Chikatilo: il Mostro di Rostov

Andrei Chikatilo

Andrei Chikatilo

Rostov  (Russia) – 3 settembre 1981. Andrei Romanovich Chikatilo era un commesso viaggiatore di 43 anni dall’apparenza rispettabile. Quel giorno, l’uomo era intento a conversare sulle gradinate della biblioteca con Larisa Tkachenko, studentessa di 17 anni, in vacanza studio presso l’azienda agricola statale Kirov.

La conversazione era spigliata. I 2 si capivano. Chikatilo propose una passeggiata, lei accettò.  L’idea era di trovare un luogo appartato per un veloce rapporto sessuale. La giovane non aveva timore dell’uomo che, per lei, era solo un anzianotto gentile. Avrebbe dovuto averne.

L’inetto – Chikatilo era un uomo oscuro. Fin da bambino si era contraddistinto solo per un’estrema timidezza che lo aveva reso l’oggetto delle derisioni e degli scherzi di compagni di classe e commilitoni, durante il servizio militare. Da adulto la situazione non era migliorata: poco capace di interagire con l’altro sesso, tendente all’impotenza e dedito alla masturbazione coattiva a causa della difficoltà di domare gli istinti e le fantasie sessuali, l’uomo aveva sviluppato un’inettitudine sociale che lo rendeva inviso al prossimo.

Malgrado tutto, però, Chikatilo riuscì a costruirsi una sfera privata e professionale. Nel 1963, poco meno che 30enne, si sposò, mise al mondo 2 figli e nel 1971, conseguì una laurea in lingua e letteratura russa. Per Chikatilo era un buon momento: con il titolo di studio in mano poteva finalmente aspirare al desiderato lavoro di insegnante e, infatti, non mancò di trovare un impiego in una scuola di Novosachtinsk (Rostov). Ma le sue aspirazioni vennero presto deluse.

Chikatilo non era in grado di svolgere quel ruolo. Il problema non consisteva solo nella poca dimestichezza a trattare i bambini dai quali non riusciva a farsi rispettare o di non essere in grado di coltivare buoni rapporti con i colleghi. Egli provava una insana attrazione per quei giovani corpi. Frequentemente, l’uomo era preda di erezioni improvvise e presto si produsse in molestie sugli alunni. La direzione dell’istituto lo costrinse alle dimissioni. Così, Chikatilo trovò un altro impiego scolastico e, anche qui, ripeté il copione.

D’altronde, la sfera sessuale dell’uomo era sempre più contorta: la masturbazione era divenuta un’ossessione manico-compulsiva e ad essa si aggiungevano vive fantasie di violenze ed abusi su giovani e giovanissimi. Chikatilo era una mina di perversioni e compulsioni pronta ad esplodere. Così accadde.

L’omicidio – La prima volta che Chikatilo uccise fu nel 1978. Yelena Zakatovna aveva 9 anni e l’incontro tra lei e l’uomo avvenne per caso. I 2 si incamminarono insieme per strada finché il maniaco convince la bimba, con una scusa, a seguirlo a casa propria. Non appena Yelena arrivò alla porta, Chikatilo la aggredì, la stuprò, le accoltellò addome e volto, in preda a un raptus di eccitazione violenta e provò il primo vero orgasmo della propria vita. Terminato il massacro, gettò i resti presso un fiume poco distante. Il cadavere dilaniato venne trovato un paio di giorni dopo.

Larisa – Malgrado la frenesia libidinosa, Chikatilo era rimasto profondamente turbato dalle proprie azioni. Incredulo egli stesso per la furia incontenibile con la quale aveva agito, si ripromise di non prodursi più in certe pratiche e difatti, per 3 anni, riuscì a contenersi.

C’è chi sostine che l’aggressione ai danni di Larisa sia nata a causa di una risata. Pare che la ragazzina fosse divertita dall’incapacità di Chikatilo di avere un’erezione. Certi, invece, sono i fatti che si svolsero in quella raduna spertuta, dove l’uomo condusse la studentessa: Chikatilo la stuprò. Più ella si divincolava, urlava e la sua paura cresceva, più l’uomo si eccitava. La picchiò, le ficcò in gola della terra per impedirle di gridare e la strangolò. E mentre faceva tutto questo – come confesserà anni dopo alla polizia – provò un furore di rivalsa sul mondo e una sensazione di potere assoluti. Larisa era la preda: cacciarla e massacrarla rappresentarono per lui l’acme dell’esaltazione sessuale. E fu sempre in preda a questa esaltazione che, poi, eiaculò sul suo corpo, le lacerò le carni a morsi e, infine, radunò le sue vesti per  lanciarle in aria, mentre correva intorno al suo cadavere.

E’ possibile che tutta l’azione rituale e la ragione profonda dell’euforia di Chikatilo fosse nella sensazione di libertà che egli provò quel giorno. Il reietto dal mondo, l’eterno fallito sbertucciato da tutti, aveva finalmente scoperto la propria vera vocazione: il predatore sessuale. [continua]

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