Ciao, Generale! Omaggio a Guardigli

Pierluciano Guardigli, morto il 15 aprile scorso a 76 anni per una grave disfunzione cardiaca, è stato un grande intellettuale, redattore di lungo corso, amato professore, docente del Master in editoria dell’Università cattolica di Milano, segretario del Sindacato Nazionale Scrittori, fondatore della Casa della poesia al Parco Trotter. Ma soprattutto instancabile poeta delle parole e della vita. Il suo sogno era una barca a vela in Adriatico

di Laura Dotti

Pierluciano Guardigli

Milano – «I giovani spesso hanno un’idea astratta e forse romantica del libro. Il libro, per loro, è nient’altro che il messaggio che porta. In fondo, questa è un’idea multimediale: il messaggio nudo e crudo, capace di assumere, secondo il supporto, canali di diffusione diversi senza mutare di significato. Ma non è così. […] La stampa, nata dopo il manoscritto per servire i dotti e per portare sempre più lontano e a più lettori possibili la parola dell’arte e della conoscenza, ha questo di artistico: la ricerca della perfezione. Il problema è, all’apparenza, semplice: dare al lettore un testo, di qualsiasi genere e registro, individuale o collettivo e su qualsivoglia supporto, nella forma più fedele all’originale, ma anche più fruibile e più bella. Per generico che possa apparire quest’ultimo aggettivo, di bellezza si tratta. Una delle fonti della bellezza è l’armonia e l’armonia si fonda su canoni numerici, su misure, regole ricorrenti. Non c’è perfezione senza misura e non c’è misura senza progetto. Per questo è stato creato un manuale di regole condivise da estendere a qualsiasi altro mezzo, perché dietro ogni comunicazione c’è, in qualche forma, un testo

Così scriveva riguardo al libro Guardigli nella prefazione al Piccolo manuale di editing della scuola di editoria Padre Piamarta. Il libro: un oggetto singolare per cui si è speso tanto nell’arco di tutta una vita, alla ricerca di quella perfezione che si sposava perfettamente con la “gaiezza pensosa” con cui ha concepito la sua esistenza. Letteratura e realtà fuse in uno solo sguardo, compagne di ogni passo fatto, perseguite con onestà d’intelletto e giusta causa. Come ricorda Giacomo Guidetti, suo compagno nella militanza sindacale del Sindacato Nazionale Scrittori, Pierluciano era dominato dal pessimismo della ragione e dall’ottimismo della volontà. In lui questi due elementi trovavano un equilibrio altrimenti difficile da raggiungere.

Nato a Milano, ma molto legato alle origini romagnole (Viserbella vicino a Rimini), insegnava in una scuola media nel 1964 quando entrò in Garzanti come redattore. Diede moltissimo alla casa editrice, pur non ricevendo altrettanto in cambio a causa del suo essere battagliero che lo portò, alla fine del ’60, a essere tra gli iniziatori di un’organizzazione sindacale tra gli impiegati della Garzanti. Entrato nella prima commissione interna, ne fu subito il leader; e lo fu poi del Consiglio dei Lavoratori, nome che volle dare alla nuova rappresentanza perché il nome Consiglio di Fabbrica non era adatto a una rappresentanza di impiegati. Negli anni delle lotte sindacali più vive si guadagnò il soprannome di “Generale” proprio per la sua posizione di leader, riconosciuta e rispettata anche da chi nel sindacato seguiva linee diverse, e i suoi seguaci assunsero il nome di “guardiglie rosse”, come raccontano Donata Schiannini e Ferdinando Scala, suoi amici di sempre e colleghi. Ebbe incarichi sindacali nella CGIL fino al livello nazionale, ma non volle mai essere “distaccato” e continuò a fare il redattore. Negli anni ’70 fondò a Milano la sezione lombarda del Sindacato Nazionale Scrittori, a cui partecipò tra gli altri il poeta Giovanni Giudici, di cui diventò molto amico; e anche qui fu per un periodo leader nazionale, avviando con il segretario romano Aldo De Jaco un profondo rinnovamento che portò infine all’adesione del SNS alla CGIL.

Animatore culturale per vocazione, e da sempre incapace di calcolo economico, lasciò il lavoro prima di aver maturato una buona pensione, vivendo di consulenze nel campo editoriale. Ma non si può misurare il lavoro gratuito che ha continuato a fare fino agli ultimi giorni, con gli interventi in circoli culturali anche minori, nelle biblioteche, nelle scuole. Grande comunicatore, insegnava Tecniche di scrittura nella Scuola di editoria di Milano e nel “laboratorio editoriale” del Master in editoria dell’Università cattolica, adorato dagli allievi; era tra i fondatori della Casa della poesia al Parco Trotter e ne organizzava e gestiva in prima persona moltissime attività.

