Coldiretti: «I cibi italiani sono i più sicuri in Europa»

Lotta alla contraffazione per battere la crisi: la ricetta di Coldiretti per l'Italia

Roma – In un periodo di gravissima contrazione dei consumi (mai così bassi da 20 anni, e con un calo registrato solo nel dopoguerra), Coldiretti ha emanato un’analisi strutturale sullo stato del mercato alimentare italiano, dalla quale emergono anche note positive e di orgoglio per il Bel Paese.

Secondo il report, mostrato all’Assemblea nazionale Coldiretti, l’Italia è il paese europeo con la minore quantità di prodotti agroalimentari che presentano residui chimici (diretti o indiretti, come ad esempio i fertilizzanti usati in agricoltura), con un solo 0,3% sul totale immesso nel mercato. Questa percentuale è cinque volte inferiore alla media europea (1,5% di residui) e ventisei volte inferiore ai prodotti importati al di fuori dell’Unione Europea.

Inoltre, il mercato italiano può contare su ben 249 produzioni premiate con riconoscimenti di qualità (Igp, Igt, Dop, Doc e Docg), e su quasi cinquantamila aziende agricole che producono prodotti biologici. Un quadro quasi idilliaco, nel quale si è andata sviluppando una biodiversità straordinaria, fatta di 58.000 specie animali e 12.000 specie di flora, che si estendono su un territorio capace di livelli di ricchezza netta per ettaro nettamente superiori a quelli di Francia, Spagna, Regno Unito e Germania, quest’ultima con un rendimento di quasi due volte inferiore a quello italiano.

Per la Coldiretti, infatti, «l’Italia è il primo esportatore mondiale in quantità di vino, pasta, kiwi, pesche, mele e pere ma anche il principale produttori di pasta e ortofrutta». Proprio per questo motivo, l’export alimentare italiano nel 2013 vale già 34 miliardi di euro, una somma che potrebbe arrivare fino a 60 miliardi – e contribuire alla creazione di 300.000 posti di lavoro – se venisse intrapresa «una lotta alla contraffazione e alla pirateria internazionale che rappresenta per le Istituzioni un’area di intervento prioritaria per recuperare risorse economiche utili al Paese e generare occupazione in un difficile momento di crisi».

Il presidente dell’associazione, Sergio Marini, ha poi lanciato una frecciata all’Unione Europea, accusandola di «rispondere alle lobby su come apparecchiare la tavola» piuttosto che «risolvere i grandi problemi dall’economia all’occupazione, dal commercio internazionale alle speculazioni finanziarie». Il riferimento è alla difficile approvazione della Riforma della Politica Agricola, o PAC, una legge comunitaria che dovrebbe introdurre una “black list” di produttori disonesti, premiando così il lavoro meritocratico e le aziende – come quelle italiane – capaci di promuovere l’Europa nel mondo.

Stefano Maria Meconi

@_iStef91

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