Thursday, July 29, 2010

Le quasi certe partenze di Balotelli e Maicon potrebbero sbloccare un calciomercato decisamente sottotono. La Juve è ancora alla ricerca del colpo ad effetto; il mercato dei rossoneri sarà molto probabilmente solo in uscita. Per ora il passaggio di Cavani al Napoli risulta essere l’acquisto più prestigioso per la Serie A


di Davide Lopez

Mario Balotelli - Foto: www.sporth24.com

Dopo un mese circa di calcio mercato, ancora niente colpi ad effetto per le squadre italiane. Per tutti appare fondamentale gestire in primis il mercato in uscita per poi poter fare qualche acquisto. Ecco dunque che l’Inter attende le cessioni di Balotelli e Maicon per poter dare l’assalto finale a Kuyt e Mascherano. Per il giovane talento nerazzurro dovrebbe arrivare ad ore l’ufficialità del passaggio alla corte di Mancini per circa 30 milioni di euro. Per il forte terzino brasiliano resistono invece delle divergenze sul prezzo del cartellino, ma si giungerà molto probabilmente ad un accordo intorno ai 30 milioni di euro.
In casa Juve, persi Kolarov e Drenthe (finiti rispettivamente al City e al Liverpool), si continua ad inseguire il sogno Dzeko, letteralmente bloccato dal Wolfsburg. Il giocatore ha più volte espresso il suo desiderio di lasciare la Bundesliga, ma pare che la dirigenza del Wolfsburg non abbia alcuna intenzione di farlo partire, nemmeno dopo le minacce dell’attaccante bosniaco che ha così commentato la sua situazione ai microfoni della televisione tedesca: “ Vedrete come giocherò”.

Per quanto riguarda il Milan invece l’unico vero acquisto pare essere la conferma di Ronaldinho, che rimarrà in rossonero per un’altra stagione. Difficilmente vi saranno nuovi arrivi, o comunque acquisti di lusso.
In Europa, in attesa dei soliti colpi del Real Madrid, il “Mancity” domina la scena. Già presi David Silva, Yaya Tourè, Kolarov, si attende Mario Balotelli. Il Barcellona, che non ha certo bisogno di rafforzarsi più di tanto, si è già assicurato il fenomeno degli ultimi mondiali, David Villa e spera sempre nel ripensamento dell’Arsenal per far giungere anche Cesc Fabregas alla corte di Guardiola, per completare così il centrocampo della Spagna campione del mondo.
Ad agosto ci saranno senz’altro nuovi colpi, e noi vi terremo aggiornati. Nel frattempo riepiloghiamo qui di seguito tutti i trasferimenti effettuati finora dalle 20 squadre di Serie A.

BARI allenatore Ventura
Acquisti: Romero (Udinese); Pulzetti (Livorno); Ghezzal (Siena), Almiron (Juventus); Raggi (Palermo); D’Alessandro (Roma), Rinaldi (Rimini); M. Rossi (Parma).
Cessioni: Diamoutene (Lecce); Bonucci (Juventus); Bonvissuto (Ascoli); Ranocchia (Genoa); Meggiorini (Genoa); Carobbio (Siena); Kamata (Siena), Stella e Allegretti (Grosseto), Donda (rescissione)

BOLOGNA allenatore Colomba
Acquisti: Lupatelli (Cagliari), Paponi (Parma), Meggiorini (Genoa), Morleo (Crotone), Esposito (Genoa)
Cessioni: Savio (Monaco 1860); Guana (Palermo); Raggi (Palermo).

BRESCIA allenatore Iachini
Acquisti: Sereni (Torino)
Cessioni: Kozac (Lazio), Rispoli (Parma).

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Finalina-show, la Germania sale sul podio

Post di Francesco Guarino On luglio - 11 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Si gioca a viso aperto tra Germania e Uruguay. Müller sblocca, Cavani e Forlan ribaltano, Jansen e Khedira decidono. Muslera regala 2 gol, ma alla fine festa uruguagia e rimpianti tedeschi

di Francesco Guarino

Il polpo-veggente Paul pronostica correttamente la vittoria degli spagnoli sulla Germania (adnkronos.com)

Dopo l’infausta (e corretta) profezia del polipo più famoso del mondo, i tedeschi agguantano nuovamente il terzo posto al Mondiale, medesimo piazzamento di 4 anni fa. Grande amarezza dopo l’eliminazione con la Spagna, grande divertimento ieri sera per tutte e due le quasi finaliste: l’Uruguay recrimina per un Muslera con la testa già in vacanza, la Germania ruggisce e si prende il podio a 8 minuti dalla fine.

GRANDI PAPERE, GRANDI GOL – A Port Elizabeth al 19’ Muslera apre ufficialmente la stagione delle ferie: il tiro di Schweinsteiger dalla distanza non è irresistibile, ma lo Jabulani e i guanti del portierino laziale partoriscono un inguardabile effetto-saponetta. Il baby-fenomeno Müller è lesto ad insaccare il tap-in. Dieci minuti dopo lo stesso Schweinsteiger si appisola palla al piede e Cavani può impattare il risultato su assist di Perez. Nella ripresa dopo 6 minuti arriva uno dei gol più belli di questo Mondiale, il centro numero 5 firmato Diego Forlan: cross dalla destra di Arevalo, mezza rovesciata e palla imparabile alle spalle di Neuer. Neanche il tempo di gioire che Muslera fa il bis, uscendo a farfalle su un cross al centro di Boateng e lasciando la porta spalancata al facile pareggio di Jansen. I supplementari sembrano essere l’unica strada percorribile per le due squadre, ma al 37’ una carambola in area dell’Uruguay innesca il colpo di testa di Khedira. Muslera non è reattivo neanche stavolta, ma non può fare più di tanto ed è il 3-2 definitivo. I sogni sudamericani si spengono sulla traversa di Forlan due minuti dopo il novantesimo, ma per la Celeste di Tabarez ci sono solo applausi.

Thomas Müller, baby-fenomeno della Germania con la maglia del Bayern Monaco (sportpedia.net)

RIMPIANTO GERMANIA – Delusione invece per i teutonici: per la seconda volta consecutiva la corazzata tedesca si è fermata a un passo dalla finale, palesando una grande scioltezza nelle partite del girone o in quelle interlocutorie, salvo poi impattare contro l’ostacolo al momento decisivo. La vittoria-monstre contro l’Argentina non è bastata a soddisfare i palati più fini dei tifosi berlinesi, che hanno seguito con fiducia la rassegna sudafricana assiepati alla Porta di Brandeburgo. La Germania ha giocato la sua dodicesima semifinale su 19 edizioni complessive dei mondiali, a testimonianza di una solidità e di una continuità che forse non ha eguali al mondo. I soli tre titoli finali conquistati, però, sono l’altra faccia della medaglia, soprattutto se pensiamo che l’ultimo è arrivato nel 1990 con un rigore a dir poco dubbio. La finale persa nel 2002 contro il Brasile è ormai un ricordo sfuocato, ma i due stop consecutivi alle semifinali gridano vendetta. La stoffa per cucire un capolavoro c’è: la giovanissima Germania di Löw avrà modo di lavorare sui pochi veterani e far crescere i numerosi “baby” che hanno trascinato la squadra sino al gradino più basso del podio. C’è tempo per cesellare e per tornare ad essere così come li vuole l’inno nazionale: Deutschland über alles. La Germania al di sopra di tutto.

Foto homepage: footballpictures.net

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È tornata l’Arancia Meccanica: l’Olanda vola in finale

Post di Francesco Guarino On luglio - 7 - 2010 2 COMMENTI

Forlan risponde al missile di Van Bronckhorst, poi nella ripresa l’Olanda dilaga grazie anche al fuorigioco di van Persie sul 2-1, non ravvisato dal guardalinee. La difesa olandese inizia a traballare, ma la concretezza in fase offensiva è quasi spaventosa

di Francesco Guarino

URUGUAY – OLANDA 2-3: Van Bronckhorst (O) 18’p.t., Forlan (U) 41’p.t.; Sneijder (O) 25’s.t., Robben (O) 28’s.t., Maxi Pereira (U) 47’s.t.

Bert van Marwijk, allenatore dell'Olanda finalista (regiosportaktueel.nl)

Doveva essere il Mondiale di Maradona, Dunga, Lippi, Domenech. È diventato il Mondiale di Löw e della sua travolgente Germania, ma anche e soprattutto il Mondiale di Bert Van Marwijk, mister 14 vittorie su 14 partite, contando dal primo match di qualificazione a Sudafrica 2010 sino a ieri. Col 3-2 all’Uruguay gli orange hanno tutti e due i piedi sul podio e domenica al Soccer City di Johannesburg bisognerà trovare l’ultimo sforzo per issarsi sul gradino più alto. Per scalzare una volta per tutte il ricordo di Cruyff e dell’Olanda del calcio totale.

LA PARTITA - Lo Jabulani non vuole smettere di essere protagonista del Mondiale: i primi due gol sono tutti farina del suo sacco. Al 23’ il sinistro terrificante di Van Bronckhorst (35 anni, dimostrazione vivente che con un po’ di preparazione si fanno faville anche a quell’età. Capito Cannavaro?) galleggia in aria come se fosse all’interno dell’Apollo 13 in orbita attorno alla luna, prima si spegnersi imparabilmente all’incrocio dei pali. Al 41’, invece, la sventola di Forlan da fuori area prende una traiettoria che manderebbe al manicomio qualsiasi esperto di balistica, figuriamoci quel mezzo portiere di Stekelenburg che nell’occasione fa una figura barbina. L’Olanda si spaventa dopo il pareggio, ma il salvifico intervallo è lontano solo cinque minuti. A metà ripresa il colpo del ko è un uno-due da peso massimo: Sneijder di destro pesca l’angolino con deviazione maligna di Maxi Pereira, Robben di testa firma il secondo riscatto dei nani (dopo lo stacco aereo dell’ottimistico metro e settanta Sneijder contro il Brasile), con un inserimento in area da centravanti consumato. In occasione della rete di Sneijder, però, pesa la posizione irregolare di van Persie, che è sulla traiettoria del pallone e cerca anche la deviazione, traendo in inganno Muslera. Chiamata arbitrale difficile, ma la terna arbitrale russo-uzbeka era stata tra le migliori della rassegna finora. Tabarez mette dentro Fernandez e il “loco” Abreu, ma l’Uruguay strappa il gol della bandiera solo al 92’ con un bel sinistro a girare di Maxi Pereira. Troppo tardi per l’assalto finale, ma chapeau ad una squadra che è arrivata da protagonista tra le prime quattro del Mondiale, dovendo per di più rinunciare a pedine importanti vittime di infortuni e squalifiche. In finale, però, ci va l’Olanda.

Robin van Persie (concerningarsenal.com)

ARANCIA MECCANICA – La nazionale di Van Marwijk è lontana anni luce da quella di Cruyff e Neskeens: non c’è la stessa velocità, non c’è la stessa qualità, non ci sono così tanti artisti del pallone come quelli capaci di produrre il gol tatticamente più incredibile della storia del calcio: 32 tocchi consecutivi di palla dal fischio d’inizio in poi, prima di guadagnare il rigore dell’1-0 nella finale (poi persa) del 1978 contro l’Argentina.  L’Olanda del terzo millennio è fisica, metodica, un meccanismo perfettamente oliato e tarato sull’essenzialità. La linea difensiva a quattro che ha mortificato il samba brasileiro non ha nulla a che vedere con i Beckenbauer o i Cannavaro dei bei tempi andati, ma è formata da un blocco granitico collaudato e che, se necessario, preferisce sparare in tribuna piuttosto che rischiare un dribbling avventato. Van Bommel è un regista col gusto dello splatter, fa girare palla e saltare caviglie con la stessa noncuranza. Kuyt non è un esterno, ma si sbatte sulla fascia come un’ala vera e propria e addomestica i propri piedi pesanti a produrre finezze come il cross del 3-1. Solo tre uomini accendono la luce, ma che gran luce: van Persie, Robben e Sneijder. Il giovane Robin è nervoso, gioca fuori posizione e litiga troppo, a volte anche con i compagni. Ma il suo compitino lo fa con una facilità disarmante. Sneijder e Robben forse non stanno giocando al 100% (sarebbe assurdo dopo una stagione approdata in finale di Champions per tutti e due) ed è quella la cosa inquietante: tutto ciò che toccano si trasforma in oro, fossero avventati colpi di testa o tiracci senza pretese. Quando la fortuna vira decisa in una direzione, c’è poco che possa contrastare il fato. Germania o Spagna che sia, l’avvertimento è lanciato. Quello che sta facendo girare vorticosamente le pale dei mulini olandesi è inequivocabilmente il vento della buona sorte.

