Celiachia e alimentazione senza glutine: da terapia a moda

Il frumento è uno dei cereali che contiene glutine (sirena.interfree.it)

Il frumento è uno dei cereali che contiene glutine (sirena.interfree.it)

La celiachia è l’intolleranza alimentare più diffusa al mondo. È una malattia autoimmune che colpisce i soggetti geneticamente predisposti, circa l’1% della popolazione mondiale. Il sistema immunitario dei celiaci riconosce il glutine, che è una proteina contenuta in alcuni cereali (frumento, farro, orzo, kamut, segale, spelta, avena e triticale) come una sostanza estranea e tossica, e una volta ingerito scatena una reazione anomala che causa seri danni all’intestino. La celiachia è un tema di grande attualità: sono numerose le campagne di informazione dedicate come anche le raccolte di dati, che hanno permesso di avere il quadro della situazione in costante aggiornamento e portato ad un importante incremento delle diagnosi.

Tuttavia tante domande sono ancora in attesa di risposte e a fornircele sarà Paola Fagioli, presidente AIC Lazio (Associazione Italiana Celiachia del Lazio).

I cibi senza glutine possono essere definiti sicuri o, per via dell’utilizzo delle sostanze addensanti in sostituzione del glutine, risultano essere poco sani?

I cibi sostitutivi senza glutine sono preparati con l’obiettivo non solo di escludere il glutine da quegli alimenti che tradizionalmente lo contengono, come il pane, la pasta o i prodotti da forno in generale, ma anche per garantire un gusto, un sapore ed una consistenza simili a quelli tradizionali. Ciò non è semplice e alcuni prodotti sul mercato possono presentare profili nutrizionali che si discostano dagli analoghi convenzionali per l’aggiunta di altri ingredienti che servono a garantire gradevolezza agli alimenti senza glutine. Anche se la situazione generale non è preoccupante, le aziende, sensibilizzate non solo dall’Associazione e dalle Istituzioni, ma anche dagli stessi consumatori, sempre più attivi grazie anche ai social media, si stanno impegnando al fine di migliorare i profili nutrizionali dei prodotti dietetici senza glutine, ad esempio riducendo l’apporto calorico o quello di grassi e zuccheri semplici.

Frequentemente alla celiachia si associano altre intolleranze o allergie alimentari, normalmente si tratta di lattosio, uovo, lievito e soia ma possono anche soffrire di diabete o ipertensione, per quale motivo?

Negli ultimi anni è stata dimostrata la correlazione tra celiachia e malattie autoimmuni come il diabete insulino-dipendente, la tiroidite, la cirrosi biliare, l’epatite autoimmune, la sindrome di Sjogren, l’alopecia e la miastenia gravis. Ancora oggi non è chiarito quanto questa associazione sia casuale, dovuta quindi ad un substrato genetico comune, e quanto invece sia causale, cioè quanto una prolungata esposizione al glutine possa influire sull’esordio della patologia autoimmune, come alcuni studi paiono suggerire. Non sono noti, viceversa, maggiori livelli di incidenza con altre intolleranze alimentari.

Capita di sentir  parlare di sperimentazioni di farmaci contro la celiachia, la famosa pillola  da assumere prima dei pasti, a che punto è la ricerca?

La ricerca prosegue, ma ad oggi è difficile fare previsioni sull’entrata in commercio di questo tipo di prodotti, oltre che sulla loro reale utilità. Realisticamente, la “pillola” potrà aiutare il celiaco per gestire il pericolo di contaminazioni, ad esempio nel caso in cui mangi (saltuariamente) fuori casa, in situazioni non garantite, ma non potrà permettere di assumere pasti convenzionali con glutine.

Perché in Italia i cibi senza glutine sono così costosi e si vedono quasi esclusivamente nelle farmacie?

