Ciancimino: Forza Italia è nata da un accordo con la mafia

È stata un’intesa tra stato e cosa nostra a portare alla nascita di Forza Italia, oggi denominato PDL. Queste le accuse rivolte, con tanto di testimonianza scritta del padre, da Massimo Ciancimino al partito di Berlusconi. Dura la risposta di Dell’Utri  “Si entra nel campo della pazzia”

di Sabina Sestu

Massimo Ciancimino

Sarebbe stato un accordo tra Cosa Nostra e i vertici di Forza Italia a far nascere il partito nel 1993. Sono queste le rivelazione che Ciancimino junior ha fatto, all’incirca un anno fa, ai magistrati e che in questi giorni vengono riportare nel processo Mori. Nell’aula bunker di Palermo continua il dibattito sul ruolo svolto  dall’ex generale dei Ros ed ex capo dei servizi segreti Mario Mori, nelle trattative tra stato e mafia a partire dal ’92 anno delle stragi di Falcone e Borsellino.  A riprova delle sue dichiarazioni Massimo Ciancimino riporta uno scritto che Bernardo Provenzano ha consegnato al padre del supertestimone.

In mezzo foglio A4 si leggono queste testuali parole Posizione politica. Intendo portare il mio contributo che non sarà di poco. Perché questo triste evento non ne abbia a verificarsi. Sono convinto che questo evento, Onorevole BERLUSCONI, vorrà mettere a disposizione una delle sue reti televisive.” Massimo Ciancimino spiega quale sia il “triste evento” che si vuole non si verifichi: “si trattava della possibilità di uccidere, di ammazzare, di un attentato al figlio del Presidente BERLUSCONI”.  Il boss dei boss voleva avvertire in questo modo Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri di ritornare nei ranghi e di rispettare i patti che  i due futuri onorevoli avevano preso con la mafia.

Ciancimino junior parla del ruolo svolto dal padre in questa trattativa tra il boss Provenzano e i futuri vertici di Forza Italia: “Mio padre doveva dare il suo parere e soprattutto doveva anche darla, darne copia a un’altra persona”. La missiva era indirizzata a Marcello Dell’Utri che avrebbe poi dovuto consegnarla a Silvio Berlusconi. Il supertestimone prosegue riportando in auge il famoso signor Franco o Carlo, il misterioso agente dei servizi segreti italiani che faceva da tramite tra le istituzioni e la mafia. Ciancimino accusa anche i carabinieri di aver fatto sparire l’ultima parte dello scritto, durante le perquisizioni avvenute in casa sua nel 2005.

Marcello Dell'Utri

«Mio padre  mi disse che questo documento, insieme all’immunità di cui aveva goduto Provenzano e alla mancata perquisizione del covo di Riina era il frutto di un’unica trattativa che andava avanti da anni. Con quel messaggio Provenzano voleva richiamare il partito di Forza Italia, nato grazie alla trattativa, a tornare sui suoi passi e a non scordarsi che lo stesso Berlusconi era frutto dell’accordo». È pur vero che Massimo Ciancimino in alcuni punti si contraddice. In effetti il testimone afferma che lo scritto è precedente alle stragi del ’92 quando ancora Silvio Berlusconi non è “sceso in campo”, ma nel pizzino e nelle stesse dichiarazioni rese dal testimone si parla di “Onorevole” e di “figlio del Presidente”.

Durissime le reazioni di Marcello Dell’Utri che difende a spada tratta il partito e la figura di Silvio Berlusconi: “Siamo alla pura invenzione che sfiora, anzi sicuramente entra nel campo della pazzia”. E aggiunge che in quegli anni: “Lo Stato non eravamo noi. In ogni caso, a parte che non siamo lo Stato, non siamo mai stati in condizione di essere parte in questi discorsi“. Gaetano Quagliarello, vice capogruppo Pdl in Senato commenta anch’egli le dichiarazioni di Ciancimino in modo lapidario: “La farsa continua“.

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