Foto homepage: liverpoolies.tv

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La maledizione degli 11 metri: Spagna, che sudata!

Post di Francesco Guarino On luglio - 4 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Nell’ultimo quarto di finale un Paraguay attento e coraggioso imbriglia la Spagna per l’intera partita, prima di gettare al vento l’occasionissima dell’1-0. Villar ipnotizza Xabi Alonso sul rigore (battuto due volte), poi palo di Pedro, doppio palo di Villa a porta vuota e gol

di Francesco Guarino

PARAGUAY – SPAGNA 0-1: Villa (S) 38’s.t.

Vicente del Bosque, allenatore della Spagna (elfutbolesmundial.com.ar)

Dopo la sorpresa pomeridiana, ci mancava solo che il Paraguay facesse il colpaccio ai danni della Spagna. E in verità c’è mancato davvero poco, perché gli iberici hanno sofferto a lungo l’acume tattico degli uomini di Martino, prima di trovare il gol decisivo al termine di una partita rocambolesca. Rocambolesca come la dinamica della rete vincente.

TUTTO A SPECCHIO, ANCHE I RIGORI – Doppio 4-4-2 per le squadre in campo: il risultato è che gli spazi sono occupati alla perfezione dai 20 uomini di movimento e si fatica a trovare il margine per uno spunto offensivo degno di nota. Ci prova Xavi da fuori area, ma il vero brivido è il gol annullato a Valdez, che insacca da solo davanti a Casillas: il paraguayano è in posizione regolare, quantomeno dubbia la segnalazione del guardalinee. Nella ripresa ci pensa Piquè a vivacizzare la partita, quando al 12’ decide di placcare in area di rigore Cardozo, dopo averlo perso in marcatura. Il rigore è solare, ma dal dischetto lo stesso Cardozo spedisce tra le braccia di “san Iker”, che addirittura blocca il pallone. Rovesciamento di fronte e il penalty stavolta è per la Spagna: Villa se ne va in velocità, di esperienza fa muro tra sé e il pallone, Alcaraz lo butta giù e si torna dagli 11 metri. Xabi Alonso segna il primo tiro, ma ci sono più uomini in area di rigore che tifosi allo stadio: sul secondo tiro Villar fa il miracolo e si resta sullo 0-0. Quando tutto sembra preludere ai tempi supplementari Iniesta riesce finalmente ad accendere il sacro fuoco spagnolo. Percussione centrale che taglia in due la difesa, palla sull’esterno e Pedro e tiro a botta sicura del giovane attaccante catalano che centra il palo. Sulla respinta si avventa Villa che a porta vuota mira sul secondo palo: la sfera incoccia sull’interno del legno, schizza sul montante opposto e tocca anch’esso prima di finire in porta.

"El niño" Torres non ha brillato neanche ieri (im.in.com)

PROVA DEL FUOCO – La Spagna non ha finora convinto come ci si aspettava alla vigilia: percentuali bulgare di possesso palla ma pochissima concretezza sottoporta, specchio della scarsa vena soprattutto di Fernando Torres, ieri sostituito da del Bosque dopo neanche un’ora. Il solito Villa sta tenendo a galla gli iberici, che ora saranno chiamati alla prima vera prova del fuoco in semifinale contro la Germania: una squadra in grado sia di difendere che di ripartire, a differenza delle squadre incontrare finora dalle furie rosse. Per dovere di cronaca, in questa semifinale avremmo dovuto esserci noi. Se solo fossimo stati degni delle quattro stelle appuntate sotto il tricolore.

Foto homepage: skysports.com

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L’undici di Loew dà una lezione di tattica e agonismo agli argentini, che si sentivano campioni del mondo in pectore. Il mix vincente della Germania: superlativo il 20enne Muller, eterno il veterano Klose. Giallo Argentina: i giocatori si danno la carica sotto il tunnel e allontanano bruscamente una telecamera. Cosa (non) avrà detto Maradona negli spogliatoi?

di Francesco Guarino

ARGENTINA – GERMANIA 0-4: Müller (G) 3′p.t.; Klose (G) 22′ e 44′ s.t.,  Friedrich (G) 29’s.t.

Joachim Löw, c.t. della Germania (thetactician.com)

In questa maniera non se l’aspettava proprio nessuno. Pochi avrebbero firmato per una vittoria facile dell’Argentina, ma nessuno avrebbe puntato un solo euro su un poker tedesco alla Seleçion. E invece la corazzata tedesca guidata da Joachim Löw ha marciato indisturbata nelle pampas, facendo incetta di reti tra le immense distese verdi del Green Point Stadium, abbandonate al proprio destino dalla imbarazzante difesa argentina. Quattroazero, da leggere tutto d’un fiato. Un risultato che farà storia.

FENOMENO MÜLLER – Al fischio d’inizio la Germania schiera 6 uomini su 11 che hanno meno di 25 anni. Neuer (’86), Boateng (’88), Khedira (’87), Ozil (’88), Muller (’89), Podolski (’85). Durante la partita entreranno Jansen (’85) e Kroos (’90!). La forza tedesca sta innanzitutto nell’inesauribile motore dei suoi baby-nazionali: l’Argentina riesce ad alzare il forcing solo ad inizio secondo tempo, ma dopo ogni marcatura è sempre e comunque la Germania a rincorrere gli avversari sin nella propria metà campo, a rintuzzare gli attacchi e a rilanciare in contropiede la manovra. I due gol di Klose (14 reti nella sua storia ai mondiali, come il connazionale Gerd Müller) arrivano entrambi in contropiede, quasi in fotocopia. Un altro Müller, invece, è la mente di questa squadra: il giovanissimo Thomas, regista del Bayern Monaco, che sblocca il risultato dopo soli 3 minuti con una impercettibile deviazione di testa che fa fare una figuraccia a Romero. Corsa, agonismo e visione di gioco: in quella posizione la Germania avrebbe dovuto avere il più roccioso e meno rapido Ballack, il capitano infortunatosi alla vigilia della rassegna sudafricana. Nessuno sta sentendo la sua mancanza.

Leo Messi: è stata una partita terribile per lui (premieryligadechampions.com)

ARGENTINA NON PERVENUTA – L’Argentina quasi imbarazza per la pochezza dimostrata in campo: Messi oscilla tra l’out di destra nel primo tempo e quello di sinistra nel secondo,  per concludere il match nell’anarchia tattica più totale. Nulla lo desterà dal torpore. Mertesacker ne mortifica fisicamente gli sforzi nell’uno contro uno, Boateng gli tiene botta anche tecnicamente. È una Germania da sogno, troppo bella per essere vera, anche se quella che ha di fronte è la fotocopia sbiadita dell’Argentina di domenica scorsa. Solo Di Maria prova ad inventare qualcosa sulla destra, ma, quando la palla arriva al centro dell’area tedesca, davanti a Neuer sembra essere improvvisamente risorto dalle ceneri il muro di Berlino. Dal suo canto Maradona è rimasto imbalsamato in campo dal gol dello svantaggio sino alla fine: il c.t. argentino ha palesato nell’occasione tutti i suoi limiti in panchina, dando la netta impressione di non avere la minima idea sul come risollevare o scuotere la squadra.

GIALLO NEL TUNNEL, POI IL TRACOLLO - Nell’intervallo un curioso siparietto cattura l’attenzione delle telecamere: i giocatori dell’Argentina si stringono a cerchio per parlare, mentre Mascherano allontana bruscamente l’operatore autorizzato a riprendere nel tunnel. È strano che un “rito” del genere avvenga proprio lì, al riparo dagli occhi dei tifosi e, probabilmente, anche da quelli del mister. L’impressione è che il carisma di Maradona si sia sciolto alla prima vera difficoltà e che i giocatori abbiano voluto e dovuto fare da sé anche per rinfrancarsi prima di tornare in campo. I secondi 45 minuti sono stati ugualmente un inferno per i Diego-boys: l’armata tedesca ha rintuzzato facilmente i dieci sterili minuti di pressing argentino, prima di lanciare la controffensiva. Al 22’ Müller serve Podolski da terra, il polacco di Germania vede Klose solo in mezzo all’area e gli recapita la palla a un metro dalla linea di porta. Minuto 29, slalom imbarazzante di Schweinsteiger che ridicolizza la difesa argentina, palla al centro a Friedrich che realizza il suo primo gol in nazionale alla gara numero 77. La Seleçion dovrebbe provare almeno a salvare l’orgoglio, ma né Pastore, né Aguero (subentrato inspiegabilmente a Di Maria, migliore in campo) riescono a fare nulla. A un minuto dalla fine la Germania cala persino il poker con Klose, che di piatto conclude alle spalle di Romero l’ennesimo contropiede spezzacaviglie dei teutonici. L’agonia di Messi si consuma con due tiri centrali parati da Neuer: per il Pallone d’Oro neanche un gol in questo mondiale. Unica nota dolentissima per i tedeschi è l’ammonizione del gioiello Müller: diffidato, salterà la semifinale con la vincente di Spagna-Paraguay. La Germania detiene contemporaneamente i titoli europei under 17, 19 e 21 ed ha raggiunto la semifinale con una squadra la cui età media è di 24 anni e 96 giorni. Comunque vada, è iniziata una nuova era nel calcio mondiale.

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Et ha fatto visita al presidente Zamparini?

Post di Adriano Ferrarato On luglio - 3 - 2010 3 COMMENTI

Opera umana o segnale di un passaggio extraterrestre, i “Crop circles” si manifestano sempre su coltivazioni agricole di vaste dimensioni. Stavolta sono stati avvistati a Merlana di Bagnaria Arsa, su un terreno di proprietà del famoso imprenditore e tifoso rosanero

di Adriano Ferrarato

Il presidente Maurizio Zamparini

Il presidente Maurizio Zamparini

«Si, i cerchi sono là. Sono più o meno grandi. Proprio come quelli di cui si ha conoscenza nel mondo. Mi hanno avvisato, sono corso a vedere. Cosa dovevo fare, a dire la verità ero curioso anche io…». Con queste parole Maurizio Zamparini ha commentato l’insolito fatto avvenuto in un campo di grano di sua proprietà in Friuli (Merlana di Bagnaria Arsa), dove sono comparsi nell’arco di poche ore numerosi “Crop circles”, il più grande dei quali misura ben 50 metri di diametro.

Definiti anche agroglifi, questi sorprendenti fenomeni interessano sempre vaste aree di coltivazioni (nel maggior numero di casi si tratta di piantagioni di cereali) dove il frumento appare appiattito e schiacciato in modo uniforme, formando precise figure geometriche che possono essere solamente ammirate con una prospettiva dall’alto. L’episodio friulano non è che l’ultimo di una lunga serie di queste strane apparizioni, la cui prima in assoluto è datata addirittura a più di trent’anni fa e delle quali non si è mai riusciti a dare una spiegazione precisa ed accettabile sulla loro origine.

