City-hound: il social network per reinventare spazi urbani abbandonati

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City-hound

Ci sono spazi, in ogni città, che i nostri occhi ignorano, per quanto facciano parte del paesaggio quotidiano. Si tratta di capannoni in disuso, strade interrotte, edifici abbandonati o sottoutilizzati, giardini incolti. Spazi residuali che sono lì, senza più alcuna funzionalità ma che invece possono nascondere potenzialità enormi. Questo lo hanno capito bene allo studio T Spoon di Roma, dove tre giovani architette, Nina Artioli, Alessandra Gloria Lanza ed Eliana Saracino, si sono cimentate in un progetto volto a recuperare e riutilizzare questi spazi abbandonati, riconsegnandoli alla collettività. Il progetto ha assunto la forma di un social network, City-hound, uno spazio virtuale, che intende far incontrare proprietari pubblici o privati di edifici dismessi o aree abbandonate e quei cittadini attivi, gruppi di giovani o associazioni che sono in cerca di una sede dove poter realizzare le loro idee e attività.

L’INTERESSE SUSCITATO A ROMA – «City-hound – spiega Eliana Saracino – è un’iniziativa bottom-up, cioè una forma di collaborazione “dal basso” che ha il merito di coinvolgere i residenti nella cura della propria città. Lo spazio virtuale è on –line da novembre, ma è stato ideato in realtà già nel 2011, in occasione di un concorso a Valencia per la riqualificazione di lotti vuoti. Il progetto è stato poi ripresentato a Roma  suscitando sin da subito l’interesse del presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti».
E a capirne la forte potenzialità è stato il Municipio I di Roma, che ha messo a disposizione degli spazi inutilizzati su cui si potrà intervenire attivamente.

UNO SCAMBIO DI OPPORTUNITA’ – Oltre che per i soggetti privati, il social network è una preziosa opportunità per l’amministrazione pubblica, che spesso non ha risorse economiche per riqualificare certi spazi e che può trovare nell’affidamento temporaneo una soluzione ottimale. «Poniamo il caso di un’area verde abbandonata – continua la Saracino – . Se io Comune non ho risorse per manutenerla, posso decidere di affidarla ad un’associazione del territorio che è a corto di spazi aperti. In cambio, l’associazione si impegna a tenere l’area aperta al pubblico un certo numero di giorni al mese. È questo lo spirito di City-hound, uno scambio di “opportunità” dove a trarne beneficio sono entrambe le parti. Sia chiaro, non vogliamo certo sostituirci alla normale pianificazione dell’ente pubblico, noi puntiamo a utilizzi temporanei, a rifunzionalizzazioni leggere: ad esempio, se un piano di ristrutturazione prevede che un’area venga trasformata tra una decina di anni, crediamo che nel frattempo possa essere data in gestione a chi riesce a sfruttarla nel breve periodo».

LA MAPPA DELLE OCCASIONI – Il social network è già ricco di segnalazioni fotografiche, almeno sulla mappa romana: spiccano locali abbandonati e spazi verdi degradati in zona Prati, Pigneto, Trullo, Esquilino. C’è il mercato rionale di Monti, ad oggi sottoutilizzato, che vede aperti solo due banchi su venti. C’è la strada cieca chiusa da un muro scrostato che potrebbe trasformarsi in uno spazio creativo per la street art. Ci sono ponti ciclopedonali trascurati o parchi pubblici semi abbandonati che un’associazione culturale potrebbe far rivivere come vivaci luoghi di incontro e di divertimento.

«Il nostro compito è quello di filtrare domanda e offerta – continua Eliana Saracino – . È incredibile quante richieste di utilizzo degli spazi segnalati ci sono arrivate. Dalle persone più diverse. Dal piccolo artigiano del vetro che cerca uno luogo in cui esporre i propri lavori all’artista che vuole ritagliarsi uno spazio per vendere i gioielli che ha realizzato. Poi ci hanno contattato anche molti gruppi culturali, e associazioni di quartiere che cercano uno spazio per attività rivolte ai giovani».

City-hound

Spazi abbandonati che possono rivivere con la street art

CITY-HOUND CONTRO IL CONSUMO DI SUOLO - Un progetto dall’alta valenza sociale, ma anche dai risvolti ambientali significativi. Infatti, perché costruire ulteriori infrastrutture e consumare nuovo suolo se una buona parte delle zone edificate sono abbandonate e inutilizzate? I dati WWF parlano chiaro: ad oggi l’urbanizzazione pro-capite in Italia è pari a 230 mq per abitante. Nei prossimi 20 anni, il consumo di suolo quotidiano potrebbe raggiungere oltre i 75 ettari al giorno. Un ritmo di impermeabilizzazione del suolo che divora suolo fertile e deteriora la qualità della nostra vita. Contro questa ondata di cemento, lo sforzo di City-hound di trovare nuove destinazioni d’uso per strutture già esistenti, rappresenta un “argine” importante.

Per ora il progetto è limitato a Roma, ma l’idea è di estenderlo anche ad altre regioni. Chiunque può indossare i panni del “segugio urbano” e segnalare spazi urbani sottoutilizzati. Un’occasione preziosa per riappropriarsi della propria città, e per allenare lo sguardo a riconoscere nel degrado cittadino gli spazi dell’opportunità e le occasioni esistenti. Così facendo, si innescano reazioni a catena e il contagio delle azioni positive, le tre architette sono pronte a scommetterci, si propagherà per la città.

Valeria Nervegna

Foto: tspoon.org – opticalspy.com

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