e il dramma che li caratterizza. E con malinconia il regista racconta il ciclo deterministico che coinvolge di padre in figlio ogni generazione, la quale assume non per propria volontà gli errori della generazione precedente, in un eterno ritorno che segna in qualche modo l’esistenza di ognuno.

Complice la lunghezza della pellicola (ben 2 ore e 20 minuti), il film perde purtroppo sul finale il ritmo che contraddistingue le prime due parti, ma riesce comunque nel suo intento: comunicare e creare un mondo in cui l’inesorabilità del destino si abbatte su ogni individuo come un tuono, impedendo di disfarsi di ciò che, in un modo o nell’altro, fa parte di sé dalla nascita.

David Di Benedetti

@davidibenedetti

Foto | www.cineclandestino.it, http://thesevensees.com

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