Proprio il proprietario rosanero ha sottolineato questo ultimo aspetto: «Possiamo parlarne , ipotizzare qualsiasi cosa, ma dietro non c’è una mano umana…Non è il frutto di un lavoro umano, dietro c’è di più molto di più». Sono in molti infatti a vedere in queste mastodontiche circonferenze un segno del passaggio di una civiltà extraterrestre sul nostro pianeta. Per gli ufologi più accaniti si tratterebbe di astronavi aliene approdate sul nostro suolo e decollate nell’arco di poche ore lasciando queste immense tracce come prova della loro esistenza. Numerose dicerie hanno raccontato perfino di sfere di luce mobili.

Altre ipotesi e teorie mettono in campo (è proprio il caso di dirlo) fenomeni climatici o di tipo fisico, chiamando in causa gli effetti di alcune frequenze sonore agenti sul sottosuolo. Si è anche parlato di satelliti capaci di bombardare il nostro pianeta con raggi laser potentissimi. Il tutto sarebbe confermato dal fatto che, visti da vicino, gli steli delle piante coinvolte appaiono piegati o afflosciati da un forte calore. E non quindi spezzati da un peso enorme. Tuttavia è stato provato che nella maggior parte dei casi questa è una caratteristica del tutto normale per questa tipologia di coltivazioni.

I Crop circles a Merlana di Bagnaria Arsa, in Friuli

I Crop circles a Merlana di Bagnaria Arsa, in Friuli

Per quanto riguarda invece la possibilità di uno scherzo da parte di qualche burlone (nel 1991 due anziani inglesi, Doug Bower e Dave Chorley, vinsero il premio Ig Nobel per l’ideazione di questo bizzarro gioco), non è mai stata esclusa l’opportunità di una produzione di carattere umano. E’infatti comprovato come un discreto numero di uomini è in grado di realizzare dei notevoli Crop Circles in poche ore e utilizzando solamente modesti strumenti tecnologici.  Alcuni lo hanno fatto anche diventare un modo di fare pubblicità o una forma espressiva di arte estrema (come l’Homer Simpson che si può ammirare a Dorchester). Ciò tuttavia non svela il mistero, perché una operazione così vasta non può assolutamente essere svolta senza che qualcuno se ne accorga.

Qualunque sia la verità, l’unica reazione possibile quando ci si trova di fronte ad eventi così difficilmente spiegabili è la stessa che Zamparini ha riassunto con le sue stesse parole: «La scienza? Finora da quel che so, da quel che leggo, la scienza è riuscita a spiegare soltanto uno dei mille eventi che ci accadono intorno. Parlo di percentuali ovviamente. Prendiamo una qualsiasi cosa avvanuta, abbiamo magari una spiegazione certa, ma non tutto si può direzionare con la scienza. E i cerchi sono una di queste cose, credo proprio…». A meno che il presidente non abbia convocato ET per discutere con lui un contratto come fuoriclasse per giocare nel suo Palermo. Altro che il calcio stellare dei mondiali sudafricani.

 

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Melo-dramma Brasile: passa l’Olanda e trova l’Uruguay

Post di Francesco Guarino On luglio - 3 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

L’Olanda vola in semifinale con un incredibile secondo tempo, in cui ribalta lo svantaggio iniziale di Robinho. Ronaldo a Felipe Melo via Twitter: «Meglio se non torni in Brasile». Il Ghana getta via il sogno al 120’, con l’errore dal dischetto di Gyan. Ai rigori passa l’Uruguay

di Francesco Guarino

OLANDA – BRASILE 2-1: Robinho (B) 10’p.t.; aut. Felipe Melo (B) 8’s.t., Sneijder (O) 23’s.t.

Felipe Melo, protagonista in negativo dell'eliminazione del Brasile

Clamoroso a Port Elizabeth. L’ultima volta che l’Olanda aveva eliminato il Brasile in una competizione mondiale era il 1974, e in campo c’erano due signori che rispondevano ai nomi di Cruyff e Neskeens. Da ieri Sneijder e Robben si sono candidati al ruolo di successori ufficiali degli indimenticati gemelli del gol olandesi. Eppure sembrava essersi messo tutto a favore dei verdeoro, quando Robinho dopo dieci minuti infilava già Stekelenburg, girando in porta un preciso assist di Felipe Melo. Il passaggio vincente per Robinho sarà però l’unico lampo dello juventino, protagonista in negativo del secondo tempo. Il Brasile ha il demerito di non riuscire a concretizzare al meglio le infinite palle gol dei primi 45 minuti, così l’Olanda che scende in campo nella ripresa ha ancora tutte le carte in regola per giocarsi la qualificazione. All’8’ arriva il suicidio sudamericano: cross telefonato di Sneijder, la palla finisce tra Felipe Melo, che salta scomposto, e Julio Cesar, che probabilmente non chiama l’uscita. Il risultato è che la sfera incoccia sul centrocampista e finisce incredibilmente in rete. Il Brasile accusa il colpo e perde metri sul terreno di gioco, Kakà potrebbe spostare di nuovo l’ago della bilancia del match verso i pentacampeones, ma il suo pallonetto finisce fuori di poco. L’Olanda è una squadra nuova e al 23’ passa in vantaggio: calcio d’angolo di Robben, sponda di Kuyt sul primo palo e Sneijder, dimenticato da Felipe Melo a due passi dalla porta, mette in rete di testa la più facile delle occasioni. Dunga si mette le mani tra i capelli, ma cinque minuti dopo se li strapperà letteralmente quando Felipe Melo prima commette fallo da dietro su Robben, poi lo calpesta inspiegabilmente sulla coscia quando l’olandese è immobile a terra. L’arbitro Nishimura vede tutto e lo manda sotto la doccia. Il Brasile in dieci ci prova sterilmente, l’Olanda resiste all’assedio con Oojer ed Heitinga che spazzano via anche le mosche dall’area, mentre Huntelaar e Kuyt divorano il colpo del ko al 91’. Due minuti dopo è festa grande: gli orange sono in semifinale. Oscena caduta di stile via Twitter di Ronaldo: a fine partita sul profilo dell’attaccante ex-Inter e Milan appare la frase «Felipe Melo eviti di venire a trascorrere le ferie in Brasile». I verdeoro restano a bocca asciutta, l’Olanda sogna il primo mondiale.

URUGUAY – GHANA 5-3 d.c.r. (1-1 al 120’): Muntari (G) 47’p.t.; Forlan (U) 10’s.t.

Sequenza rigori: Forlan (U) gol, Gyan (G) gol, Victorino (U) gol, Appiah (G) gol, Scotti (U) gol, Mensah (G) parato, Pereira (U) fuori, Adiyiah (G) parato, Abreu (U) gol

"El loco" Abreu ha realizzato il rigore decisivo (Nathanolabarria.com)

Il cuore pulsante dell’Africa calcistica strozza il suo battito vitale al 121’ contro la traversa della porta difesa da Muslera. L’incredibile calcio di rigore, che avrebbe potuto regalare alle Black Stars del Ghana una storica semifinale, finisce contro la traversa e schizza in curva. Gyan si dispera e con lui un intero continente, che sperava in una propria rappresentante nelle prime quattro nel primo mondiale “casalingo” di sempre. Nei 90 minuti regolamentari c’è più Uruguay che Ghana, ma sul finire del primo tempo ci pensa il Jabulani a sbloccare il risultato: tiro-bomba di Muntari dai 30 metri abbondanti, solito effetto impazzito del contestatissimo pallone mondiale e vantaggio ghanese. Nella ripresa Forlan rende pan per focaccia agli africani: punizione defilata sulla sinistra, tiro di mezzo collo sul secondo palo e ancora Jabulani protagonista per l’1-1. Da quel momento in poi regna la paura e l’approdo ai supplementari è l’unica strada percorribile. Nei 30 minuti aggiuntivi le Black Stars hanno più gambe e all’ultimo minuto avrebbero la grandissima occasione per passare il turno. Mischia selvaggia in area e doppio tiro respinto sulla linea da Suarez, prima di stinco, poi di braccio. Espulsione e rigore, sul dischetto va Gyan ma la palla scheggia la traversa e regala letteralmente la qualificazione ai sudamericani. Dal dischetto infatti gli “italiani” Mensah (ex Bologna, Genoa e Chievo) e Adiyiah (Milan) calciano malissimo, mentre il “loco” Abreu va sul dischetto e con un annunciatissimo cucchiaio (Daniel Fonseca, commentatore su Sky, lo ha annunciato esplicitamente in telecronaca) regala alla “Celeste” la semifinale a 40 anni di distanza.

Foto homepage: ilgiornale.it

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I campioni d’Europa vincono 1-0 col Portogallo di Cristiano Ronaldo grazie alla rete del solito Villa. Ai quarti incontreranno il Paraguay, che nel pomeriggio ha sconfitto il Giappone ai calci di rigore.

di Davide Lopez

PARAGUAY – GIAPPONE 0-0 (5-3 d.c.r)

La gioia dei giocatori paraguaiani

La gioia dei giocatori paraguaiani

A Pretoria si gioca la partita dei rimpianti per la nostra nazionale. Dovevamo essere noi in campo ad affrontare i giapponesi e invece, surclassati da Nuova Zelanda e Slovacchia, ci ritroviamo sul divano di casa ad assistere ad una gara senza pretese, che si conclude con un pareggio forse annunciato. Fortunatamente le regole prevedono che dopo 120′ qualcuno debba in qualche maniera vincere e dunque ecco, per la prima volta in questi mondiali, la lotteria dei calci di rigore. La spuntano i sudamericani con un 5-3 che regala loro il pass per i quarti di finale, dove incontreranno la Spagna.

Durante i 90′ minuti regolamentari, le squadre si sono affrontate in maniera molto attenta, probabilmente troppo attenta. Forse entrambi gli schieramenti avvertivano l’importanza di poter compiere l’impresa storica di portare la propria nazionale per la prima volta ai quarti di finale di un mondiale. E’ il Paraguay a fare la partita, ma il Giappone risponde colpo su colpo. Quando Barrios nel primo tempo impegna Kawashima, subito Natsui colpisce la traversa con un tiro dalla grande distanza.

 Ci prova poi Santa Cruz che sfiora il palo con un sinistro ravvicinato e pochi minuti dopo è Honda ad andare vicino al vantaggio con un bel sinistro a conclusione del solito rapido contropiede nipponico. La musica non cambia nella ripresa e nei supplementari. Due squadre molto equilibrate, ma disordinate quando si tratta di costruire gioco. Sono obbligatori i tiri dal dischetto dove l’errore decisivo di Komano, permette a Cardozo di siglare il gol che porta il Paraguay ad uno storico quarto di finale. Con la Spagna, però, servirà ben altro. Vedremo cosa Martino riuscirà ad inventarsi per tamponare il possesso palla delle Furie rosse.

 

SPAGNA – PORTOGALLO 1-0
MARCATORI: Villa (18′ s.t)

A Città del Capo si gioca il suggestivo derby della penisola iberica tra Spagna e Portogallo. In realtà gli spagnoli temevano più l’ostacolo Portogallo per la storica rivalità che per il valore oggettivo dell’undici allenato da Queiroz, apparso ben poca cosa se si esclude la valanga di gol rifilata alla squadra-materasso della Corea del Nord. E’ chiaro sin dai primi minuti che in campo vi è una squadra che vuole giocare la partita ed un’altra che vuole solo difendersi per poi ripartire in contropiede. Viene addirittura schierato Pepe, notoriamente un centrale difensivo, come ulteriore barriera davanti alla difesa per non permettere a Xavi e Iniesta di poter ragionare troppo col pallone tra i piedi. La Spagna, dal canto suo, non è proprio in una delle sue serate più brillanti. La manovra è lenta e la celebre ragnatela di passaggi stenta a trovare fluidità. Inoltre Torres mostra più volte di non aver ancora raggiunto la sua forma ottimale e si avverte la mancanza di un punto di riferimento nell’area di rigore avversaria.