L'attrice Gwyneth Paltrow sostiene di sentirsi meglio da quando ha eliminato il glutine dalla sua alimentazione

L’attrice Gwyneth Paltrow sostiene di sentirsi meglio da quando ha eliminato il glutine dalla sua alimentazione

Il maggior costo dei prodotti dietetici senza glutine non è rilevabile solo in Italia, ma in tutti i paesi del mondo. Il maggior costo è dovuto al maggior investimento da parte dei produttori, a partire dalla ricerca & sviluppo, ai maggiori costi di attrezzature, spesso dedicate, delle materie prime e dei controlli, fino ad arrivare a considerazioni più squisitamente economiche, come il fatto che quella del senza glutine resta una nicchia di mercato, dove le economie di scala possono incidere meno sulla riduzione del costo del prodotto. Viceversa, la vendita nel canale farmaceutico è molto legata al sistema italiano che, praticamente caso unico al mondo, prevede che i prodotti specificamente formulati per essere senza glutine siano erogati gratuitamente (fino ad un tetto massimo di spesa) al celiaco dal Servizio Sanitario Nazionale. Inizialmente, tale sistema, per analogia con la distribuzione dei farmaci (la dieta senza glutine è la cura per il celiaco, analogamente ai farmaci per molte altre patologie), è stato attivato nel canale farmaceutico. Ciò non ha impedito, comunque, il diffondersi della vendita dei prodotti dietetici per celiaci anche nella GDO, che ha avuto una grossa impennata negli ultimi anni, da quando il Decreto Veronesi (2001) ha stabilito che si possa attivare l’erogazione da parte del SSN anche in GDO. Oggi questa è una realtà in molte regioni italiane, che si sta estendo, non senza difficoltà di ordine organizzativo e gestionale, in tutto il Paese.

Per quale motivo lo Stato preferisce sobbarcarsi il costo di onerosi sostegni economici mensili erogati tramite il Servizio Sanitario Nazionale per tutti i celiaci, piuttosto che diffondere i cibi senza glutine, nella grande distribuzione e con prezzi equiparabili ai cibi comuni o comunque più contenuti?

L’erogazione dei prodotti dietetici per celiaci è stata attivata in Italia, con grande lungimiranza e impegno da parte dello Stato a tutela delle persone con celiachia, proprio perché questi alimenti costano di più ed è necessario sostenere il celiaco nell’acquisto dei prodotti per garantire l’accesso alla dieta senza glutine, quindi alla terapia, senza differenze di censo, scongiurando così gli elevati costi sociali di cura della sintomatologia e delle complicanze di una celiachia m

al trattata. Certamente, in una logica di incremento del potere di acquisto del celiaco rispetto a tetti di spesa invariati dal 2001 a fronte della crescita dei costi medi degli alimenti, l’erogazione in GDO può rappresentare una soluzione, ma non l’unica. La GDO, ad esempio, non garantisce né la diffusione capillare sul territorio del canale farmaceutico né l’assortimento che questo offre.

La cucina senza glutine è sempre più diffusa (salute.pourfemme.it)

La cucina senza glutine è sempre più diffusa (salute.pourfemme.it)

Con la crescente attenzione rivolta al mondo senza glutine, il celiaco si percepisce meno isolato a livello sociale?

È da un po’ di tempo che stiamo assistendo al diffondersi su Rete e Social Media dell’idea che il glutine faccia, di per sé, male e che, di conseguenza, la dieta senza glutine sia una dieta “sana”, più “leggera”, addirittura dimagrante, indicata per la generalità della popolazione. Queste affermazioni, però, non hanno alcuna base scientifica: il glutine, inteso come parte proteica delle farine di grano, può e deve giustamente rientrare in una dieta equilibrata di una persona sana, dove i cereali, fonte principale di carboidrati, ma anche di quantitativi non insignificanti di proteine, possono essere variati per garantire il miglior apporto di nutrienti (frumento, riso, mais, cereali minori). La diffusione di questa errata percezione della dieta gluten-free sta portando alla grave conseguenza di svilire la dieta senza glutine da terapia a moda, impattando così negativamente sulla vita delle persone celiache. La stessa celiachia, in questo clima, rischia di uscirne squalificata, e di questa mutata percezione abbiamo già visto le conseguenze sul piano normativo, con lo stralcio degli alimenti appositamente formulati per celiaci dalla norma quadro europeo sugli alimenti destinati a categorie vulnerabili della popolazione (Reg. (UE) 609/2013). La diffusione della “moda del senza glutine” ha portato anche ad un generale rischio che, nella disinformazione, si confondano celiachia, altre patologie di cui ancora si sa davvero poco, come la gluten sensitivity, stili alimentari e mode dove tutto viene banalizzato, mettendo a rischio le diagnosi, la sicurezza e la salute stessa del paziente, oltre alle sue tutele.

Antonella Nalli 

Foto: sirena.interfree.it, haccpeuropa.com, elitedaily.com, salute.pourfemme.it

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews