Ciclismo, Riccò ha rischiato di morire per un’autotrasfusione. Sarà radiato

Riccardo Riccò con la compagna Vania Rossi, anche lei ciclista (italiancyclingjournal.blogspot.com)

MODENA - I medici hanno sciolto la prognosi sulle condizioni di Riccardo Riccò, il ciclista modenese della Vacansoleil-DCM ricoverato da due giorni presso il Nuovo Ospedale Sant’ Agostino Estense di Modena per un’insufficienza renale. Nel comunicato diramato si legge che il paziente ha «trascorso una notte tranquilla» e che le sue condizioni sono «in costante miglioramento». Le buone notizie tuttavia finiscono qui, in quanto è stato reso noto anche il bollettino del medico che gli ha prestato la prima assistenza domenica mattina, presso l’Ospedale di Pavullo. Il disarmante resoconto coincide perfettamente col quadro clinico di Riccò: il paziente ha ammesso in presenza della compagna Vania Rossi di «aver fatto da solo un’autotrasfusione di sangue che conservava nel frigo di casa da 25 giorni» e di temere per la cattiva conservazione del sangue che si era iniettato nuovamente. Questa mattina i carabinieri dei NAS di Parma si sono recati nell’abitazione del ciclista ed hanno rinvenuto materiale significativo, tra cui capsule vuote, compresse e altro materiale con etichettatura straniera, per scoprire la cui composizione si attendono ora le analisi di laboratorio.

AUTOEMOTRASFUSIONE - L’autoemotrasfusione è una pratica vietata in campo sportivo dal 1985. Usualmente l’atleta si allena per alcune settimane in quota, o in camere ipobariche dove si possono ricreare condizioni simili. La minor concentrazione di ossigeno in altura stimola la produzione di globuli rossi e aumenta l’ emoglobina. All’atleta viene quindi estratta una quantità di sangue tra i 300 e i 400 cc, successivamente depurata da globuli bianchi e siero. Il sangue risulta così più ricco di ossigeno e consente quindi all’atleta una maggiore resistenza allo sforzo aerobico. La sacca viene congelate e conservata in attesa dell’utilizzo, quando il sangue verrà reimmesso nel corpo dell’atleta. I rischi sono altissimi: aumentano infatti vertiginosamente la densità del sangue e la pressione circolatoria, con pericolo di trombosi e danni cardiovascolari. Riccò è già stato squalificato per 20 mesi nel 2008, dopo essere risultato positivo ai CERA (attivatori continui dei recettori dell’eritropoiesi) al termine di una tappa del Tour de France: se l’autoemotrasfusione dovesse essere confermata, Riccardo Riccò salverà probabilmente la pelle, ma concluderà qui la sua carriera ciclistica. Il passo obbligato per l’UCI sarà la radiazione dell’atleta recidivo.

Francesco Guarino

Foto homepage: sport.it

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