Cristiano Ronaldo, una serata amara

Cristiano Ronaldo, una serata amara

Il Portogallo prova ad approfittare della situazione non idilliaca della squadra di Del Bosque e in un paio di occasioni sfiora il clamoroso vantaggio. Cristiano Ronaldo non combina praticamente nulla: qualche dribbling eccellente, diverse lamentele per falli non concessi e una punizione violentissima da più di 30 metri che Casillas respinge con tecniche pallavolistiche.


Nella ripresa
diminuiscono le energie per i portoghesi e al 18′, una splendida azione porta in vantaggio la Spagna. Iniesta riceve al limite dell’area, gran palla filtrante per Xavi che di tacco allunga per Villa. Il primo tir viene respinto da un ottimo Eduardo, ma il secondo si infila sotto la traversa. E’ l’1-0 ed è anche la fine della partita perchè il Portogallo risulterà poi assolutamente incapace di reagire. I campioni d’Europa invece rischiano di dilagare con Llorente (subentrato a Torres) e Ramos. Nel finale viene espulso Ricardo Costa per una gomitata a Capdevilla. La Spagna, in una partita non entusiasmante, mantiene il solito 65% abbondante di possesso palla e la solita tranquillità in fase di costruzione. Sembra poter sempre controllare il match e con un Villa così (4 gol in 4 partite), è senz’altro una delle più accreditate pretendenti per il titolo.

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Robben-Sneijder spezzano il sogno slovacco, la Seleçao di Dunga affonda il Cile di Bielsa: venerdì si incontreranno per un posto tra le prime quattro. La Gazzetta dello Sport alza la voce e lancia una petizione online per l’applicazione della tecnologia al calcio. Il link per firmare assieme a noi

di Francesco Guarino

Wesley Sneijder (Tuttoblogsport.com)

OLANDA – SLOVACCHIA 2-1: Robben (O) 18’p.t.; Sneijder (O) 39’s.t., Vittek (S) rig. 49’s.t.

Non è un’Olanda scintillante, ma tanto basta per avere la meglio su una Slovacchia che evidentemente ha esaurito la propria linfa vitale nella partita contro gli azzurri. A Durban vince la noia: dopo 18 minuti il solito sinistro velenoso di Robben sblocca il risultato, poi per un’ora abbondante l’apatia calcistica regna sovrana. Van Marwijk sceglie Van Persie attaccante centrale e spedisce Kuyt sull’esterno, sovvertendo gli equilibri naturali dei due giocatori. Ne risente l’intera manovra offensiva dell’Olanda, che fatica a trovare un efficace punto di riferimento avanzato, quale l’occasionalmente detronizzato centravanti del Liverpool sa essere alla perfezione. Gli orange non riescono a sferrare il colpo del ko e la Slovacchia nella ripresa prova a fare capolino, ma il mediocre portiere Stekelenburg, diventato titolare dopo l’addio di Van der Sar, fa la parata della vita contro l’Italian killer Vittek. Il suo collega Mucha non è altrettanto infallibile pochi minuti dopo, quando decide di uscire in maniera avventata su Kuyt: in mezzo all’area resta Sneijder, liberissimo di appoggiare nella porta sguarnita l’invito del compagno. Inutile il gol del 2-1 di Vittek al 94’: non c’è neanche tempo di riportare la palla al centro.

BRASILE – CILE 3-0: Juan (B) 35’p.t., Luis Fabiano (B) 37’s.t.; Robinho (B) 14’s.t.

Robinho in azione (Samuellincoln.com)

Un, dos, tres: il Brasile di Dunga rompe gli indugi e inizia a ballare (e far ballare) il samba. Per il Cile è una punizione fin troppo severa, perché gli uomini di Bielsa giocano un calcio tecnico, veloce ed efficace. Se avessero un paio di attaccanti meno frivoli e più implacabili in zona-gol sarebbero una delle potenze del calcio. Frivolezze ne fa poche il Brasile, che chiude la pratica con l’uno-due a fine primo tempo di Juan e Luis Fabiano: il romanista svetta in area di rigore imbarazzando in elevazione i piccoletti cileni, il pupillo di Dunga raccoglie un assist al bacio di Kakà e appoggia in porta, dopo aver aggirato il portiere.  La musica non cambia nei secondi 45 minuti, anche se Bielsa prova a smuovere le acque inserendo il funambolico Valdivia. Al 14’ Ramires, (sostituto di Felipe Melo, anche se a vederlo giocare le gerarchie dovrebbero essere invertite) cala un paio di binari sul prato dell’Ellis Park, vi si innesta sopra come un treno fino al limite dell’area e mette la palla in cassaforte tra i piedi di Robinho: tiro a girare sul secondo palo e buonanotte Cile. Da segnalare il terzo giallo in tre partite per Kakà e soprattutto l’ammonizione proprio di Ramires: già diffidato, a centrocampo la sua assenza peserà con l’Olanda. Il Brasile di Dunga cresce partita dopo partita e tutte le scommesse del tecnico, che da giocatore fece piangere l’Italia nel 1994, si rivelano azzeccate: lo schieramento ad “albero di Natale” di ancelottiana memoria, la scelta di Luis Fabiano al posto di Adriano, l’avanzamento a centrocampo dell’irrefrenabile Dani Alves e l’impressionante terzino del Lione Bastos, ieri autore di un’azione travolgente che per un soffio non ha chiuso in anticipo il contest sul gol più bello del mondiale. Riuscirà venerdì la difesa dell’Olanda a tenere a bada gli scatenati verdeoro? Sarà battaglia. Per gli olandesi, ahiloro, contro imprendibili mulini a vento.

Il logo della Gazzetta dello Sport (Seeklogo.com)

LA GAZZETTA S’È DESTA – La bella notizia del giorno arriva da via Solferino: finalmente la Gazzetta dello Sport, critica nei toni ma sempre piuttosto pacata nei modi, ha deciso di alzare la voce contro Blatter. Lo fa con un editoriale in prima pagina del neo-direttore Andrea Monti e con la proposta di un appello da firmare online. Nella proposta, indirizzata al presidente della FIFA Joseph “Jurassic” Blatter e ai colleghi plesiosauri dell’International Board, la Gazzetta chiede la promozione di «una commissione di alto livello e con ampi poteri, che sia rappresentativa di ogni componente tecnica e geografica, partendo da allenatori, giocatori, arbitri, dirigenti ed altre figure di esperti, anche del mondo scientifico». La finalità dell’appello è ovviamente quella di studiare con profondità «il possibile apporto delle immagini televisive o di altre forme di tecnologia». La Gazzetta in verità pone anche alcuni richiami alla possibilità di aumentare il numero degli arbitri, proposta che, a nostro parere, non risponde probabilmente a pieno alla necessità di certezza tecnologica che il calcio attuale richiede, in quanto l’occhio umano, anche se decuplicato, non può fornire sicurezza al 100%. Gli arbitri di porta (in arrivo nella prossima edizione della Champions League) sono il passo da formica della FIFA verso un calcio più trasparente e con meno errori-orrori decisivi. Nel 2010 è giusto chiedere un balzo, non un passo, e la proposta della “rosea” si muove comunque in questa direzione. Wakeupnews non può non essere accanto agli eminenti colleghi, per ridare bellezza e credibilità al calcio: firmiamo tutti.

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La rimonta dell’Inghilterra frenata da una svista del direttore di gara, che non vede il pallone del pareggio dentro di mezzo metro. Rosetti e Ayroldi non si accorgono di un clamoroso fuorigioco sull’1-0 dell’Argentina: la terna italiana vede sul maxi-schermo, capisce, ma non torna sui propri passi. È l’ennesima sconfitta del dinosauro Blatter

di Francesco Guarino

Sepp Blatter (thesun.co.uk)

Adesso va a finire che dobbiamo anche ringraziarlo. Già, grazie a Jurassic Blatter riusciremo a parlare di nuovo di quanto sia inadeguato il limitato occhio arbitrale rispetto alla velocità moderna e alle accresciute esigenze del gioco più bello del mondo. Che tale non è più, almeno da quando Sepp lo svizzero ha ancorato inesorabilmente il proprio deretano alla poltrona FIFA di Ginevra. Due errori mostruosi (tollerabili solo per la inevitabile fallacità umana, non certo per i 30mila euro che ogni direttore di gara intasca per il mese di “lavoro” in Sudafrica, al netto delle spese) che cambiano completamente la rotta di due tra le partite più attese degli ottavi di finali. Due errori che un’interruzione di 30 secondi del gioco, con relativa visione della moviola da parte del quarto uomo, avrebbe sbugiardato immediatamente. Con volti distesi in campo, niente calcioni da nervosismo e tutt’al più qualche plateale abbraccio al monitor tv.

GERMANIA – INGHILTERRA 4-1: Klose (G) 20’p.t., Podolski (G) 32’p.t., Upson (I) 37’p.t.; Muller (G) 22’ e 25’s.t.

La Germania fa barba, shampoo e Capello all’Inghilterra. Il giovane Thomas Muller ha imparato la lezione del Bernabeu, quando divorò solo davanti a Julio Cesar il gol dell’1-1 nella finale di Champions: nella ripresa la sua doppietta stende i demoralizzati inglesi e fa volare l’astronave teutonica di Loew. Nei primi 45 minuti, però, gli inglesi riescono a raddrizzare una partita compromessa dall’uno-due firmato Klose e Podolski: Upson realizza il 2-1 con un colpo di testa su uscita a farfalle di Neuer, poi Lampard ha la colpa di far andare il pallone “soltanto” di mezzo metro oltre la linea. Larrondo non vede perché è coperto dal mucchio selvaggio in area (ma quando il pallone batte due volte contro la traversa in quel modo è fisicamente impossibile che non abbia varcato la linea, l’esperienza servirebbe proprio a capire queste cose, n.d.r.), il guardalinee Espinosa neanche, ma lui sì che è in buona posizione. Il mancato 2-2 taglia le gambe all’Inghilterra, che è costretta a scoprirsi alla ricerca del pareggio. La doppietta di Muller ridicolizza la imbarazzante difesa inglese (basta allegre signorine ex-capitan Terry, su) e porta i tedeschi ai quarti. Nota per Blatter: sarebbe bastato anche il giudice di porta per vedere quel pallone dentro di mezzo metro. Cosa ne ha autorizzato a fare la sperimentazione (buona) in Europa League è un mistero, se poi quando serve lo lascia a casa. Nota per Capello: dopo la papera di Green, la stampa con un plebiscito ha voluto il ritorno di “Calamity” James tra i pali. Il gol beccato tra le gambe e la mezza fetecchia sul 3-1 dovrebbero bastare a far capire a sir Fabio e ai colleghi d’oltremanica che tra i pali è meglio un cartonato che qualsiasi estremo difensore inglese. Nota per Lippi: Muller a parte, il più forte dei tedeschi tecnicamente non è all’altezza del più scarso degli azzurri. Ma l’età media della Germania è di 25,4 quella dell’Italia 28,9. La differenza? I crucchi corrono, noi camminiamo. Pardon, camminavamo. Col fiatone.