Il poeta Giancarlo Majorino – presidente della Casa della Poesia con sede nella Palazzina Liberty che per Alda Merini era la “fortezza” che doveva difendere la poesia aggredita da ogni lato – parla del suo “forte” per Guardigli e la ragione di ciò era la profondità dell’amico e insieme la voglia di godersela, in quella preziosa terra di mezzo tra Arte e Realtà, dove lo studio e la creatività trovano spazio tra l’ironia, la criticità e l’autocritica – ché altrimenti la criticità sarebbe prepotenza – ma soprattutto la lealtà.

“Mi basterebbe che tu fossi vivo. Un uomo vivo con il tuo cuore è un sogno”, così scrive di lui Vincenzo Viola, storico insegnate del Liceo Carducci di Milano e figura di riferimento per la Casa della Poesia del Parco del Trotter. È un sogno, in un periodo in cui la cultura è disprezzata, un uomo come Pierluciano Guardigli che col suo parlare piano e lineare non lasciava spazi vuoti, avvincendo, con un narrare d’altri tempi, l’attenzione del suo pubblico, in primis dei suoi allievi che l’ascoltavano assorti, persi nei mondi che lui sapeva ricreare con la parola fuoriuscita dalla preistoria attraverso l’insegnamento che, con amore, la madre trasmette al figlio. La lingua, pulsante di vita, come gesto d’amore in continua e illogica modificazione, capace di generare e rigenerarsi costantemente.

Quello che insegnava, in un’attualità dove non si crede più a niente che non si veda, era il non rinnegarci come esseri sociali in parte immaginifici, perché – soleva dire – “c’è molto di fantastico dentro ai cervelli normali”. E il fantastico è il punto di partenza per creare qualsiasi storia sin dai tempi più antichi. Ecco la sfida che lanciava: “basta guardarsi attorno e immaginare una scaglia di fantasia nella realtà per scrivere, per avere uno spunto”, senza lasciarsi appiattire da una cultura ormai troppo televisiva che non dà scampo a quanto di più prezioso possediamo: l’immaginazione che crea, abile tanto nell’intessere gli abiti di Anna Karenina, quanto nel dipingere il Barton Cottage di un’ottocentesca campagna inglese.

Negli ultimi anni il cuore lo aveva tradito, costringendolo a frequenti passaggi in ospedale e facendogli capire di non avere più molto tempo davanti; ma ha tenuto lezione al master l’ultimo giorno di marzo, due settimane prima di morire.

Con le parole di Majorino, si può dire che “siamo sparsi dopo la morte. Semi vitali ininterrotti” che un tale seminatore generoso e disordinato ha sparso in chi l’ha potuto conoscere, accogliendone una parte di eredità. Irrinunciabile.

Fino all’ultimo non si è mai saputo – dicono alla Casa della Poesia – se scrivesse poesie. Sì, le scriveva.

C’è qualcosa che non funziona nella lingua
se è così facile dire cose contrarie
più o meno con le stesse parole
così la par condicio genera la noia
di dibattiti senza fine perché mai si nega
il diritto dell’ultima parola.
Slealmente ormai le parole
combattono parole
secondo oscure intenzioni
catturiamo pareri
di impeccabili geometrie retoriche
sempre traditi alla resa dei conti.
25 aprile 2009


Il tempo sono le presenze
ero perché voi c’eravate
sembrano eterne le cose
ma se ne vanno se va
chi ci sta attorno
un altro tempo si apre, altro sono con altri.
Le vie rimandavano l’eco dei cori
e il rombo dei passi
non resta nessuno di quella stagione
anch’io ormai sono un altro.
25 aprile 2009

Poesie inedite avute per gentile concessione della signora Donata Colombo e dei figli

Foto:http://miolive.files.wordpress.com/2010/04/pierluciano-guardigli.jpg

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Una risposta a Ciao, Generale! Omaggio a Guardigli

  1. avatar
    felice 03/06/2014 a 17:36

    “Siamo o non siamo corpi di corpi, a loro volta corpi di corpi? poi si muore, o no? Si ma non si sparisce per sempre, la morte è morta. Ci siamo scambiati di tutto: affetti, amicizie, curiosità, rancore, simpatia, estraneità, stupore…Ciascuno è praticamente un essere pezzato; una spugna… Diamo e prendiamo, in continuazione; si assorbe senza tregua: rete di staffette eterna il mondo.
    da Giancarlo Majorino: La dittatura dell’ignoranza

    Felice Stoppa, Guardiglia rossa

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