Codice Genesi, il cammino del profeta Eli

La storia di un uomo misterioso che vaga su una terra devastata dalla guerra e dalla violenza. E di un libro preziosissimo

di Adriano Ferrarato

 

Locandina

Pianeta Terra. Futuro imprecisato. Una catastrofica guerra tra i popoli ha devastato l’intera umanità. Per i pochi sopravissuti la vita diventa un inferno: niente elettricità, comunicazioni, e soprattutto scarsa quantità d’acqua, che diventa un bene per cui si è disposti ad uccidere senza esitazioni. E in questo disperato deserto c’è Eli (Denzel Washington), un uomo misterioso, un “Viaggiatore” instancabile armato di spada e che utilizza l’arco per cacciare qualunque tipo di selvaggina, come gatti ed avvoltoi.

Ha con sé un libro preziosissimo: l’ultima Bibbia rimasta illesa dalla distruzione, da portare integra “verso ovest”, dove potrà nuovamente essere diffusa tra le genti, aiutato dalla giovane Solara (Mila Kunis) e difendendola dalle mani del bieco Carnagie (Gary Oldman) , pronto a tutto pur di avere il manoscritto, che gli renderebbe, con le sue parole di speranza e fiducia, un potere inimmaginabile per dominare le persone.

Con “Codice Genesi”, la regia dei fratelli Hughes (autori ben 9 anni fa di “La vera storia di Jack lo squartatore”, con Johnny Deep) propone in sala un film d’impatto che genera molte riflessioni. Dialoghi lenti e intensi, silenzi infiniti, dinamismo incredibile alternato a momenti di forte staticità. E parlando di Sacre Scritture, con formidabili citazioni ad effetto.

La storia è totalmente incentrata sull’eroe, Eli, che nel suo racconto vaga da ben 30 anni alla ricerca di un luogo sicuro dove conservare e diffondere nuovamente la Bibbia. Un pellegrinaggio lungo un sentiero completamente deserto e in cui i giochi di luce rendono l’atmosfera magistralmente surreale e decisamente post atomica. Il silenzio delle scene esprime paradossalmente il grido di una intera razza umana cancellata dall’esplosione solare che ha bruciato tutto e tutti e che aspetta sfiduciata la salvezza. E come in ogni epoca di caos, la depravazione e la legge del più forte prevalgono su tutto. Stupri, sparatorie, rapine: un far west apocalittico dove le regole sono sparite da molto tempo.

Denzel Washington e Mila Kunis

Denzel Washington riesce sapientemente a compiere l’impresa di rappresentare l’ultimo profeta sulla terra, perfettamente consapevole delle difficoltà e della violenza a cui lui stesso dovrà ricorrere nel suo percorso. Non mancheranno i momenti di preghiera e lunghi momenti di vuoti sguardi in cui l’angoscia e il tormento personale contrasteranno vanamente la forte spinta fideistica che lo porta a seguire la sua missione ad ogni costo. Che non a caso lo porterà ad incontrare il mare, la cui acqua è simbolo di rigenerazione e nuova vita, dove l’erba e gli alberi sono tornati a crescere sulle colline e si oppongono con forza alla terribile desolazione di un territorio immenso senza più alcuna umanità.

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E’il mondo primitivo dello scambio, del baratto: il denaro non esiste più, quindi tutto diventa commerciabile. Un paio di occhiali diventa necessario e raro, per proteggersi dalle forti radiazioni solari. Uno shampoo diventa prezioso e simbolo di una purezza pari a quella diamante. E le armi, tuttavia, come ad ammonire indirettamente la società di oggi, che purtroppo non mancano mai. L’impersonificazione di tutto questo è Carnagie, che Gary Oldman interpreta perfettamente, simbolo della perversione di chi non ha più alcuna speranza nel cuore. La sua continua ossessione di accaparrarsi la Bibbia  rappresenta il tentativo degli uomini di elevarsi al di sopra di Dio senza partire dall’importante assunto di amare prima di tutto gli altri e poi sé stessi. E’ il volto della futilità del potere e dell’idolatria, del vizio e della lussuria.

Il personaggio che di contrasto sottolinea ancora di più questi elementi è la sua compagna prigioniera Claudia (una bravissima Jennifer Beals), la cui cecità fin dalla nascita gli ha impedito di assistere all’olocausto rendendola però più acuta nelle intuizioni e nella lettura dell’animo delle persone. Tramite lei i fratelli Hughes dicono chiaramente come non bisogna avere solo gli occhi per vedere. Un discorso simile vale per la figlia Solara, che incurante dei pericoli, deciderà di seguire Eli imparandone lo stile di vita dedicato alla meditazione e alla preghiera. E’la gioventù che può ricominciare e salvare tutto ciò che è stato distrutto dal peccato e dalla guerra. Sarà proprio lei a riprendere il viaggio del misterioso profeta alla fine della pellicola.

“Codice Genesi” è la storia degli uomini che hanno perso l’identità, un avvertimento forte a prendere una giusta direzione in un mondo, quello vero e attuale, dove si stanno perdendo radici e l’anomia regna ogni giorno sovrana. Ma è anche una voce di fiducia a credere nel futuro: la Bibbia finirà il suo cammino in un ex carcere, adibito a museo per ricreare il sapere perduto, all’interno del quale sarà nuovamente ristampata per tornare a parlare ai popoli. E’ un film, che a prescindere dalla bravura degli attori, bisognerebbe andare a vedere perché la dice molto lunga sulle cose che nella vita sono veramente importanti e alle quali spesso, purtroppo, non si dà mai il giusto valore.

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