La clamorosa svista di Rosetti e Ayroldi (worldcupblog.org)

ARGENTINA – MESSICO 3-1: Tevez (A) 26’p.t., Higuain (A) 33’p.t.; Tevez (A) 7’s.t., J.Hernandez (M)

La frittata italiana è completa. Dopo gli 11 cadaveri azzurri (copyright Forattini e il Giornale) e la strage calcistica dei Capello-boys, il lutto continua con lo scempio delle 3 giacchette funereamente nere Rosetti-Ayroldi-Calcagno (incolpevole solo l’ultimo): al 26’ di Argentina-Messico il portiere centroamericano Perez anticipa in uscita Tevez e la palla finisce sui piedi di Messi, che prova un pallonetto morbido indirizzato nella porta sguarnita. La palla è però corta e finisce sulla testa di Tevez, il cui appoggio in rete è tanto elementare quanto irregolare. La punta argentina è al di là non solo del portiere – rimasto all’altezza del dischetto – ma anche di tutti e due i difensori messicani, che lo superano solo dopo il tocco in rete. Non sappiamo cosa sia passato per la testa di Ayroldi, ma siamo quasi sicuri di ciò che succede dopo: il maxi-schermo dello stadio manda fugacemente le immagini del gol, ma il c.t. del Messico e il quarto uomo sudafricano Damon vedono tutto e quest’ultimo riferisce via auricolare ad Ayroldi. Rosetti e i collaboratori si parlano, ma o non si fidano di Damon o preferiscono far finta di nulla, convalidando ugualmente il gol dopo il ridicolo e inutile conciliabolo. Nella finale mondiale 2006 l’occhiata clandestina allo schermo era stata decisiva per l’espulsione di Zidane, stavolta l’eccesso di sicurezza e l’arroganza della terna italiana (mista al timore di dover spiegare a Blatter di aver fatto la cosa giusta e non sia mai…) hanno messo il cappio al collo a un bell’ottavo di finale. Il Messico, da par suo, ha voluto agevolare l’esecuzione del boia col fischietto, con Osorio che serve un perfetto assist a Higuain, che però non gioca nella sua stessa squadra e firma il gol numero 4 al Mondiale. Roba da record non tanto per il numero dei gol, quanto per la facilità e la bruttezza uniche al mondo di tutte le marcature del centravanti del Real Madrid. Ben più piacevoli il terzo gol di Tevez, che incenerisce Perez dal limite,  e la rete della bandiera di Hernandez che fulmina caballero Romero. Maradona può gioire e preparare la rivincita: sabato sarà Argentina – Germania.

Foto homepage: Reuters

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I “maccheroni scotti” tornano a casa!

Post di DavideLopez On giugno - 26 - 2010 2 COMMENTI

Dalla stampa di tutta Europa piovono pesanti critiche sulla prestazione dei Campioni del Mondo in carica, incapaci di avere la meglio nel girone forse più semplice del torneodi Davide Lopez

di Davide Lopez

L'Italia campione del mondo esce dai Mondiali...

La peggiore Italia di sempre è bersaglio di pesanti attacchi da parte di tutta la stampa mondiale. Domina ovunque un senso di sconcerto, perché se è pur vero che la squadra azzurra non aveva brillato nelle due gare inaugurali ci si aspettava che avrebbe fatto un sol boccone di una Slovacchia, apparsa davvero poca cosa contro Paraguay e Nuova Zelanda. Invece sono stati proprio gli slovacchi a divorare “i maccheroni scotti”, come li ha definiti il tabloid locale Blesk.

Non potevano che festeggiare i quotidiani francesi, che almeno possono consolarsi vedendo anche il loro più acerrimo nemico uscire vergognosamente, dopo un mondiale in cui scegliere chi è riuscito a fare peggio tra le due risulta davvero difficile. “Arrivederci Italia! Le due finaliste del 2006 escono dalla porta di servizio in 48 ore”, scrive l’Equipe. Nell’analisi tecnica il celebre quotidiano transalpino definisce il nostro gioco come il risultato di una “difesa apatica, un centrocampo poco ispirato e un attacco statico”.

I giornali del mondo beffeggiano l'Italia

“Gli azzurri sconfitti, tornano a casa nella vergogna” intitola Sportinglife, il maggiore quotidiano sportivo britannico. E mentre il Daily Mail ironizza scrivendo “ecco perchè Capello ha scelto l’Inghilterra”, il Guardian prova almeno a guardarla da un altro punto di vista, giudicando il match “drammaticamente bello”, uno di quei match “di cui il mondiale ha bisogno”.

Spiegel, importante testata tedesca, titola “L’Italia scivola nella catastrofe calcio” e continua: “Marcello Lippi si è dovuto scontrare con un gruppo di vecchi e pigri senza spirito”. Più drammatica l’apertura del Bild, dove a fianco alla foto di Quagliarella in lacrime si legge: “Le lacrime di un’Italia campione del mondo finita in pezzi”. Nell’articolo sulla prestazione azzurra troviamo anche una simpatica ammissione di felicità per la nostra uscita. “Scusi, caro Italiano! Ma dopo che voi ci avete buttato fuori con un 2-0 nelle semifinali del 2006, noi non possiamo nascondere un po’ di gioia maligna”.

Ovviamente i giornali non potevano che essere spietati dopo una prestazione così grigia. A differenza della stampa italiana, pero’, si nota come gli attacchi siano rivolti al gruppo, alla squadra azzurra, allo sconcertante fallimento di una difesa che quattro anni fa sembrava invalicabile e ora cade sotto i colpi di Slovacchia o Nuova Zelanda, ma non diretti quasi esclusivamente al commissario tecnico e alle scelte sulle convocazioni. All’estero criticano chi c’era, in Italia si guarda a chi ci sarebbe potuto essere!

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Marchetti è incolpevole, ma l’apatia dell’ultimo match coinvolge anche lui. Rimpianto Pirlo, senza il suo infortunio forse avremmo visto un centrocampo diverso. Iaquinta e Pepe disastrosi: per uno si chiudono le porte della Nazionale, l’altro è meglio che si tenga alla larga dall’azzurro

di Francesco Guarino

Federico Marchetti, un mondiale frustrante per lui (Football365.com)

Marchetti: 5,5. A differenza delle due partite precedenti stavolta riesce a sporcarsi i guanti in un’occasione, ma le tre pappine rimediate peggiorano il suo voto. Poco reattivo in occasione dell’1-0: è vero che De Rossi perde palla scelleratamente, ma lui ci mette un eternità a sdraiarsi per smanacciare. SLOW-MOTION.

Zambrotta: 5. Neanche il tempo di celebrarlo che torna ad essere quello del Milan 2009/2010. Timoroso, impacciato, macchinoso. Capisce che la squadra è in difficoltà e cerca di aiutare di più in copertura, ma in questa partita bisognava colpire l’avversario ai fianchi, non rintuzzare i suoi attacchi. IMBARAZZATO.

Cannavaro: 4,5. Il modo peggiore per chiudere in azzurro. Sull’1-0 Vittek si infila tra lui e Chiellini con facilità disarmante, manco avesse una marcia in più (che infatti non ha). Per il 3-1 che chiude la partita è lui a guidare la carica delle belle statuine, mentre Kopunek taglia in due la difesa. Probabilmente si è già tarato sui livelli calcistici dell’Arabia Saudita. SCUGNIZZO MILIONARIO.

Chiellini: 3. Il re Giorgio che lo scorso europeo aveva mostrato le stimmate del leader difensivo ha deciso di abdicare: 1-0, è in ritardo sulla chiusura; 2-0, Vittek lo brucia come un dilettante; 3-1, Kopunek gli passa davanti e non riesce neanche a prendergli la targa. Juventus e Italia: un anno da incubo per lui. SCIOCCATO.

Criscito: 5,5. Ordinaria amministrazione per il giovane Domenico di Cercola. Nel primo tempo non si passa quasi mai dalle sue parti, nella ripresa Lippi lo sostituisce per ovviare al difetto di spinta che il terzino ha palesato già dalla scorsa partita. Ha 24 anni, nella rifondazione prandelliana ci sarà spazio per lui. RIMANDATO A SETTEMBRE. (dal 1’s.t. Maggio: 5,5. Lippi vorrebbe più spinta da lui, ma l’esterno del Napoli vede pochi palloni e da terzino non trova con facilità il fondo del campo, come invece faceva da esterno offensivo alla Samp. INCATENATO.)

Montolivo: 5. Serviva il salto di qualità, non è arrivato. Il centrocampo a tre non lo aiuta, resta imbrigliato tra le maglie dei cinque slovacchi che presidiano la linea mediana e non trova neanche uno spunto importante. Ci aveva abituato bene, ha deluso le aspettative nel momento più importante. MOSCA NEL BARATTOLO. (dall’11’s.t. Pirlo: 6. Vederlo in campo – a non più del 50% della condizione – a disegnare geometrie con facilità irrisoria, è l’unica grande scusante che concediamo a Lippi. Ci è mancato terribilmente in questo Mondiale. INDISPENSABILE.)

De Rossi: 4. L’errore da cui scaturisce l’1-0 è la cosa più deprimente che Danielino abbia mai fatto vedere su un campo da calcio. La sua partita finisce lì, rimane sotto shock per il resto del match e sul 3-1 anche lui si fa passare davanti Kopunek senza reagire minimamente. Deve riprendersi, sarà uno dei punti fermi anche dell’Italia 2.0. INCENERITO.

Gattuso: 5,5. Ci voleva vigore a centrocampo: Rino ha provato a darlo, ma la gamba non è quella del 2006. Stagione difficile fisicamente, Lippi lo butta nella mischia più per il cuore che per i polmoni. Quello ce lo ha sempre, oggi serviva anche altro. CARDIOPATICO. (dal 1’s.t. Quagliarella: 8. Un tiro respinto sulla linea, il guizzo del primo gol, una rete annullata per fuorigioco millimetrico e il capolavoro del 2-0. O è stato un deficiente che si è allenato svogliatamente per un mese – convincendo Lippi a tenerlo fuori a oltranza – o era l’unico uomo in grado di saltare l’avversario e fare tecnicamente la differenza in campo. Ops, noi l’avevamo detto… ADRENALINICO.)

Il gol-qualificazione mancato da Pepe al 51' (Reuters)

Pepe: 4,5. Non è colpa sua, ma oggi più che mai ha dimostrato di non essere adatto alla ribalta internazionale. Ha poca esperienza, non regge la pressione e, elemento non da sottovalutare, non è che abbia poi queste grandi doti tecniche, come dimostra in occasione della palla del 3-3 che gli capita sui piedi a tempo praticamente scaduto. Onesto manovale di centrocampo, issato da Lippi a esterno di caratura mondiale. L’esperienza alla Juventus gli gioverà. O forse saranno i bianconeri a rimpiangere di averlo acquistato. INADEGUATO.

Iaquinta: 4. Dove lo metti sta. Lippi lo ama per questo, noi non lo sopportiamo per lo stesso motivo. Non possiamo permetterci il lusso di avere in Nazionale mezzi giocatori: ci vogliono uomini che sappiano adattarsi, non che debbano per forza essere polivalenti, col risultato di non riuscire a svolgere bene nè un ruolo nè l’altro. Ciclo finito per lui, buon ritorno a Torino. Con Pepe. A pensarci bene, povera Juventus. BOLLITO.

Di Natale: 5,5. Peccato: Totò non è uno dei polivalenti amati da Lippi e non lo abbiamo mai visto esprimersi nel suo vero ruolo di seconda punta. Negli ultimi 45 minuti dell’avventura sudafricana ha deciso di ribellarsi ai diktat del c.t. ed il gol è arrivato, guarda caso, con un inserimento centrale. Per motivi anagrafici probabilmente potrebbe essere finita anche per lui l’avventura in azzurro. Chissà che Prandelli non lo tenga in conto almeno per gli Europei, sarebbe una buona “chioccia” per le nuove leve. ANARCHICO.

