Cda Rai: tra calvari e polemiche nominati i nuovi consiglieri

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Roma – Alla fine il fatidico giorno è arrivato e paragonare quest’evento al conclave per le elezioni del Papa non sarebbe un azzardo visto il tempo che ci è voluto per giungere a questo risultato.

Questa mattina, infatti, la Commissione di vigilanza ha finalmente raggiunto la maggioranza richiesta per nominare il nuovo Cda della Rai. Una votazione che è stata accompagnata da molteplici polemiche visto il lungo calvario che l’ha caratterizzata nelle ultime settimane.

La prima fumata nera  risale alla fine di giugno quando il voto del Cda salta a causa dell’assenza, non giustificata, dei membri del Pdl e della Lega Nord.

Il secondo episodio avviene il 3 luglio: ennesima fumata nera. In quel caso addirittura si ha un doppio annullamento delle votazioni: il primo su richiesta del Pdl a causa di un voto errato (su una scheda era stato scritto Antonio Verro al posto di Antonio Verri), il secondo a causa della scheda bianca  del radicale Marco Beltrandi.

Ma non contenti di far perdurare questa situazione di stallo, ieri anche la terza consultazione si è conclusa con un nulla di fatto. Questa volta però le cause sono lievemente più complesse, visto che quelle più banali erano state già messe in campo nelle precedenti votazioni. A farle saltare di nuovo il Pdl: tutto nasce quando il senatore Paolo Amato (Pdl) dichiara all’Ansa di voler dare il suo voto a Flavia Nardelli (sostenuta da Idv, Fli e Pd), compromettendo i piani del Pdl. A quel punto si mobilita lo stesso presidente del Senato Roberto Schifani, che con una lettera al Presidente della Commissione Sergio Zavoli, fa presente l’intenzione di sostituire il franco tiratore Amato con Pasquale Viespoli motivando la decisione con la richiesta, da parte del gruppo Coesione e Territorio, di avere un rappresentante in seno alla Commissione.

Le polemiche non si fanno attendere da parte dei vari rappresentanti di partito. Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, definisce l’accaduto: «Un atto inaudito a favore del Pdl».

A scendere in campo lo stesso presidente del Consiglio Mario Monti, che minaccia il commissariamento, annullando di fatto i poteri dei partiti, se entro oggi non si raggiungeva l’intesa per le tanto agognate nomine del Cda della Rai.

Servivano proprio le minacce per smuovere i membri della Commissione che, questa mattina, giungono ad un accordo votando i sette nuovi membri del consiglio di amministrazione.

I nuovi consiglieri sono: Antonio Verro, Antonio Pilati, Luisa Todini, Guglielmo Rositani, Gherardo Colombo, Benedetta Tobagi, e Rodolfo De Laurentis. A questi si aggiungono Anna Maria Tarantola (anche se la sua nomina dovrà prima passare al vaglio della stessa Commissione) e Marco Pinto, nominati da Mario Monti nelle vesti di ministro dell’Economia.

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Naturalmente le polemiche non sono cessate. Il più infuriato è Antonio Di Pietro che parla di  «un vero e proprio golpe, avendo modificato il collegio elettorale durante le votazioni». Il segretario dell’Italia dei Valori  se la prende anche con Schifani per aver partecipato a questa «truffa» e denuncia come dietro tutto questo ci sia lo zampino di Silvio Berlusconi: «che vuole indebolire irrimediabilmente il servizio pubblico, per garantirsi il controllo di tutti i principali mezzi radiotelevisivi».

Assecondare la soddisfazione del presidente della Commissione Sergio Zavoli dopo il risultato raggiunto risulterebbe eccessivo. È vero che finalmente la situazione di stallo è terminata, ma sono evidenti i limiti di un sistema di elezione dei vertici della Rai incentrati troppo sulle logiche di partito che spesso e volentieri mettono in secondo piano i reali problemi (soprattutto economici) della nostra emittente pubblica televisiva.

Zavoli dichiara: «Possiamo compiacerci. Qualcosa da oggi non sarà più come prima nel rapporto tra una politica malintesa e l’azienda». Staremo a vedere.

Giorgio Vischetti

foto|| 2.bp.blogspot.com,;iljournal.it; beecologista.it

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