Cina: cosa c’è a tavola? Cane e gatto, ma ancora per poco

Presentata la prima bozza di legge che vieterà il consumo alimentare di carne di cani e gatti

di Chiara Campanella

PECHINO - Addio carne di cane e gatto dai menù cinesi.  A dichiararlo è il  nuovo disegno di legge presentato all’attenzione del governo che chiede il bando della vendita di cani e gatti per fini alimentari. Secondo il testo, questo commercio potrebbe essere punito con una multa fino a 5 mila yuan (500 euro) e un massimo di 15 giorni di prigione. L’autore della proposta è Chang Jiwen, ricercatore presso la governativa Accademia per le scienze sociali, che da 11 anni lavora per promuovere i diritti degli animali.

Il consumo di cani e gatti è molto diffuso nel paese della Grande Muraglia sia perché si suppone che in inverno questa carne riscaldi il corpo, sia perché è considerato il “piatto tradizionale”. Infatti, nel sud della Cina rimangono una delicatezza, tanto che persino Kim Jong-il, dittatore nordcoreano, nel corso di una visita ufficiale nel 2006, ordinò “del cane a portare via”. Si pensi che, secondo la Fondazione animali Asia, ogni anno vengono mangiati circa 10 milioni di questi animali. Inoltre, a seguito di un recente sondaggio online è emerso che il 63,2 per cento degli oltre 23.000 partecipanti ritiene “inopportuna” una simile legge. Nei vari blog e social network i contrari rivendicano la tesi che la carne di cane è un  piatto tradizionale in Cina, consumato anche in altri Paesi asiatici. Infine, i tanti cani e gatti randagi che popolano le città costituiscono un problema a cui trovare rimedio, in quanto distruggono i giardini:  catturarli e mangiarli garantirebbe tranquillità a molti cittadini.

Molti cinesi, dunque,  non accettano ancora il concetto di “benessere per gli animali”. Per procedere senza “far torto” alla cultura cinese, Chang Jiwen ha deciso di partire da un bando delle torture nei confronti degli animali, mentre il testo definitivo dovrebbe essere approvato ad aprile. Tuttavia, Chang Jiwen è ottimista e difende la sua scelta: “Bandire il consumo alimentare di cani e gatti non avrà un enorme impatto sociale. Il nostro stile di vita è sensibilmente migliorato, nel corso degli anni e sono sempre meno le persone che si nutrono di questi animali”.

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3 Risponde a Cina: cosa c’è a tavola? Cane e gatto, ma ancora per poco

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    Claudia 29/01/2010 a 17:21

    Purtroppo queste sono tradizioni radicate alla cultura della Cina, come di altri paesi asiatici. E’ un passo enorme che ad avanzare la proposta sia stato un personaggio riconosciuto all’interno della stessa Cina.
    Ma, in un popolo che vive ancora sotto una dittatura celata, e forse neanche così velata, dove ancora è in vigore la pena di morte, dove le torture fanno parte del piano di sicurezza, dove non c’è controllo ne regolamentazione riguardo ad una legge medioevale, dove “i diritti” sono una leggenda lontana, dove la censura bandisce internet, manipolato, controllato e messo sotto chiave! Dove manca il rispetto e l’etica per ua concezione umana della persona…
    penso, che sinceramente siamo ancora lontani dall’intrevedere una simile possibilità…
    troppa acqua dovrà scorrere sotto i ponti
    C’è bisogno di un “nuovo umanesimo” che investa a piena ondata tutto il paese, portando una nuova ventata nella cultura cinese odierna.

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  2. avatar
    luigi 18/06/2011 a 21:00

    cinesi giapponesi coreani mi fate skifooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo

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  3. Pingback: Fedeli per la vita, ed oltre la vita!

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