Che fine ha fatto The Graveyard Book?

 

Il regista Neil Jordan

Due anni dopo Ondine, giunto in Italia direttamente in dvd lo scorso autunno, Neil Jordan tornerà al lavoro per Byzantium. Fin qua nulla di nuovo, la notizia risale a qualche qualche settimana fa: scritturate Saoirse Ronan e Gemma Arterton, si attendono soltanto comunicati sulle ultime new entry e data d’inizio delle riprese. Il film tratterà di vampiri, materia già abilmente maneggiata dal regista irlandese molti anni or sono (Intervista col vampiro). Il soggetto è firmato da Moira Buffini (Tamara Drewe, Jane Eyre).

Purtroppo l’ufficialità di Byzantium comporta uno spiacevole effetto collaterale: la trasposizione di The Graveyard Book, coltivata da Jordan da almeno due anni, salta nuovamente. Dopo alcune difficoltà produttive iniziali in seguito risolte, contornate da dichiarazioni dell’autore del romanzo (Neil Gaiman, già autore di Stardust e Coraline), la lavorazione sembrava cominciata ufficialmente. Poi l’annuncio sul nuovo film vampiresco e il vecchio progetto viene automaticamente destinato a nuova procrastinazione. Stavolta, forse eterna e definitiva.

Edito in Italia con il titolo Il figlio del cimitero, The Graveyard Book ha per protagonista un giovane la cui famiglia viene massacrata. Lo spirito della madre deciderà di affidare il figlio orfano a due coniugi defunti, i quali lo cresceranno in un cimitero. Spontaneo e inevitabile associare la trama a un immaginario dark-surreale; materia burtoniana, verrebbe da dire, ma chi ha visto In compagnia dei lupi – esordio di Neil Jordan datato 1984 – non esiterebbe un istante a mettere il soggetto di Gaiman nelle mani del regista irlandese.

Al momento le possibilità di trasposizione tornano dunque attorno allo zero, ma un semplice annuncio dei diretti interessati potrebbe capovolgere la situazione. Conviene dunque armarsi di pazienza e ricominciare l’attesa, sperando intanto che il “guastafeste” Byzantium riabiliti la figura del vampiro sugli schermi restituendole l’originaria reputazione mitologica. Per la commercialità che ne infesta l’immagine da qualche anno potrebbe presto giungere il tempo di rientrare.

Mathias Falcone

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