L’ALLENATORE – Lippi: 2. Il voto, ovviamente, non è alla carriera, ma al Mondiale sudafricano. In Italia ogni 4 anni ci sono 60 milioni di c.t., e quest’anno dicevano tutti la stessa cosa: la squadra mancava di fantasia, c’erano scommesse azzardate e debiti di riconoscenza saldati in malo modo, a favore di elementi che non offrivano la benché minima garanzia. Il bel Marcello non li ha ascoltati e ha sbagliato tutto, ma ha avuto almeno la professionalità di ammettere le proprie colpe. La nemesi lippiana che risponde al nome di Antonio Cassano ha concluso la stagione sull’altare in tutti i sensi, sposo di Carolina Marcialis e futuro salvatore della patria azzurra. È stata una mattanza calcistica: non la meritava lui, non la meritavamo noi. MACELLO LIPPI.

L’ARBITRO – Webb (INGHILTERRA) 6,5. Partita difficile, che si incattivisce nella ripresa. Sul parapiglia post-gol del 2-1 il direttore di gara inglese decide di non fare il fenomeno e fa bene: doppia ammonizione per Mucha e Quagliarella. Il fuorigioco del possibile 2-2 è una finezza dell’occhio bionico del guardalinee. Ottimoarbitro, ha occhio e polso. Da tenere presente per il resto del torneo, anche se la FIFA difficilmente gli regalerà l’accoppiata finale Champions-finale Mondiale. AUTORITARIO.

Foto homepage: ilgiornale.it

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Chiudete le valigie, si va a Fiumicino. Italia eliminata

Post di Francesco Guarino On giugno - 25 - 2010 5 COMMENTI

Lippi cambia schema per la terza volta in tre partite, ammettendo così candidamente di non averci capito nulla da inizio Mondiale. Prestazione indecente dell’Italia, che si sveglia solo sul 2-0. Quagliarella in 45 minuti fa più di tutti gli altri attaccanti messi insieme: meritava davvero solo un tempo?

di Francesco Guarino

SLOVACCHIA-ITALIA 3-2 (primo tempo 1-0)

MARCATORI: Vittek (S) 25’ p.t.; Vittek (S) 28’ s.t., Di Natale (I) 36’ s.t., Kopunek 44’ s.t., Quagliarella (I) 47’ s.t.

SLOVACCHIA (4-2-3-1): Mucha; Pekarik, Skrtel, Durica, Zabavnik; Strba (dal 42’ s.t. Kopunek), Kucka; Stoch, Hamsik, Jendrisek (dal 49’ s.t. Jendrisek); Vittek (dal 47’ s.t. Sestak). PANCHINA: Pernis, Cech, Salata, Weiss, Sapara, Kuciak, Holosko, Jakubko, Kozak. All. Weiss.

ITALIA (4-3-3): Marchetti; Zambrotta, Cannavaro, Chiellini, Criscito (dal 1’ s.t. Maggio); Montolivo (dall’11’ s.t. Pirlo), De Rossi, Gattuso (dal 1’ s.t. Quagliarella); Pepe, Iaquinta, Di Natale. PANCHINA: De Santis, Bonucci, Bocchetti, Palombo, Marchisio, Camoranesi, Gilardino, Pazzini. All. Lippi.

ARBITRO: Webb (Ing); ASSISTENTI: Cann (Ing), Mullarkey (Ing).

AMMONITI: Strba, Cannavaro, Vittek, Pekarik, Chiellini, Pepe, Mucha, Quagliarella. 

Lo sconforto di Cannavaro e Marchetti

È finita l’agonia. Il 3-2 rimediato dalla esordiente Slovacchia, che spedisce meritatamente l’Italia a casa nel più facile dei gironi, è quasi una liberazione. Libera i 23 azzurri dall’obbligo di pascolare svogliatamente per il campo alla ricerca di quel pallone che non abbiamo mai visto in 270 minuti, ma soprattutto libera dall’angoscia 60 milioni di italiani coraggiosi. Sì, coraggiosi: perché era parso chiaro a tutti sin dal primo momento quanto questa squadra fosse obsoleta e priva di qualità, ma nessuno, a parte pochi sparuti e patetici antinazionalisti, ha ritenuto giusto ammainare le bandiere e “tifare contro”. I tre schiaffoni slovacchi di oggi hanno abbattuto anche i più strenui difensori della patria, ma hanno un retrogusto liberatorio: si può finalmente tornare a casa e ripartire da zero con Prandelli. 

MARCELLO O CLAUDIO LIPPI? – Per una volta il c.t. riesce quasi a non sorprendere gli italiani: lascia in panchina gli impresentabili Gilardino e Marchisio e scende sul terreno di gioco con Gattuso e Di Natale. Inamovibili Iaquinta e Pepe, lampanti testimoni in campo del fallimento dell’operazione-duttilità di Lippi. Il 4-3-3 sacrifica ancora una volta inspiegabilmente Di Natale, spedito per la terza volta sulla fascia sinistra. Marcello alias Claudio Lippi forse stavolta se ne sarà fatto una ragione: saltare l’uomo per andare sul fondo a crossare non è il ruolo di Di Natale. Dopo 2 anni di gestione pensavamo che l’avesse capito prima della partita decisiva. Totò si accentra disperatamente alla ricerca del colpo di genio, ma quando la sfera arriva dalle sue parti c’è Iaquinta che monopolizza in maniera imbarazzante qualsiasi pallone, salvo poi perderlo in maniera puerile. Dall’altra parte Pepe, per non essere da meno, non salta l’uomo, non crossa e non si propone in profondità. Meriterebbe il sussidio di disoccupazione, non il gettone di presenza. Al 25’ De Rossi si ricorda di assomigliare vagamente a Babbo Natale con quella barba e decide di dispensare regali fuori stagione: un elementare disimpegno difensivo per Montolivo finisce nei piedi di Kucka, palla a Vittek che si infila tra Cannavaro e Chiellini e batte Marchetti, poco reattivo nell’occasione. La reazione azzurra? L’unico tiro in porta del primo tempo arriva al 44’: è un disimpegno di Skrtel che rischia l’autorete.

PAREGGIO? NO GRAZIE – Paraguay e Nuova Zelanda hanno stabilito un patto di non belligeranza sull’altro campo e il risultato non si scolla dallo 0-0: la rete del pareggio qualificherebbe ancora l’Italia. Lippi a inizio ripresa mette un terzino di spinta, Maggio, e finalmente fa debuttare al Mondiale Quagliarella: è un 4-4-2 che sembra più un 4-2-4, con Pepe e Quagliarella in costante proiezione offensiva. Di Natale divora il gol del pareggio ciabattando di poco a lato, poi la dea bendata si gira dall’altra parte quando Quagliarella inquadra lo specchio a colpo sicuro: sulla linea, forse oltre, salva Skrtel di ginocchio. Al 28’ la Slovacchia rifila il colpo del ko: Vittek attaccante dell’Ankaragucu, brucia Chiellini, difensore della Juventus. Il tap-in da distanza ravvicinata è imprendibile per Marchetti. Mancano 15 minuti e l’Italia decide di colpo di svegliarsi: triangolo Quagliarella-Iaquinta-Di Natale, respinta corta di Mucha e rete della speranza del numero 10 azzurro. Quagliarella troverebbe anche il gol del pareggio pochi minuti dopo, ma qualche millimetro di fuorigioco convince il guardalinee ad annullare. Forcing finale? Macché. Su una innocua rimessa laterale la difesa dell’Italia rimane ibernata sulle proprie posizioni, Kopunek si infila tra le belle statuine e realizza un gol che farebbe infuriare anche l’allenatore della squadra dell’oratorio. A due minuti dalla fine dei quattro di recupero Quagliarella è rimasto l’unico a crederci e realizza il 3-2 con un meraviglioso pallonetto, che lascia cadere anche il penultimo alibi di Lippi sugli uomini a disposizione. L’ultimo crolla un minuto dopo: Maggio mette palla al centro, sponda di testa di Iaquinta e palla-qualificazione sui piedi di Pepe. L’uomo sbagliato, nel posto sbagliato, nella nazionale sbagliata.

L'esultanza di Quagliarella dopo l'inutile gol del 2-3

NESSUN ALIBI – Per Lippi non c’è giustificazione che tenga. Ha difeso il gruppo sin dalla scelta dei 23, lo ha seguito e protetto fino alla vigilia del match decisivo, in cui solennemente proclamava che questa non sarebbe stata la nostra ultima partita al Mondiale. Ha fallito su tutta la linea: sono miseramente naufragati al largo delle sponde sudafricane i suoi due pupilli Iaquinta e Pepe, è stato soffocato dai risultati imbarazzanti l’esperimento di Marchisio come regista, l’incrollabile sicurezza è stata smentita definitivamente dai fatti quando ha dovuto cambiare tre schemi di gioco in tre partite, per sopperire alle carenze azzurre in ogni reparto. No Marcello, questo gruppo non aveva né cuore, né polmoni, né gambe. I giocatori sono umani, hanno il diritto di sbagliare, e il compito di un commissario tecnico è quello di capire chi può sbagliare di meno, chi può dare di più alla causa azzurra, chi può illuminare una squadra che da un anno riesce solo a giocare nell’ombra, parassitariamente, sfruttando gli svarioni avversari. Lo hanno tradito gli uomini: Cannavaro in difficoltà, Iaquinta reduce da un infortunio e comunque ormai appesantito, Marchisio spaesato, Gilardino in astinenza da gol, Pepe semplicemente inadeguato alla ribalta del Mondiale. Lo hanno tradito le scelte: il blocco bianconero aveva fatto sfracelli (in negativo) in campionato, non c’era una ragione logica per cui potesse far bene in nazionale. Ci abbiamo creduto e sperato fino all’ultimo, interminabile minuto di recupero. Grazie per le irripetibili emozioni del 2006, mister. Già, irripetibili. Avrebbe dovuto capirlo prima, repetita non juvant. Chiudete le valigie, amici: si torna a Fiumicino…

Foto: Reuters, Lapresse

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Grandi emozioni : gli Stati Uniti vincono grazie ad una rete di Donovan a tempo scaduto. Seconda è l’Inghilterra di Capello che incontrerà però la Germania agli ottavi . Il Ghana  perde ma resta l’unica squadra africana ad accedere alla fase finale

di Davide Lopez

ALGERIA – STATI UNITI 0-1
MARCATORI: Donovan (46′ s.t)

A sorpresa sono gli Stati Uniti ad aggiudicarsi il primato del gruppo C.
E’ un gol di Donovan al 91′ che porta la squadra a stelle e strisce agli ottavi di finale. Il passaggio del turno, seppur faticoso, è stato nettamente meritato dal team di Bradley che, escludendo una traversa colpita da Djebbour al 6′, ha dominato la gara ed è stata penalizzata dalla sfortuna e dell’arbitro. Al  20′ il direttore di gara, prima non concede un calcio di rigore per l’atterramento di Bradley, e poi nel proseguo dell’azione annulla un gol regolare a Dempsey. Oltre a questo episodio, tutto il match è parso un po’ stregato per gli Stati Uniti che hanno creato tantissime palle gol, alcune sprecate malamente e altre salvate da un ottimo M’Bohli (il terzo portiere algerino). Il finale è davvero di quelli col botto. Altidore mette in mezzo dalla destra, M’Bohli infastidito da Dempsey non riesce a controllare e Donovan da rapace, scarica in rete, dando inizio alla festa americana. Agli ottavi troveranno il Ghana, un avversario decisamente alla portata di questa squadra.

