Cina, scomunica per il nuovo vescovo

Città del Vaticano – È di oggi la notizia di un nuovo scontro tra il Vaticano e il governo cinese, scontro che comporta la scomunica del reverendo Yue Fusheng per l’ordinazione “illegale” di Harbin: il comunicato della Santa Sede è stato lapidario e ribadisce la netta presa di posizione in materia di ordinazioni vescovili.

Come si legge nel comunicato della Santa Sede: «Il rev. Giuseppe Yue Fusheng, ordinato senza mandato pontificio e quindi illegittimamente, è incorso automaticamente nelle sanzioni previste dal canone 1382 del Codice di Diritto Canonico» che tradotto dai termini ecclesiastici, significa scomunica latae sententiae, ovvero che è automatica solo per l’aver commesso una certa violazione delle regole ecclesiastiche e in questo caso la colpa è proprio la mancanza di approvazione papale per l’ordinazione episcopale.

«Yue Fusheng era stato informato da tempo che non poteva essere approvato dalla Santa Sede come candidato episcopale – prosegue il comunicato, illustrato da padre Lombardi, responsabile dell’ufficio stampa vaticano – e più volte gli era stato richiesto di non accettare l’ordinazione episcopale senza il mandato pontificio».

Anche i vescovi presenti all’ordinazione potrebbero avere qualche problema, infatti dovranno «riferire alla Santa Sede circa la loro partecipazione alla cerimonia religiosa», ovvero fornire una giustificazione per il loro ruolo nella funzione illegale. Nel caso non fossero sufficienti le motivazioni addotte, anche per loro si profila la comminazione di una scomunica.

La querelle tra Santa Sede e governo cinese è di lunga data ed è destinata a proseguire nelle prossime settimane; il Vaticano sembra preoccupato per queste divisioni che «recano sofferenza alle comunità cattoliche in Cina e alla Chiesa universale», invitando le autorità cinesi a compiere «passi concreti» e non «gesti contrari al dialogo».

Le ordinazioni gestite dal governo cinese e considerate irregolari dal Vaticano sono una costante della questione religiosa cinese fin dagli anni ’50, quando Pechino fondò la Chiesa patriottica, un’associazione sotto il controllo del Partito comunista e ufficialmente non legata alla Santa Sede; spesso, però, i vescovi ordinati dal governo hanno chiesto, anche segretamente, la conferma pontificia nel tentativo di mantenere un saldo dialogo con la Santa Sede, nell’ottica dell’unità della Chiesa.

Il dialogo diplomatico, pur tra mille difficoltà, prosegue e nuovi sviluppi della questione sono previsti per i prossimi giorni.

Andrea Bosio

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