Charles Manson: il demonio dell’Helter Skelter

charles manson

Los AngelesCharles Milles Manson naque a Cincinnati nel 1934 da padre ignoto e madre tossicodipendente. Quando questa morì per abuso di stupefacenti, il piccolo Charles venne affidato ad alcuni zii: una coppia di religiosi fanatici avvezzi al sorpruso sul bambino. All’età di 12 anni, già psichicologicamente instabile, Charles scappò di casa e visse di espedienti diventando ospite fisso di centri correzionali per minori. Luoghi nei quali regnava la legge del più forte e il cui soggiorno prolungato aggravò la rabbia e aggressività del giovane.

Ora, benchè gravemente disturbato, Manson non era né stupido né sprovveduto. Al contrario, egli era dotato di una straordinaria dialettica che si univa ad una istintiva capacità di valutare e soppesare il prossimo. Sapeva imbonire, dote che affinò con il tempo, ed era in grado di affabulare al punto da incantare anche le menti più allenate a smascherare l’inganno. Gli effetti di queste naturali attitudini non tardarono ad arrivare. Nel 1954, la Commissione di valutazione per i detenuti concesse al 20enne Manson un rilascio anticipato in quanto ritenuto capace di reinserirsi nel tessuto sociale. Un errore. Il giovane tornò presto a vivere di illegalità malgrado si fosse sposato e avesse avuto un figlio. Dopo innumerevoli fermi  per furto ed aggressione,  Charles Manson fu condannato a 10 anni di galera nel penitenziario di McNeil (Washington).

La setta – Quando Manson venne liberato sulla parola era il 1967. Era un uomo di poco più 30 anni, affetto da gravi devianze psichiche, privo di fissa dimora e senza alcun legame personale (la moglie aveva chiesto il divorzio molti anni prima). Il periodo storico che l’America stava vivendo fece il resto. Charles si trasferì a San Francisco e si immerse nella nuova cultura liberal-pacifista Hippy, convincendo una cinquantina di giovani a seguirlo e venerarlo. La Manson Family viveva in una cascina abbandonata e i giovani erano stregati dal carisma del loro leader, dalla sua parlantina e dalla sua nuova ossessione: diventare un musicista. Aspirazione per la quale Charles riuscì anche a trovare un finanziatore. Si trattava di Dennis Wilson, batterista dei Beach Boys. Lo stesso gruppo che – dopo il floop di Manson nella discografia – si impossessò di uno dei suoi singoli, Cease to Exist, lo arrangiò diversamente cambiandone il titolo in Never Learn Not to Love e ne fece un successo. Da questo ennesimo fattore si stress, Charles non si riprese. Egli  si concentrò sui membri della sua Family di sbandati che vivevano di droghe e furti. Manipolò le loro menti presentandosi come la sintesi divina di Satana e Gesù Cristo ed essi erano tenuti a celebrarlo con grotteschi riti orgiastici. A tal proposito, un testimone raccontò: “Charles si faceva issare su una croce e voleva che le ragazze si inginocchiassero ai suoi piedi mentre lui si lamentava e gridava. A quel punto si celebrava il rito della fertilità: le ragazze dovevano sacrificare degli animali e berne il sangue. […]”.

L’uomo profetizzava per sé la conquista del mondo e istigava i suoi all’odio razziale e a quella verso i potenti.

Gli omicidi – Poi, la Family passò all’omicidio. Il 9 agosto 1969, 4 membri della setta, Charles “Tex” Watson, Susan Atkins, Patricia Krenwinkel e Linda Kasabian, penetrarono nella villa di Los Angeles del regista, Roman Polanski, e della moglie, la modella ed attrice, Sharon Tate, incinta di 8 mesi. La moglie era in compagnia di alcuni amici: Jay Sebring, parrucchiere dell’attrice, Abigail Folger, ricca ereditiera e il di lei fidanzato, Wojiciech Frykowski. I 4 gregari massacrarono tutti a colpi di coltello. Poi, intrisero uno straccio con il sangue di Sharon e scrissero sullo specchio del bagno le parole “Helter Skelter”, titolo di una canzone dei Beatles, a cui Charles era solito attribuire il significato di “finimondo”. “Pig” sulla porta d’ingresso. Il giorno dopo, toccò ai coniugi Leno e Rosemary La Bianca, anch’essi esponenti del bel mondo. L’unico a salvarsi fu Roman Polanski, il quale al momento del delitto della moglie era in Inghilterra a concluere il film Rosemary’s Baby.

Susan Altkin
Susan Atkins, una della “donne di Manson”

Poco dopo fu la volta dell’insegnate di musica, Gary Hinman, inviso a Charles per aver ospitato nella sua casa la setta e poi averli messi alla porta. E ancora Donald Shea, ex adepto che aveva denunciato il gruppo. Quest’ultimo venne ammazzato e tagliato in 9 pezzi.

Il processo –  Dopo lunghe indagini la polizia individuò la Family ed il suo leader i quali, nel 1970, vennero arrestati e sottoposti a processo. Non è chiaro se Manson abbia preso materialmente parte ai delitti di Los Angeles, certo è che ne fu l’organizzatore e il mandante. Il movente è ancora più difficile da precisare: rancore, megalomania, sadismo sono tutte ragioni palusibili. Una delle più accreditata è sempre stata l’ insanabile sete di fama e notorietà.

Al momento della condanna alla pena di morte (commutata poi all’argastolo) Charles Manson delirò: “[…] Guardo ai fatti che avete presentato davanti a questa Corte […]. E’ una cosa decisamente difficile guardare a 7 corpi e 102 coltellate. L’omicidio? L’omicidio è un’altra questione. E’ azione. E’ movimento. Si prende la vita di un altro. Boom! E non c’è più. Dici: “Dove è andato?” E’ morto. Voi fate un errore a cancellarmi dalla faccia della terra perché io lo farò a voi”.

Nel 2007, il 74enne Charles Manson ha fatto l’11esima domanda per la libertà vigilata. Richiesta respinta.

Chantal Cresta

Foto || http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/2/21/Charles-mansonbookingphoto.jpg

Foto || http://it.wikipedia.org/wiki/File:Susan_atkins.jpg

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2 Risponde a Charles Manson: il demonio dell’Helter Skelter

  1. avatar
    Anonimo 12/03/2011 a 18:54

    molto interessante questa rubrica, ne farete della altre?
    grazie
    Maria

    Rispondi
  2. avatar
    Chantal Cresta 13/03/2011 a 19:51

    Se facciamo altre rubriche? Assolutamente sì. Attualità, sport, musica, cultura… Quello che preferisci.
    Per quanto riguarda “La camera scura”, la settimana prossimo parlerò – salvo contrattempi – del caso Murri.

    Un saluto

    Rispondi

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