INGHILTERRA – SLOVENIA 1-0
MARCATORI: Defoe (23′ p.t)

Come promesso, Fabio Capello continuerà a giocarsi questo mondiale. La sua Inghilterra parte impaurita, ma al 23′ Defoe anticipa tutti su un cross dalla destra di Milner e mette la palla alle spalle di Handanovic. Da quel momento è tutta un’altra musica. Incitati dai 30 mila tifosi accorsi a Port Elizabeth, gli inglesi producono una quantità spaventosa di palle gol, con errori grossolani di Defoe e Lampard, un miracolo di Handanovic  su Gerrard e un palo di Rooney (apparso comunque anche oggi non nelle migliori condizioni). Nel finale la Slovenia rischia di pareggiare, ma Terry è bravo ad immolarsi sul tiro di Novakovic e ad evitare la beffa. Beffa che arriva invece proprio per i giocatori sloveni: ormai certi di passare il turno anche con una sconfitta, ricevono da Pretoria la notizia del gol di Donovan che li esclude dal mondiale. Avanti gli inglesi, dunque, ma per secondi e con la Germania agli ottavi di finale.

SERBIA – AUSTRALIA 1-2
MARCATORI: Cahill (24’ s.t), Holman (28’ s.t), Pantelic (39’ s.t)

Serbia-Australia è la partita delle due escluse. Le squadre iniziavano il match con spiriti assolutamente opposti. Da una parte la Serbia che vincendo o pareggiando poteva aspirare al passaggio agli ottavi, dall’altra l’Australia che per inseguire il sogno doveva ottenere una larga vittoria a causa della batosta per 4-0 subita dai tedeschi nella loro prima uscita del Mondiale. Il risultato? 2.1 per i canguri che a 10’ minuti dalla fine potevano davvero sperare nel miracolo con il Ghana sotto di un gol con la Germania. I serbi partono forte e nel primo tempo si divorano due gol con Krasic, uno degli uomini mercato di quest’estate. Al 28’ l’ala serba segna, ma il gol viene giustamente annullato per fuorigioco. Il secondo tempo ricomincia con gli undici di Antic all’attacco e alla disperata ricerca di un gol, ma in 4 minuti cambia tutto. Prima il solito Cahill di testa e poi Holman con un gran destro da fuori area, affossano la Serbia e fanno sognare l’Australia che ora necessiterebbe di un solo goal. A 6’ dalla fine, pero’, il drago Pantelic sfrutta un errore in ribattuta di Schwarzer e accorcia le distanze. Allo scadere, sempre Pantelic, si divora il facilissimo gol qualificazione da due passi.

GERMANIA – GHANA 1-0
MARCATORI: Oezil  (15’ s.t)

Si danno grande battaglia per 90’ minuti, ma alla fine festeggiano entrambe il passaggio del turno. La Germania, che aveva stupito tutti con la prima sonora vittoria per 4-0 contro l’Australia, esce prima, ma ben ridimensionata dal suo girone. Contro il Ghana, gli uomini di Loew hanno faticato più del dovuto ed è servito un gol capolavoro del giovane talento Oezil per evitare guai e proseguire l’avventura mondiale. Nel primo tempo, lo stesso giocatore di origini turche si divora un’occasione d’oro a tu per tu col portiere, ma il Ghana non sta a guardare. Lahm salva la patria respingendo sulla linea di porta un colpo di testa di Gyan e Asamoah, lanciato a rete, spara contro il portiere avversario. Sembra difficile trovare i giusti spazi all’interno dei 16 metri e allora Oezil al 60’ decide di provare la soluzione da fuori: controllo e tiro a giro dalla lunetta che finisce nell’angolo alto della porta difesa dall’incolpevole Kingson. E’ il gol vittoria. Le squadre si allungano, le occasioni fioccano per entrambi gli schieramenti, ma alla fine va bene per tutti l’1-0 dei tedeschi. Guardando al prossimo futuro, sembra anzi più preziosa la seconda piazza per il Ghana che dovrà vedersela con gli USA mentre la Germania dovrà affrontare la rinata Inghilterra di Capello.

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Si salvano in pochi dopo la desolante prova con la Nuova Zelanda: Montolivo e Zambrotta le uniche conferme, Di Natale non riesce ancora a giocare nella sua posizione

di Francesco Guarino

Zambrotta: ieri è stato un vero leone

Marchetti: s.v In una partita e mezza non è riuscito ancora a sporcarsi i guanti. E non è colpa sua se il guardalinee non vede il fuorigioco e Cannavaro gli sviene davanti, liberando Smeltz a un metro dalla linea di porta. ANNOIATO.

Zambrotta: 7 (IL TOP). Bollito a chi? Gianluca da Como è l’unica vera conferma delle due partite giocate finora: intensità, gambe e fiato. Il tiro al 22’ del primo tempo meriterebbe miglior sorte. Dovrebbero far pagare il biglietto agli avversari che lo incrociano sulla fascia: li scarrozza su e giù per il campo in prima classe. EUROSTAR.

Cannavaro: 5. La deviazione di Reid lo sbilancia, ma il pallone del secondo gol subito dagli azzurri in due partite passa di nuovo dalle sue parti. Spazza l’area con veemenza e la cosa è preoccupante, perché di fronte abbiamo la Nuova Zelanda, mica il Brasile. Nella ripresa Wood lo lascia sul posto e per poco non fa lo scherzetto all’Italia. In queste condizioni, se passiamo agli ottavi e incrociamo l’Olanda, Sneijder gli fa ricrescere i capelli dallo spavento. TIMOROSO.

Chiellini: 6. Gli avanti neozelandesi lo prendono a gomitate dal primo minuto e non è per fargli risparmiare una rinoplastica. Divora un gol sullo 0-1, sparando di sinistro in fallo laterale, ma non è il suo mestiere. Quello, almeno lui, lo fa bene. DILIGENTE.

Criscito: 6-. Nulla di eclatante nella prestazione del giovin Domenico e il “meno” se lo guadagna proprio per questo motivo: invece di attaccare la fascia si limita al comune fraseggio e non sopperisce alle carenze di spinta di cui la nostra Nazionale soffre cronicamente. È anche vero che se gli cambiano tre colleghi di fascia in 90 minuti, lo mandano un po’ in confusione il ragazzo. INVISIBILE.

Pepe: 5,5. Cambio affrettato: non gioca un primo tempo da fenomeno, ma nella ripresa avremmo preferito vedere lui su quella fascia piuttosto che Di Natale. Lippi lo boccia perché non ha fatto ciò che gli ha chiesto, noi perché non ci si può dimenticare di giocare per 45’ in un mondiale, aspettando la ripresa. SMEMORATO. (dal 1’s.t. Camoranesi: 5,5. I postumi dell’infortunio si vedono. Perde più palloni di quanti ne recuperi e, soprattutto, quando viene scavalcato non recupera. Pochi guizzi, solo un tiro al 43’ che impegna Paston. OPACO)

De Rossi: 6. Corre, randella, le prende, si rialza. Meno della prima partita, ma sempre ampiamente sufficiente. È un mediano di impostazione, non di finalizzazione: se tornerà Pirlo contro la Slovacchia, Daniele potrà avanzare di una decina di metri il proprio baricentro. Lippi permettendo. INGABBIATO.

Montolivo: 6,5. Importante riconferma, anche se, in caso di recupero di Pirlo, sarà lui a dovergli lasciare il posto. Gioca troppo a corrente alternata, latita per lunghi periodi e poi s’accende all’improvviso producendo guizzi interessanti (vedi destro imparabile sul palo). Un po’ di continuità in più e abbiamo trovato un nuovo regista a centrocampo. AC/DC.

Marchisio: 5. Stavolta Lippi gli fa fare l’esterno a centrocampo. Se nella prossima partita lo mette al posto di Marchetti il buon Claudio fa l’en plein di ruoli. Detto questo, ora come ora Marchisio dimostra di non reggere l’impatto con la ribalta mondiale: non mette la gamba, non è mai nel vivo del gioco e non ci mette neanche quel vigore che è lecito attendersi da uno come lui. Senza rancore, ma meglio tenerlo fuori con la Slovacchia. INADEGUATO. (dal 16’s.t. Pazzini: 5,5. Il “Pazzo” fa la normale amministrazione, solo che la fa maluccio. Non riesce a ritagliarsi spazio in area, va a prendersi palla a centrocampo e rallenta il gioco. Mancano i rifornimenti, vero. Ma se Lippi lo ha portato in Sudafrica a occhi chiusi ci deve essere un perché: ce lo mostri. ERRANTE)

Azzurri a testa bassa a fine partita

Gilardino: 4 (IL FLOP). Quando gli hanno detto che lo portavano in Sudafrica, dovevano anche spiegargli che non era per una vacanza. Non segna da mesi e pascola per il campo col vigore di un intercity notturno in ritardo di due ore, ma solo Lippi non se n’è accorto. Consigli? Un bel biglietto per le Maldive, la compagnia della deliziosa signora Bregoli e tanto, tanto riposo. Oddio, non che si sia stancato chissà quanto: la scorsa partita era troppo solo in attacco, stavolta c’è Iaquinta e fa tutto lui. Buone vacanze, Alberto. BI-STECCA ALLA FIORENTINA. (dal 1′ s.t. Di Natale: 6. Totò entra in campo a inizio ripresa e si illumina: gioca seconda punta, il suo ruolo, ed è subito pericoloso con un bel diagonale sventato da Paston. La gioia dura 15 minuti, il tempo che il c.t. mette dentro Pazzini e lo sposta di nuovo largo a sinistra sulla fascia, dove ovviamente si intristisce. Gli verrebbe da piangere. Anche a noi. INCUPITO.)

Iaquinta: 6+. Sufficienza raggiunta per il rigore magistralmente realizzato e per l’esultanza in cui si fa strombazzare il naso da De Rossi a mo’ di vuvuzela. Dopo il primo tempo si spegne e diventa troppo lento nei 25 metri: lui sì che avrebbe avuto bisogno del cambio. MACCHINOSO.

L’ALLENATORE – Lippi 4,5. A sua discolpa potremmo dire che avrebbe dovuto sostituire almeno 6 giocatori, non 3 come da regolamento. A pensarci bene, però, la cosa aggrava il suo voto, perché questi uomini li ha avuti davanti per un mese prima di portarli lì. Cambia modulo ma non gli uomini: dopo 45 minuti si sconfessa e cestina 2 pedine, dopo altri 15 manda a farsi benedire anche il modulo. Inutile proseguire con le filippiche sulle assenze di Cassano e Balotelli: gli uomini sono questi, metta in campo un 11 decente almeno contro la Slovacchia. Finora non l’ha fatto. CONFUSIONARIO.

L’ARBITRO – Batres (GUATEMALA): 5,5. In tribuna Blatter e in campo un guatemalteco con il baffetto perfettamente scolpito e la panzetta pronunciata. 60 milioni di italiani hanno pensato ad un Moreno-bis. In verità il centroamericano è semplicemente un direttore di gara mediocre, che fa la sua particina convalidando però un gol irregolare (ma non doveva accorgersi lui della spizzata di Reid) e lasciando che i neozelandesi (tre setti nasali rotti agli avversari nelle ultime gare) alzino materialmente un po’ troppo i gomiti. Magari un cicchetto se l’era fatto anche lui prima di entrare in campo. RUBIZZO.

Foto: Oleole.It, Calciopro.Com

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Ancora un gol irregolare incassato su calcio piazzato. La manovra è lenta e prevedibile, nemmeno l’inserimento di Di Natale, Pazzini e Camoranesi vivacizza il gioco. Lippi finisce la partita alla ricerca della vittoria con 3 punte e un trequartista in campo, ma il gol non arriva

di Francesco Guarino

ITALIA-NUOVA ZELANDA 1-1 (primo tempo 1-1)

MARCATORI: Smeltz (N) 7’ p.t., Iaquinta (I) 29’ p.t.

ITALIA (4-4-2): Marchetti; Zambrotta, Cannavaro, Chiellini, Criscito; Pepe (dal 1’ s.t. Camoranesi), De Rossi, Montolivo, Marchisio (dal 16’ s.t. Pazzini); Gilardino (dal 1’ s.t. Di Natale), Iaquinta. PANCHINA: De Santis, Bonucci, Bocchetti, Maggio, Gattuso, Palombo, Quagliarella. All. Lippi.

