Clandestini: perquisizioni anche senza mandato

Linea dura del sindaco di Milano, Letizia Moratti. Richiesta al ministro Maroni per effettuare perquisizioni senza mandato nelle case degli immigrati

di Nicola Gilardi

Letizia Moratti, sindaco di Milano

Purtroppo bisogna dirlo, in Italia c’è il razzismo. Ne sentiamo i ”buu” negli stadi e ne vediamo i segni, come l’internet point devastato a Roma. Dietro a tanti proclami, però, la politica fa ben poco. Dopo la criminalizzazione dell’immigrazione clandestina, arriva un’iniziativa molto discutibile da parte del sindaco di Milano, Letizia Moratti. È stato richiesto, infatti, al ministro dell’Interno, Maroni, di autorizzare la perquisizione nelle case degli immigrati senza il mandato di un magistrato, come prevede oggi la legge.

Le motivazioni sarebbero quelle di prevenire episodi di violenza come quello di via Padova, dal quale partiranno, inoltre, due iniziative promosse proprio dal sindaco Moratti. La prima prevede un’autocertificazione, da parte dei proprietari degli immobili affittati, che includa i dati relativi alle persone che vivono nell’appartamento per certificarne il numero. La seconda, invece, si concentra sulla «vita da strada» regolando gli orari di apertura e chiusura dei locali. Anche i phone-center e i centri massaggi avranno adesso degli orari da rispettare, alle 22 per i primi e alle 20 i secondi. Questi due provvedimenti sperimentali verranno attuati fino a luglio, ma se ne prevede un prolungamento. Dalla zona di via Padova, poi, potrebbe essere allargato anche ad altre zone con alte concentrazioni di immigrati.

Intanto sorgono dei dubbi sui controlli relativi alle autocertificazioni dei proprietari. La legge vigente, infatti, prevede che dei controlli possano essere fatti soltanto con la preventiva autorizzazione di un magistrato. Certo è che se la richiesta del sindaco venga accolta, sarebbe possibile effettuare controlli a tappeto senza alcuna autorizzazione. I dubbi che sorgono sono moltissimi. Questi provvedimenti consentono di raggiungere una maggiore sicurezza? In che modo?

Un immigrato impegnato nella raccolta dei pomodori

La situazione italiana è molto difficile dal punto di vista dell’immigrazione. Alla creazione dei Cpt (Centri di permanenza temporanea), non è seguita una politica di integrazione efficace, in grado di coinvolgere i cittadini stranieri nella condivisione dei diritti e dei doveri presenti in Italia. La concessione della cittadinanza dopo un periodo inferiore, rispetto a quello vigente oggi, sembra un argomento tabù per la politica, ma in realtà in altri Paesi europei viene già attuata. A questo si aggiungono alcune decisioni giuridiche discutibili. Come quella della Corte di Cassazione che prevede l’espulsione dei clandestini anche se i figli frequentano la scuola italiana.

Come dimostra la storia di altri Paesi, l’accettazione degli stranieri prevede un processo lento. Ma questi provvedimenti non sembrano andare nella direzione dell’integrazione, anzi.

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