Cina, dodici condanne a morte per le violenze nello Xinjiang

Le condanne sono state inflitte in seguito agli eventi del 28 luglio, nel corso dei quali morirono 96 persone. La situazione nello Xinjiang resta tesa

xinjiangUn tribunale dello Xinjiang, la regione autonoma della Cina a maggioranza uigura, ha emesso le sentenze contro i responsabili dell’attentato che il ventotto luglio scorso aveva provocato novantasei morti, condannando a morte undici imputati. Altri sedici, condannati anch’essi alla pena capitale, beneficeranno della sospensione della pena, che probabilmente verrà commutata nell’ergastolo. Il tribunale ha inoltre emesso nove condanne di carcere a vita, mentre altri venti imputati sconteranno una pena tra i quattro e i venti anni di carcere.

L’ATTENTATO – A distanza di mesi, le dinamiche degli avvenimenti non sono ancora state chiarite. Secondo il governo di Pechino, gli eventi scaturirono da un attentato contro un posto di blocco organizzato dalla polizia cinese, che aveva causato la morte di trentasette civili e cinquantanove attentatori. Tale versione è stata più volte rifiutata dal Congresso mondiale uiguro, un’associazione di uiguri che vivono in esilio, secondo cui non ci sarebbe stato alcun attentato ma, al contrario, si sarebbe trattato di uno scontro tra le forze di polizia e le popolazioni locali.

DIRITTI NEGATI – Secondo i gruppi per la difesa dei diritti umani, gli sconti nello Xinjiang sono il frutto della repressione culturale e religiosa che il governo di Pechino sta portando avanti nei confronti degli uiguri. La minoranza islamica di origine turcomanna, a cui la Cina sta restringendo la propria autonomia,  ha iniziato da circa un anno e mezzo un vero e proprio attacco contro i centri di potere cinesi.

REPRESSIONE CRESCENTE – Le condanne arrivate ieri sono solamente l’ultimo passo della repressione dello Stato cinese, la cui vittima più illustre è Ilham Toti. Professore dell’Università delle minoranze etniche di Pechino, Toti è sempre stato considerato come uno dei commentatori più equilibrati sulle questioni etniche dello Xinjiang. Il mese scorso tuttavia, è stato condannato al carcere a vita, a causa di alcune sue dichiarazioni contro la corruzione dilagante nella regione autonoma.

 

Carlo Perigli
@c_perigli

foto: dailystorm.it

 

 

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