Colle. Con Prodi il centrosinistra salta in aria. Poi sarà Berlusconi-Renzi

Prodi (iltempo)

Romano Prodi

Roma – Dunque, ricapitolando: se dal futuro del Colle dipende quello della formazione – eventuale – di un Governo (o nuove elezioni) e quest’ultimo sarà diretta emanazione di ciò che accade nel Partito democratico, se ne deduce che la scelta del prossimo presidente della Repubblica deciderà della sorte del centrosinistra. Mica roba da poco nel mentre che nel partito ci si prende a schiaffoni tra chi non può votare come grande elettore ma già parla da leader, chi aspira al Quirinale senza avere reali chance e chi ne ha così tante che rischia di arrivare bruciato in partenza.

Matteo Renzi ha detto la sua sulla candidatura di Anna Finocchiaro e Franco Marini per il Colle, bocciandole sonoramente. Lo ha fatto parlando al Tg5, tanto per essere sicuro che la voce arrivasse ovunque, ripresa dai media. Inevitabili le reazioni piccate degli interessati e del Pd tutto tra pro e contro. Qualche perla della guerriglia che si sta per consumare e che scoppierà dal 18 aprile in poi, senza lasciare feriti né fare prigionieri.

Parla a Repubblica il responsabile economico Pd, Giovane Turco, bersaniano doc, Stefano Fassina: ‹‹Renzi continua a fare prevalere le sue pur legittime aspirazioni personali rispetto agli interessi del Paese e mi sembra irresponsabile. Ormai è evidente che i sondaggi creino deliri di onnipotenza…non si capisce a quale titolo il sindaco di Firenze dia patenti per l’accesso o meno al Quirinale››. Giusta considerazione. Infatti l’opinione di un sindaco poco calerebbe all’opinione pubblica se non fosse che: a) quel sindaco, come accenna Fassina, è l’uomo che secondo sondaggio Swg vorrebbe vedere a Palazzo Chigi il 55% degli intervistati; b) quel sindaco è già leader in pectore. Lo ha incoronato tale Massimo D’Alema in persona, l’ex comunista più moderato che ci sia nonché anima pulsante del Pd e scusate se è poco. E’ accaduto la settimana scorsa quando il presidente Copasir ha voluto incontrare Renzi a Firenze, procurandosi pure di rendere nota la visita. ‹‹Quel voto è stato un errore›› ha esordito Baffino alla stampa in attesa, riferendosi alla decisione di non fare del sindaco un grande elettore per il Colle della regione Toscana. E se non è stato endorsement il caffè offerto da D’Alema, difficile dire cosa lo sia.

A questo punto, al sindaco manca solo una rottura definitiva dentro al Pd per operare la scalata, se non alla segreteria, quanto meno quella ben più ambiziosa in Parlamento. E qui torna buona un’altra perla, questa volta del presidente Pd, Rosy Bindi, al Messaggero per capire ancora che clima si respira: ‹‹Al Pd dico che se qualcuno si serve dei veti della destra per sbarrare strumentalmente la strada a Prodi, non fa che alimentare i dubbi sulla coerenza del Pd con le sue radici. Per me sono radici uliviste o non sono. E l’Ulivo è Prodi››.

Ora, che l’Ulivo sia il Professore se ne può parlare, che sia il Pd è tutto da capire. Certamente non è espressione di unità nazionale. Fatto sta che nei palazzi gira voce che Prodi abbia il 50% di possibilità di arrivare al Quirinale laddove, secondo i bookmaker internazionali, le quotazioni sono da super favorito. Il che è buona notizia per lui e per la Bindi ma pessima per gli equilibri del partito, guazzabuglio di spiriti e ideologie da sempre mal assortite e mai coese. Vediamo di chiarire.

Matteo Renzi Prodi
Matteo Renzi

Eleggere Prodi significherebbe accontentare l’area degli ex democristiani a scapito di quella ex ds e comunista. A questo si affianca un aspirante leader di origini democristiane, cresciuto a pane e TV privata. Inutile sottolineare che la parte più radicale del Pd sarebbe penalizzata, al punto da non trovare più nulla di sé nel partito e la prima reazione sarebbe di prendersela con il segretario uscente Pier Luigi Bersani, già ritenuto incapace di fare progredire la propria linea. Lo accuserebbero di ogni cosa e nella furia di trovare un capro espiatorio a portata di coltello, eliminerebbero l’unico elemento dotato di carica di un certo peso che ancora li rappresenta. Magari il tutto nella convinzione che un ex rosso come Fabrizio Barca – che oltre a rappresentare una dottrina perdente ha pure il grave precedente di essere stato ministro per Monti – possa convincere un elettorato esausto.

Alla luce del dato, allora, si capisce anche il perché Renzi dia patenti ai nomi per il Colle. Dal suo punto vista, meglio un Prodi che dia il via al massacro che aspettare ancora con il rischio che Pd e Pdl arrivino ad accordo. Tanto più che, pare di capire, sia il sindaco che Silvio Berlusconi – due cavalli di razza da campagna elettorale – non vedono l’ora di sfidarsi ad armi pari. D’altronde Renzi, al Cav, ha già lanciato il guanto: ‹‹Non voglio vederlo in galera ma il pensione››. E da Parma, in occasione del centenario della nascita di Pietro Barilla, l’ex premier ha risposto: ‹‹Ho l’abitudine a vincere››. Sarebbe davvero un bel macth.

Chantal Cresta

Foto || iltempo.it;

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews