Cina, giù gli investimenti stranieri: ma ne hanno ancora bisogno?

La Cina e la sua economia sempre più forte in costante cambiamento. Quale sarà l'importanza degli investimenti esteri nel prossimo futuro?

Capodanno cinese (http://www.telegraph.co.uk/)

Capodanno cinese (http://www.telegraph.co.uk/)

Roma – La domanda posta in essere dovrebbe avere una risposta scontata: certo. In realtà la situazione economico-finanziaria dell’attuale seconda potenza economica mondiale e prima per export, la Cina, sta cambiando rapidamente. Il calo degli investimenti di colossi come Unione Europea e Stati Uniti intaccano meno che in passato l’economia cinese. Nonostante tutto, però, Pechino conosce bene l’importanza che hanno gli investimenti stranieri, soprattutto nel medio-lungo periodo.

RIDUZIONE NETTA – Il governo cinese, il 18 agosto, ha indicato con dati ufficiali che a luglio gli investimenti stranieri sono diminuiti del 16,95% rispetto allo stesso mese del 2013. Nei primi sette mesi del 2014 il governo ha ammesso un decremento degli investimenti dello 0,35%: se non vi è un crollo, comunque di stagnazione si tratta. Al netto dell’ovvio calo degli investimenti provenienti dall’Ue ( -17,5%), il calo degli investimenti Usa (- 17,4%) e la caduta del capitale nipponico (- 45,4%) rappresentano un campanello d’allarme per il governo della Repubblica Popolare che in qualche modo va affrontato.

LE MOSSE DI PECHINO – La frenata degli investimenti in Cina è dovuta ad affanni economici – Europa – tensioni politiche – Giappone – ma anche da un problema che in Italia conosciamo benissimo: la burocrazia. Sembra un paradosso che una dittatura come quella cinese possa essere rallentata da problemi burocratici ma per quanto riguarda gli investimenti stranieri questa è una delle maggiori criticità individuate dal governo di Pechino sulla quale si vuole intervenire, come sempre, in maniera decisa. Ostacoli legali, fiscali, regionali e ben dieci agenzie diverse che devono pronunciarsi sulla possibilità di investimento nel Paese, sono tante, troppe secondo il direttore generale del Ministero del commercio estero, Sun Yongfu. Quest’ultimo, nell’incontro con gli industriali europei di fine maggio, ha affermato che la Cina agirà per attirare investimenti esteri, soprattutto nel settore delle tecnologie riguardanti la difesa dell’ambiente. Oltre agli accordi di libero scambio partiti quest’anno dopo anni di trattative con Islanda e Svizzera, il governo cinese manderà presto la propria delegazione in Europa, per il terzo round di incontri per la firma del trattato bilaterale Cina-Europa sugli investimenti.

MA I CINESI AVANZANO NEL MONDO – Se l’attenzione del capitale verso la Cina non attraversa un momento facile, sono sempre di più gli imprenditori oltre che le istituzioni pubbliche cinesi che investono in giro per il mondo. Le stime del governo del Dragone parlano di un + 84,9% di investimenti a Luglio 2014, comparati con lo stesso mese dell’anno precedente e al netto del settore finanziario. Per dare un’idea si tratta di 52,55 miliardi di dollari nei primi sette mesi dell’anno, con un complessivo + 4% rispetto ai primi sette mesi dell’anno scorso.

Cina ed Italia, affari in aumento (www.itimitaly.it)

Cina ed Italia, affari in aumento (www.itimitaly.it)

I CINESI NEL BEL PAESE – Che la Cina sia in cerca di affari in Europa lo sa bene il nostro Paese. Gli investimenti in Italia stanno crescendo: fino al 2012 la Fondazione Italia-Cina ha registrato che Hong Kong e Pechino possiedono quote azionarie di centonovantacinque imprese italiane per un giro d’affari di più di sei miliardi di euro legati soltanto alle partecipazioni azionarie. Dal 2011 ad oggi, in pieni anni di crisi economica per il nostro Paese, la Commercial Bank of China ha aperto la sua nuova sede a Milano, così come ha fatto nel 2012 la Dagong Europe, agenzia di rating cinese. Poco distante a Segrate, il colosso dell’ICT Huawei Technologies ha aperto il suo polo per le tecnologie wireless. Dalle costruzioni al manifatturiero, dall’energia ai porti, fino al recente ingresso nel neonato gruppo FCA – Fiat Chrisler Automobiles – di Bank of China, arrivata ormai al 2%, la Cina è ormai praticamente in tutti i nostri settori strategici.

UN SOLO RISCHIO – La politica di Pechino è dunque chiara: avanzare all’estero ma non perdere d’occhio gli investimenti in casa propria. Il rischio è infatti una richiesta di Renmimbi Yuan che ne aumenterebbe il prezzo sui mercati e penalizzerebbe le esportazioni del più grande esportatore mondiale, evento che il governo dittatoriale non ha intenzione di permettere.

Domenico Pellitteri

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