Quando dietro una moto piccola si cela una grande passione
di Mara Guarino
Domenica scorsa la gara della MotoGP ha tenuto incollati al televisore 5.517.000 telespettatori. Di sicuro, il rientro di Rossi avrà catalizzato anche l’attenzione di molti semplici curiosi ma il dato la dice comunque lunga su quanto l’amore per le due ruote sia sempre più radicato in Italia. E c’è addirittura chi la passione per le moto e la competizione la sente al punto da volerla vivere in prima persona. Un giro panoramico sulle statali non può bastare, perché l’adrenalina non sta nella velocità pura ma nella sfida con il cronometro e, ovviamente, con gli avversari in pista.
Tra le fila di questi appassionati d’hoc ci sono anche i minimotisti. Potrebbe sembrare assurdo soprattutto per chi le minimoto – in versione elettrica - è abituato a vederle negli scaffali dei supermercati. O, al più, le immagina come terreno di sperimentazione per piccoli campioni in erba. Eppure una minimoto non è un semplice giocattolo, è una vera moto da velocità su scala ridotta. Ha un telaio dedicato, freni a disco e un motore a due tempi con cilindrata 40 o 50cc, che può toccare i 100 kilometri orari. Mancano cambio e variatore di velocità ma i parametri su cui poter agire nella messa a punto non sono affatto pochi: frizione e rapporto di trasmissione finale solo per citarne alcuni.
Insomma, uno sport motoristico a tutti gli effetti, malgrado il formato “tascabile” del mezzo, che raramente supera i 50 cm d’altezza da sella a suolo. Sono richieste ad ogni modo doti non comuni: sensibilità tecnica, agilità, costanza negli allenamenti e anche una buona dose di coraggio nell’affrontare l’eventualità di cadute e infortuni. E perché no, un discreto portafogli. Ovviamente in funzione del livello prestazionale che si desidera raggiungere. Una minimoto raffreddata a liquido può arrivare a costare 4000 euro e il prezzo è destinato a salire ulteriormente per gli agonisti più esigenti, che affidano a meccanici esperti la preparazione motoristica e ciclistica del mezzo.
In questo caso, ben venga dunque la concorrenza cinese, se non altro perché ha favorito l’avvicinamento di molti simpatizzanti, di certo non disposti a costi da capogiro per qualche semplice giro di prova. La tradizione italiana è comunque lunga e forte e non teme alcuna rivalità. Tra i costruttori più rinomati: GRC, ZPF, Stamas, DM e Polini, quest’ultima col grande merito di aver costruito i primi motori dedicati in maniera specifica a queste piccole due ruote. Non appena importate dal Giappone da Vittoriano Orazi, il primo telaista di minimoto italiano, questi mezzi avevano infatti motori di derivazione industriale. L’ispirazione arrivava direttamente dai decespugliatori, di cui ancora oggi viene conservato l’avviamento a strappo.
Un campionato ufficiale italiano organizzato da FMI (Federazione Motociclistica italiana), un campionato europeo da cui sono passati molti futuri debuttanti in MotoGP, realtà amatoriali quali il Motoclub WLB Team, che, nel Nord Italia, raccoglie fino a 200 partecipanti per gara: niente male per un tosaerba! E poi riviste specializzate ed un impressionante seguito di appassionati sul web, con forum tematici dove scambiarsi opinioni, pareri tecnici ma anche conoscersi e stringere nuove amicizie.
Perché, alla base di tutto, oltre al sano agonismo, non c’è tanto la voglia di emulare i grandi campioni quanto quella di divertirsi e stare insieme, approfittando di una passione comune. Se capitasse una gara nelle vicinanze, varrebbe davvero la pena di dare un’occhiata per assistere ad un pomeriggio di spettacolo gratuito, dentro e fuori dalla pista. E chissà che l’occhio non cada su qualche prossima stella del motociclismo mondiale. Si comincia proprio così!
Foto | via http://www.team-maury51.com; http://www.team-maury51.com; http://www.team-maury51.com
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