Indonesia, nei libri per bambini il sangue degli oranghi

Sono distese di nero fango putrescente e cenere, da cui affiorano come ossa scarnificate, tronchi nerastri e rami bruciacchiati. Un inferno esteso per chilometri fino all’orizzonte. Non ci sono uccelli, ne’ rane, ne’ grilli, non c’è il frastuono della foresta. Ogni tanto un orango si aggira, consumato dalla fame e dal nulla. L’inferno delle fiamme è passato, resta un deserto di cenere.


foresteQuesto è oramai il destino delle meravigliose foreste umide dell’Indonesia, devastate per produrre carta, che secondo il WWF si trova anche nei libri dei bambini. Con una spettacolare azione dimostrativa alla Fiera del Libro di Francoforte, un gruppo di “oranghi” dell’associazione ambientalista ha aperto uno striscione contro la distruzione delle foreste pluviali indonesiane. L’orango, uno dei più vicini parenti del genere umano, rischia oramai l’estinzione: le foreste di Sumatra e Borneo, dove abita, vengono abbattute per essere trasformate in piantagioni di palma da olio di acacia, per la produzione di carta.

All’abbattimento delle foreste segue il drenaggio della torba, che una volta asciutta viene bruciata per bilanciare la sua naturale acidità. In questo modo vengono riversate in atmosfera fino a 300 tonnellate di carbonio per ogni ettaro. Proprio a causa della deforestazione, l’Indonesia è divenuta il terzo Paese  mondiale per quantità di emissioni di gas serra, dopo Stati Uniti e Cina.

A Francoforte, come descrive anche il sito Salva le foreste, il WWF ha seguito le tracce della deforestazione, analizzando la carta dei colorati libri per bambini: su 51 libri analizzati dal WWF, 19 contengono fibre di legno tropicale: “Legni di alberi come la Shorea (meranti) o la Rhizophora non provengono certo da piantagione” dichiara Nina Griesshammer del WWF Germania, secondo cui oltre un terzo dei libri importati dall’estero proviene dalla Cina, per un corrispettivo di 41.000 tonnellate di carta. Questo Paese, primo importatore di cellulosa dall’Indonesia, per fare spazio alle piantagioni di acacia,  alimenta la distruzione della terza foresta pluviale del Pianeta.

Nel mirino degli ambientalisti è il gigante asiatico Sinar Mas, che controlla le cartiere del gruppo Asia Pulp and Paper (APP). Nella sola provincia di Riau, nell’isola di Sumatra, il 40 per cento della deforestazione è riconducibile alla APP, che ha iniziato ad abbattere perfino il parco nazionale di Bukit Tigapuluh.

Mentre il WWF indaga sui libri, l’associazione italiana Terra! ha scovato le tracce della deforestazione indonesiana nelle griffe della moda: imballi e shopping bag di diverse imprese sarebbero prodotti con fibre della APP, da una sua sussidiaria specializzata nel packaging di lusso, la PAK2000. Secondo Terra si tratta di un modo per “esportare i propri prodotti senza dare nell’occhio”. Infatti numerose imprese, dalla Fuji Xerox, a Metro, a Corporate Express, hanno interrotto le proprie forniture dalla APP, che cercherebbe così strade meno visibili per accedere al mercato europeo.

Sergio Baffoni

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