Città del Vaticano: al via il processo per il caso Vatileaks

vatileaks

Una emblematica vignetta sul caso Wikileaks

Città del Vaticano – Inizia oggi nelle stanze della Corte d’appello di Città del Vaticano il processo per furto aggravato ai danni di Paolo Gabriele, già aiutante di camera di papa Benedetto XVI, agli arresti dallo scorso maggio per aver trafugato importanti documenti del Pontefice.

Il tribunale, che consta di sei membri (tre laici e tre ecclesiastici) più un promotore di giustizia, è chiamato a giudicare sia il Gabriele che Claudio Sciarpelletti, addetto informatico della Segreteria di Stato guidata dal cardinale Tarcisio Bertone, al centro di molte delle rivelazioni contenute nei documenti trafugati.

Per quest’ultimo, però, l’accusa formulata dal tribunale vaticano è di solo favoreggiamento. Ambedue, in ogni caso, rischiano pene sostanzialmente minime (da sei mesi a quattro anni con le aggravanti Gabriele, un anno Sciarpelletti), in quanto il codice penale dello Stato della Città del Vaticano ricalca il codice Zanardelli, entrato in vigore in Italia nel lontano 1890 e rimastovi fino al 1930, quando fu sostituito dal codice Rocco, ancora oggi in vigore in Italia, seppure con i doverosi aggiustamenti a seguito della fine della dittatura e dell’avvento della Repubblica. Il Vaticano lo recepì nel 1929, quando con i Patti Lateranensi fu ufficializzata la nascita dello Stato, e dovette dotarsi dunque di un organigramma giuridico completo.

Mancando nel sistema giudiziario la divisione tra accusa e difesa, l’intero interrogatorio degli accusati sarà sostenuto dal presidente del collegio giudicante, il giurista italiano (laico) Giuseppe Della Torre del Tempio di Sanguinetto. Nel corso del dibattimento verranno dunque ascoltati Gabrieli e Sciarpelletti, e saranno inoltre acquisite, in caso le testimonianze non vengano giudicate come sufficienti per la mera emissione della sentenza, prove scritte, compreso – qualora necessario – il documento sul caso che la commissione cardinalizia speciale creata ad hoc (presieduta dai cardinali Julián Herranz, Jozef Tomko e Salvatore De Giorgi) ha inviato tempo fa a Ratzinger, o altre documentazioni portate all’attenzione del tribunale proprio dal pontefice.

Papa Benedetto XVI, in virtù della speciale posizione che ricopre come monarca dello Stato, e al quale il Codice di diritto canonico riserva una lunga serie di prerogative, potrà comunque, qualunque sia il risultato del processo, graziare Gabriele. Per gli esperti è improbabile che la grazia venga concessa nel corso del giudizio presso il tribunale, per una sorta di rispetto istituzionale del lavoro della Corte d’appello.

Stefano Maria Meconi

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