Cinquant’anni e non sentirli: Gli uccelli di Hitchcock, un film senza età

Gli uccelli Hitchcock

Locandina del film

È il 1963 l’anno dell’ultimo vero capolavoro di Alfred Hitchtcok, Gli uccelli, un thriller che, prima delle atmosfere apocalittiche di Spielberg, degli effetti speciali 3D e di Dario Argento, ha turbato i sonni degli spettatori di tutto il mondo. Dalla penna di Daphne Du Maurier, la popolare scrittrice che ha già ispirato due film (compreso il capolavoro anni quaranta Rebecca la prima moglie), e la sceneggiatura del brillante giallista Evan Hunter nasce questo capolavoro cinematografico che gioca su sentimenti contrastanti, sul senso di catastrofe, di attesa e di angoscia misto ad un senso di (più o meno metaforica) minaccia sottile e crescente.

La location inizialmente sofisticata di San Francisco, che ha per protagonisti un avvocato e una giovane benestante, contribuisce inizialmente a creare toni pacati e brillanti, senza lasciar presagire nulla della catastrofe che si sta per abbattere sugli abitanti del luogo di lì a poco. La paura è ormai nell’aria (fondamentale la tipica ed impeccabile regia del “maestro”, progenitrice della suspense visiva per accumulo di informazioni spettatoriali). A poco valgono gli scetticismi di alcuni abitanti (l’anziana ornitologa razionalista, che si rifiuta di credere alla volontà omicida degli uccelli). Di fronte a un attacco in pieno giorno, di proporzioni enormi, le morti si moltiplicano, il terrore dilaga, Bodega Bay si scopre oramai sotto assedio. Nessuno riesce a spiegare il perché della rivolta di animali così apparentemente indifesi e docili, presi spesso ad esempio per indicare dolcezza e delicatezza. Sarà anche questa una delle chiavi vincenti del film.

Passerotti, gabbiani, corvi, tortore, cornacchie, lovebirds (“inseparabili” in italiano): ali, becchi, artigli, diventano una nube nera, minacciosa, che si vendica  su un’umanità rimpicciolita, in fuga, senza forma. Quasi un riscatto, la resurrezione vendicativa degli uccelli, impagliati o riprodotti in stampe ossessive in ogni angolo del motel di Psycho.

Il film si avvale di effetti speciali, alcuni rudimentali ma di grande effetto: vengono mescolati corvi veri e silhouette di corvi posticci, le musiche sempre calzanti e inquietanti, ma il protagonista assoluto è il terrore ricreato senza particolari musiche o virtuosismi, bensì sintetizzando suoni naturali, i versi degli uccelli che creano qual malessere e quel senso di smarrimento e stordimento che sembrano più eloquenti di ogni cosa.

Gli Uccelli Hitchcock

Una scena del film

La rivolta degli indifesi volatili sembra incarnare anche la metafora della condizione umana. Una minaccia inaspettata, che incombe e prende il sopravvento nella vita umana, spiazzando, lasciando senza vie d’uscita. Molti pensarono che il film volesse riferirsi all’Apocalisse, altri lo presero come rappresentazione di una minaccia che da sempre incombe sul destino dell’uomo evidenziata dai personaggi caratterizzati da una perenne angoscia e da un immancabile senso di vuoto.

Hitchcock, però, quella volta, non volle dare una spiegazione né un giudizio, ma affidò tutto all’interpretazione e all’angoscia che permane nell’animo dell’osservatore nel corso di tutto il film. Un dilemma che dopo cinquant’anni ancora, in sostanza, lascia dubbi e incertezze sul ruolo stesso dello spettatore cinematografico.

Mariateresa Scionti

[youtube]http://youtu.be/qFj_lpzsCLA[/youtube]

 

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