Cellule umane in orbita per studiare l’invecchiamento sulla Terra

Lo spazio: una macchina del tempo. L'Istituto di Scienze di Pisa spedisce cellule umane in orbita per studiare gli effetti dell'invecchiamento

Lo spazio: una macchina del tempo (repstatic.it)

Lo spazio: una macchina del tempo (repstatic.it)

Lo spazio funziona come una macchina del tempo. Una condizione ottimale per studiare gli effetti dell’invecchiamento e della sedentarietà prolungata. L’istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, ha pensato bene, infatti, di stravolgere le usuali modalità di sperimentazione biologica molecolare ed ha così spedito campioni di cellule umane in orbita.

SCOPO DELLA RICERCAEndothelial cells: questo il nome del progetto di “bio-medicina spaziale” coordinato dalla ricercatrice Debora Angeloni del Sant’Anna di Pisa, la cui messa a punto ha richiesto un intenso lavoro durato svariati anni. Scopo dello studio è quello di indagare ed individuare eventuali terapie contro l’aterosclerosi e la pressione alta, ovvero contro quelle patologie altamente diffuse che s’innescano principalmente con l’avanzare dell’età.

LO SPAZIO: UNA MACCHINA DEL TEMPO – L’assenza di gravità propria dello spazio permette al tempo di scorrere in maniera del tutto differente rispetto a quanto avviene sulla Terra, motivo per cui consente di monitorarne gli effetti in maniera certamente più rapida ed efficace. «Nello spazio gli astronauti sono soggetti ad un invecchiamento accelerato ma reversibile, che simula in maniera fedele ciò che avviene sulla terra in tempi molto più lunghi e in modo certamente non reversibile. Sui campioni di cellule rientrate in ottimo stato dallo spazio da ora in avanti sarà condotta un’ampia serie di analisi di biologia molecolare – spiega Angeloni – L’obiettivo a breve termine della ricerca è caratterizzare i meccanismi molecolari attivati dalla permanenza nello spazio, quegli stessi che probabilmente sono attivati anche dall’invecchiamento fisiologico del’endotelio» «L’obiettivo a lungo termine – conclude la scienziata – è mettere a punto metodi per la prevenzione e per la riabilitazione utili non soltanto per gli equipaggi spaziali, soprattutto per quelli impiegati in missioni esplorative di lunga durata, ad esempio il progetto Marte, ma anche per un grande numero di pazienti sulla terra».

PARTENZA E RIENTRO DALLO SPAZIO –  Le cellule umane sono state spedite nello spazio, con un lancio perfetto, dal Cosmodromo di Baikonur alle 6:37 am (ora italiana) del 2 settembre, a bordo della Soyuz TMA 18M, Mission 44S; sono rientrate alle 2:51 am (ora italiana) di sabato 12 settembre. Il progetto è stato selezionato dalla European Space Agency (Esa) e ha ricevuto il finanziamento dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi).

Antonietta Mente

@AntoMente

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