Chris Cornell: la recensione del nuovo album ‘Higher Truth’

cornell bravewords com

Chris Cornell (foto via: bravewords.com)

Il prode e iperattivo Chris Cornell torna nei negozi con un nuovo album solista, intitolato Higher Truth. Prima la reunion con i Soundgarden e la pubblicazione dell’ottimo King Animal, poi il lungo tour e ora il ritorno alla carriera solista, nonostante la reunion con i vecchi compagni di avventura non sembri una parentesi, almeno stando alle recenti dichiarazioni che li vedono impegnati nella stesura dei brani che andranno a comporre il nuovo disco, in uscita probabilmente entro la fine del 2016.

Higher Truth è il quarto album solista di Cornell, il quale, tra Soundgarden, Audioslave e progetti vari ed eventuali ha sempre trovato il tempo per produzioni soliste, che hanno sempre sottolineato il suo talento e il suo eclettismo. Dopo contaminazioni elettroniche e R’n’B – frutto soprattutto della collaborazione con Timbaland – presenti sul precedente, poco riuscito, Scream, datato 2009, il bel Cornell è tornato con questo nuovo album a battere territori a lui più consoni e abituali, avvalendosi dell’esperienza di un guru del rock quale Brendan O’Brien. E il risultato è piacevolmente sorprendente: i brani che compongono Higher Truth sono gemme semiacustiche di grande spessore emotivo e compositivo, nelle quali Cornell sfodera una performance vocale degna dei giorni migliori, dimostrando un perfetto stato di salute artistica, a un età (cinquantuno primavere) dove ci si aspetterebbe i primi segnali di una certa aridità, soprattutto con trent’anni di carriera alle spalle.

HIGHER TRUTH – Il disco si apre con Nearly Forgot My Broken Heart, primo singolo estratto: un giro folkeggiante di apertura che sfocia in un buon rock radiofonico. Segue la splendida e struggente accoppiata formata da Dead Wishes e Worried Moon; due brani di delicato e intenso folk-rock acustico conditi da un lirismo poetico e una prova vocale di Cornell di grande impatto. Segue Before We Disappear, altro buon acustico che non possiede tuttavia l’intensità dei due brani precedenti. Through The Window è uno struggente brano sullo scorrere del tempo e su ciò che esso si porta via, mentre Josephine è una classica canzone d’amore acustica, profonda e ben riuscita.

Chris Cornell Higher_Truth

La copertina di ‘Higher Truth’

ROCK FOLK POP E GRUNGEMurder of Blue Skies è un’altra prova di spessore che prosegue sulla medesima strada percorsa dall’album fino a questo punto: rock radiofonico, pop, folk, e reminescenze grunge. Questa mescolanza di stile, all’insegna della malinconia e dell’intimismo, è propria anche della titletrack Higher Truth e di Let Your Eyes Wander. Con Only These Words Cornell sposa una soluzione acustica più scanzonata e allegra, mentre con la delicata Circling torna a battere territori prettamente folk rock, concludendo quindi l’album con la trascurabile Our Time In The Universe, caratterizzata da inutili pennellate elettroniche, retaggio del precedente poco riuscito album. Nella versione deluxe presenti altri quattro brani: la splendida, “Lanenganiana” Bend in The Road, l’intensa Wrong Side e l’ottima Misery Chain, prima di un inutile remix di Our Time In The Universe.

ALBUM AUTUNNALE – Chris Cornell sembra aver trovato la chiave di lettura della sua carriera solista, con un album che mescola tutti i generi che il dotato cantante di Seattle ha toccato nella sua lunga carriera, lasciando fortunatamente da parte elettronica e R’n’B che avevano caratterizzato il pessimo Scream. Higher Truth merita senza dubbio un voto alto, che sarebbe stato ancor più alto con un paio di brani in meno e qualche soluzione un po’ più hard, che avrebbe dato un tocco di varietà a un album acustico comunque di grande spessore: un ascolto perfetto per l’autunno che ha ormai bussato alle nostre porte.

Voto: 8

Alberto Staiz

@AlStaiz

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