Chiudete le valigie, si va a Fiumicino. Italia eliminata

Lippi cambia schema per la terza volta in tre partite, ammettendo così candidamente di non averci capito nulla da inizio Mondiale. Prestazione indecente dell’Italia, che si sveglia solo sul 2-0. Quagliarella in 45 minuti fa più di tutti gli altri attaccanti messi insieme: meritava davvero solo un tempo?

di Francesco Guarino

SLOVACCHIA-ITALIA 3-2 (primo tempo 1-0)

MARCATORI: Vittek (S) 25’ p.t.; Vittek (S) 28’ s.t., Di Natale (I) 36’ s.t., Kopunek 44’ s.t., Quagliarella (I) 47’ s.t.

SLOVACCHIA (4-2-3-1): Mucha; Pekarik, Skrtel, Durica, Zabavnik; Strba (dal 42’ s.t. Kopunek), Kucka; Stoch, Hamsik, Jendrisek (dal 49’ s.t. Jendrisek); Vittek (dal 47’ s.t. Sestak). PANCHINA: Pernis, Cech, Salata, Weiss, Sapara, Kuciak, Holosko, Jakubko, Kozak. All. Weiss.

ITALIA (4-3-3): Marchetti; Zambrotta, Cannavaro, Chiellini, Criscito (dal 1’ s.t. Maggio); Montolivo (dall’11’ s.t. Pirlo), De Rossi, Gattuso (dal 1’ s.t. Quagliarella); Pepe, Iaquinta, Di Natale. PANCHINA: De Santis, Bonucci, Bocchetti, Palombo, Marchisio, Camoranesi, Gilardino, Pazzini. All. Lippi.

ARBITRO: Webb (Ing); ASSISTENTI: Cann (Ing), Mullarkey (Ing).

AMMONITI: Strba, Cannavaro, Vittek, Pekarik, Chiellini, Pepe, Mucha, Quagliarella. 

Lo sconforto di Cannavaro e Marchetti

È finita l’agonia. Il 3-2 rimediato dalla esordiente Slovacchia, che spedisce meritatamente l’Italia a casa nel più facile dei gironi, è quasi una liberazione. Libera i 23 azzurri dall’obbligo di pascolare svogliatamente per il campo alla ricerca di quel pallone che non abbiamo mai visto in 270 minuti, ma soprattutto libera dall’angoscia 60 milioni di italiani coraggiosi. Sì, coraggiosi: perché era parso chiaro a tutti sin dal primo momento quanto questa squadra fosse obsoleta e priva di qualità, ma nessuno, a parte pochi sparuti e patetici antinazionalisti, ha ritenuto giusto ammainare le bandiere e “tifare contro”. I tre schiaffoni slovacchi di oggi hanno abbattuto anche i più strenui difensori della patria, ma hanno un retrogusto liberatorio: si può finalmente tornare a casa e ripartire da zero con Prandelli. 

MARCELLO O CLAUDIO LIPPI? – Per una volta il c.t. riesce quasi a non sorprendere gli italiani: lascia in panchina gli impresentabili Gilardino e Marchisio e scende sul terreno di gioco con Gattuso e Di Natale. Inamovibili Iaquinta e Pepe, lampanti testimoni in campo del fallimento dell’operazione-duttilità di Lippi. Il 4-3-3 sacrifica ancora una volta inspiegabilmente Di Natale, spedito per la terza volta sulla fascia sinistra. Marcello alias Claudio Lippi forse stavolta se ne sarà fatto una ragione: saltare l’uomo per andare sul fondo a crossare non è il ruolo di Di Natale. Dopo 2 anni di gestione pensavamo che l’avesse capito prima della partita decisiva. Totò si accentra disperatamente alla ricerca del colpo di genio, ma quando la sfera arriva dalle sue parti c’è Iaquinta che monopolizza in maniera imbarazzante qualsiasi pallone, salvo poi perderlo in maniera puerile. Dall’altra parte Pepe, per non essere da meno, non salta l’uomo, non crossa e non si propone in profondità. Meriterebbe il sussidio di disoccupazione, non il gettone di presenza. Al 25’ De Rossi si ricorda di assomigliare vagamente a Babbo Natale con quella barba e decide di dispensare regali fuori stagione: un elementare disimpegno difensivo per Montolivo finisce nei piedi di Kucka, palla a Vittek che si infila tra Cannavaro e Chiellini e batte Marchetti, poco reattivo nell’occasione. La reazione azzurra? L’unico tiro in porta del primo tempo arriva al 44’: è un disimpegno di Skrtel che rischia l’autorete.

PAREGGIO? NO GRAZIE – Paraguay e Nuova Zelanda hanno stabilito un patto di non belligeranza sull’altro campo e il risultato non si scolla dallo 0-0: la rete del pareggio qualificherebbe ancora l’Italia. Lippi a inizio ripresa mette un terzino di spinta, Maggio, e finalmente fa debuttare al Mondiale Quagliarella: è un 4-4-2 che sembra più un 4-2-4, con Pepe e Quagliarella in costante proiezione offensiva. Di Natale divora il gol del pareggio ciabattando di poco a lato, poi la dea bendata si gira dall’altra parte quando Quagliarella inquadra lo specchio a colpo sicuro: sulla linea, forse oltre, salva Skrtel di ginocchio. Al 28’ la Slovacchia rifila il colpo del ko: Vittek attaccante dell’Ankaragucu, brucia Chiellini, difensore della Juventus. Il tap-in da distanza ravvicinata è imprendibile per Marchetti. Mancano 15 minuti e l’Italia decide di colpo di svegliarsi: triangolo Quagliarella-Iaquinta-Di Natale, respinta corta di Mucha e rete della speranza del numero 10 azzurro. Quagliarella troverebbe anche il gol del pareggio pochi minuti dopo, ma qualche millimetro di fuorigioco convince il guardalinee ad annullare. Forcing finale? Macché. Su una innocua rimessa laterale la difesa dell’Italia rimane ibernata sulle proprie posizioni, Kopunek si infila tra le belle statuine e realizza un gol che farebbe infuriare anche l’allenatore della squadra dell’oratorio. A due minuti dalla fine dei quattro di recupero Quagliarella è rimasto l’unico a crederci e realizza il 3-2 con un meraviglioso pallonetto, che lascia cadere anche il penultimo alibi di Lippi sugli uomini a disposizione. L’ultimo crolla un minuto dopo: Maggio mette palla al centro, sponda di testa di Iaquinta e palla-qualificazione sui piedi di Pepe. L’uomo sbagliato, nel posto sbagliato, nella nazionale sbagliata.

L'esultanza di Quagliarella dopo l'inutile gol del 2-3

NESSUN ALIBI – Per Lippi non c’è giustificazione che tenga. Ha difeso il gruppo sin dalla scelta dei 23, lo ha seguito e protetto fino alla vigilia del match decisivo, in cui solennemente proclamava che questa non sarebbe stata la nostra ultima partita al Mondiale. Ha fallito su tutta la linea: sono miseramente naufragati al largo delle sponde sudafricane i suoi due pupilli Iaquinta e Pepe, è stato soffocato dai risultati imbarazzanti l’esperimento di Marchisio come regista, l’incrollabile sicurezza è stata smentita definitivamente dai fatti quando ha dovuto cambiare tre schemi di gioco in tre partite, per sopperire alle carenze azzurre in ogni reparto. No Marcello, questo gruppo non aveva né cuore, né polmoni, né gambe. I giocatori sono umani, hanno il diritto di sbagliare, e il compito di un commissario tecnico è quello di capire chi può sbagliare di meno, chi può dare di più alla causa azzurra, chi può illuminare una squadra che da un anno riesce solo a giocare nell’ombra, parassitariamente, sfruttando gli svarioni avversari. Lo hanno tradito gli uomini: Cannavaro in difficoltà, Iaquinta reduce da un infortunio e comunque ormai appesantito, Marchisio spaesato, Gilardino in astinenza da gol, Pepe semplicemente inadeguato alla ribalta del Mondiale. Lo hanno tradito le scelte: il blocco bianconero aveva fatto sfracelli (in negativo) in campionato, non c’era una ragione logica per cui potesse far bene in nazionale. Ci abbiamo creduto e sperato fino all’ultimo, interminabile minuto di recupero. Grazie per le irripetibili emozioni del 2006, mister. Già, irripetibili. Avrebbe dovuto capirlo prima, repetita non juvant. Chiudete le valigie, amici: si torna a Fiumicino…

Foto: Reuters, Lapresse

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5 Risponde a Chiudete le valigie, si va a Fiumicino. Italia eliminata

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    Adriano Ferrarato 25/06/2010 a 01:42

    Vi assicuro che vedere la partita insieme a 20000 persone piene di cuore ed entusiasmo(ero a Piazza di Siena) e vedere quello che si è visto fa davvero male…..la cosa più scandalosa è che non avremmo nemmeno meritato la vittoria!

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    Anonimo 25/06/2010 a 07:03

    E STATO PENOSO !

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    Laura Dabbene 25/06/2010 a 09:32

    Bravo Francesco, bell’articolo che dice molto sull’amarezza e sul “coraggio” di tutti quelli che, anche se tifosi improvvisati da Mondiale come la sottoscritta, non hanno mai remato contro gli spaesati Azzurri. Non resta che eleggere una nuova squadra del cuore di riserva e, per noi di Wakeup, andare avanti con le rubriche dello speciale Sudafrica 2010… anche se adesso sentiamo questo Paese un po’ più lontano

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    Francesco Guarino 25/06/2010 a 12:53

    Una pagina tristissima della storia calcistica italiana: mai avevamo giocato così male ad un Mondiale, mai eravamo caduti così in basso. C’è bisogno di una rifondazione e rifondazione sarà con Prandelli: gli Europei tra due anni possono essere anche solo un banco di prova, ma non vogliamo vedere mai più una Nazionale così allo sbando, priva di idee, di cuore, di gioco.

    Il Mondiale azzurro finisce, ma quello di Wakeupnews continua: ci sono ancora tante storie da raccontare, in campo e fuori…

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    Anonimo 25/06/2010 a 14:36

    Che dire “abbiamo” sbagliato allenatore più che la squadra… ormai in Italia siamo abituati ad avere ai vertici degli”showman” e Lippi (Marcello) lo è! Che pena….

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