NUOVA ZELANDA (3-4-3): Paston; Reid, Nelsen, Smith; Bertos, Elliott, Vicelich (dal 35’ s.t. Christie), Lochhead; Smeltz, Killen (dal 47’ s.t. Barron), Fallon (dal 18’ s.t. Wood). PANCHINA: Moss, Sigmund, Boyens, Brown, McGlinchey, Clapham, Mulligan, Brockie. All. Herbert.

ARBITRO: Batres (Gua); ASSISTENTI: Leal (COS), Pastrana (HON)

AMMONITI: Fallon, Smith, Nelsen.

Il rigore del pareggio realizzato da Iaquinta

Il problema è che potrebbe anche non bastare. A cosa servirebbe infatti il miglior Pirlo se, una volta messa la palla davanti alla porta, poi non c’è nessuno che la butta dentro? L’Italia si fa bloccare sull’1-1 dalla modestissima Nuova Zelanda, con la quale ora condivide in classifica punti e differenza reti. Se giovedì ci dovesse essere un doppio pareggio (con lo stesso risultato) in Italia-Slovacchia e Paraguay-Nuova Zelanda, il passaggio del turno ce lo giocheremmo con un mortificante sorteggio.

ANCORA BUONA LA PRIMA – Lippi abbandona il 4-2-3-1 della prima uscita e opta per un più solido 4-4-2, senza però cambiare neanche un uomo: Iaquinta sale sulla linea offensiva al fianco di Gilardino, Marchisio finisce spostato largo a sinistra. I neozelandesi partono timorosi, con il tipico 3-4-3 che si traduce in una difesa ad oltranza della propria porta con tutti gli effettivi. Nel rugby hanno gli all blacks, nel calcio gli all backs. Come col Paraguay, anche stavolta gli avversari ci castigano alla prima occasione: al 7’ Smeltz corregge in porta sottomisura una punizione di Bertos, deviata di testa da Reid in maniera decisiva. La deviazione è impercettibile, ma mette in difficoltà Cannavaro e, soprattutto, in posizione di fuorigioco non ravvisata il marcatore neozelandese. Ancora un gol su palla inattiva, ancora una incertezza arbitrale. La reazione degli azzurri è veemente e produce un bel tiro di Zambrotta (il migliore dei nostri) e un palo di Montolivo. Al 28’ Smith trattiene troppo a lungo De Rossi in area e il centrocampista della Roma si lascia andare giù quando il contatto è terminato: rigore generoso, ma non scandaloso. Iaquinta realizza magistralmente, ma la partita dell’Italia finisce lì.

LIPPI CAMBIA – La ripresa si apre con la bocciatura di Pepe, non eccellente ma neanche disastroso, e Gilardino, lui sì lontano anni luce dal bomber dei bei tempi: entrano Camoranesi e Di Natale. Lippi però concede solo un quarto d’ora a Di Natale da seconda punta (minutaggio che il capocannoniere della serie A ottimizza impegnando Paston con un bel diagonale), poi mette dentro Pazzini per Marchisio e il napoletano del Friuli torna largo a sinistra, troppo lontano dalla porta. Ci proveranno Montolivo e Camoranesi a cambiare l’inerzia della partita, ma il brivido più grosso lo regalerà il neo-entrato Wood, con un insidiosissimo diagonale di sinistro che fa la barba al palo. L’Italia tiene palla in quantità industriale (72% di possesso, contro il 28 degli all whites), ma la qualità del gioco espressa è infinitesimale e, soprattutto, non si vede neanche lontanamente un uomo in grado di mettere gli attaccanti in condizione di battere a rete. Le rare volte in cui ciò accade, i nostri terminali offensivi fanno cilecca.

La delusione di Pazzini

TUTTO DA RIFARE – L’Italia vista ieri ha fatto un passo indietro rispetto al match inaugurale col Paraguay: contro gli uomini di Martino si era vista una squadra in palla, tradita dagli episodi e che aveva prodotto molto più gioco, considerando soprattutto la diversa caratura degli avversari. Ieri i modestissimi neozelandesi si sono barricati in 11 dietro la linea della palla e gli Azzurri hanno rimbalzato a più riprese contro la difesa sudequatoriale, come biglie disordinate contro i bumper di un flipper. Lippi, poi, continua a dimostrare tendenza allo stravolgimento in corso d’opera, il che è spettro significativo di come questa Italia non abbia ancora una sua identità a Mondiale in corso. Mancano tantissimo le verticalizzazioni di Pirlo a centrocampo, ma manca anche qualcuno in grado di tagliare la difesa avversaria per far spazio ai centrocampisti, o di saltare l’uomo e puntare la porta: lasciati a casa la torre Borriello e il folletto Rossi, non si capisce a questo punto perché Lippi usi con il contagocce (e fuori posizione) Antonio Di Natale, mentre non abbia ancora regalato nemmeno un minuto a Quagliarella, che può essere l’unica scheggia impazzita, calcisticamente parlando, tra i 23 azzurri. Giovedì bisognerà prendere scelte drastiche ed assumersene i rischi: solo la vittoria qualificherebbe con certezza l’Italia, mentre in caso di pareggio bisognerebbe addirittura sperare che la Nuova Zelanda non batta il Paraguay. Cosa non impossibile, visto che, in caso di vittoria, i kiwi guadagnerebbero un leggendario passaggio del turno. Un identico risultato di parità nei due match decisivi del girone F, invece, ci condannerebbe all’onta di un sorteggio per decidere l’accesso agli ottavi. Un sorteggio tra l’Italia campione del mondo e la Nuova Zelanda numero 78 del ranking mondiale. E questo no, non lo possiamo proprio accettare.

Foto: Ap, Reuters

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Implacabile Argentina, Francia praticamente fuori

Post di alessio tedde On giugno - 18 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

L’Argentina stravince e dimostra di poter arrivare in fondo alla competizione. A unaFrancia senza idee serve un miracolo

di Alessio Tedde

La Grecia rientra in gioco

GRECIA  – NIGERIA  2 – 1 (primo tempo 1 -1)

MARCATORI: 16’ pt  Uche (N), 44’ pt  Salpingidis (G), 26’ st  Torosidis (G)

Verrebbe da dire che a Bloemfontaine vince la squadra meno peggio. Vittoria in rimonta della Grecia sulla Nigeria che pure era passata in vantaggio: punizione di Uche al 16’ del primo tempo. Poi vengono fuori gli ellenici. Cinici come abbiamo imparato a conoscerli nel 2004, la squadra di Rehhagel sfrutta la superiorità numerica che arriva già al 33’, quando Kaita decide di reagire con un calcio all’avversario  ad una rimessa laterale greca, stolto. Da quel punto inizia una nuova partita, con un possesso palla infinito ma allo stesso tempo sterile della Grecia che trova il pareggio alla fine del primo periodo, con un destro dal limite di Salpingidis sfortunatamente deviato da un difensore africano che spiazza il proprio portiere. Nel secondo tempo la partita offre molte emozioni e capovolgimenti di fronte. Si mettono in mostra i portieri con grosse parate sugli attacchi avversari prima, e con delle indecisioni poi. Decisiva quella del portiere Enyeama che respinge sui piedi di Torosidis un tiro innocuo del senese Tziolis: tapin vincente del terzino e la Grecia porta a casa l’incontro. Rivincita dei greci che vendicano la sconfitta nella fase a gironi dei mondiali statunitensi, quando i nigeriani si imposero per 2 a 0 passando il turno e andando a sfidare gli azzurri negli ottavi. Nonostante le 2 sconfitte gli africani hanno ancora la possibilità di qualificarsi ai quarti, ma dovrebbe succedere un miracolo calcistico.

Maradona festeggia con Higuain

ARGENTINA – COREA DEL SUD  4 – 1 (primo tempo 2 – 1)

MARCATORI: 17’ pt  Park Chu Young (og), 33’ pt Higuain (A), 46’ pt Lee Chung Yong (C), 33’ e 35’ st Higuain (A)

È ufficiale, dopo i baby tedeschi sono i ragazzi di Maradona che escono allo scoperto e si candidano ufficialmente tra i favoriti per la vittoria finale. Sono buone le impressioni che sono venute fuori dalla partita di Johannesburg per i sudamericani che hanno messo in mostra tutto il loro potenziale offensivo, che senza ombra di dubbio è il più competitivo del mondiale. Tante le frecce all’arco del pibe de oro. Ieri si è messo in mostra “el pipita” Higuain, titolare al posto del principe Milito. Con una tripletta spinge l’Argentina agli ottavi, anche se ancora la i biancocelesti non sono aritmeticamente qualificati. Parte subito forte l’Argentina, che aggredisce gli avversari e dimostra di voler fare la partita.

Il primo gol arriva fortunatamente da una deviazione nella propria porta di un giocatore coreano su calcio di punizione di Messi. I Coreani più che reagire sembrano limitare i danni, e così il secondo gol non tarda ad arrivare. Altro calcio di punizione, sempre dalla sinistra. Stavolta si inserisce Burdisso, entrato al posto di un acciaccato Samuel, che dal centro area colpisce di testa e regala un assist a Higuain che deve solo spingere dentro la palla del raddoppio. Il Match è sotto controllo, fino a che l’autolesionismo argentino impersonato in Demichelis, decide di regalare un gol ai Coreani sul finire di tempo, autore Lee Chung.

A inizio ripresa sono i coreani che prendono le redini del gioco spaventando in più occasioni la difesa albiceleste che non sembra all’altezza. Mossa di Maradona, che inserisce Aguero per Tevez. Arrivano i due gol di Higuain che chiudono la partita e proiettano l’attaccante, erede di Batistuta, sul trono dei cannonieri. Impressiona la qualità di gioco corale dei sudamericani, ma Maradona dovrà lavorare ancora sulla difesa che sembra l’unico neo.

Domenech sconfitto

FRANCIA – MESSICO  0 – 2 (primo tempo 0 -0 )

MARCATORI: 18’ st Hernandez, 34’ st Blanco

Disfatta per i galletti che si dimostrano una squadra allo sbando, in cui i dissidi interni sembrano avere la meglio sull’orgoglio di grandi campioni. Francia Messico era già uno spareggio fra due squadre che non avevano ben impressionato nella prima apparizione. I vice campioni del mondo avevano dimostrato un grossa disorganizzazione tattica contro l’Uruguay, celata solo dalle dichiarazioni del suo ct, che ha dato la colpa alle pressioni del debutto.

I Tricolores, che a detta del suo allenatore Aguirre sono la migliore selezione messicana nella storia dei mondiali, non avevano mantenuto le attese subendo il Sudafrica all’esordio. Per citare i ricorsi storici Francia – Messico è stata anche la prima sfida Mondiale in assoluto nel 1930. Francia Messico è stata la vittoria dell’umiltà dei messicani contro la sfrontatezza di Domenech che manda in campo una squadra foderata di campioni, ma senza organizzazione tattica, una squadra allo sbando. Nessun movimento, nessuno smarcamento, giocatori fuori ruolo, nessun acuto delle stelle, praticamente il nulla cosmico. Solo l’aritmetica non condanna la Francia all’eliminazione, ma si prospetta “le biscuit” fra Messico e Uruguay che andrebbero insieme agli ottavi. Sarà l’acqua santa del Trap, o semplicemente il destino che toglie alla Francia ciò che la sorte aveva regalato: infondo i cugini d’oltralpe non meritavano di andare in Sudafrica se non fosse per la mano galeotta di Henry, tra l’altro bocciato da Domenech.

D’altro canto bisogna menzionare la bellissima prestazione del Messico, che fa la partita per tutti i novanta minuti, mettendo in luce le proprie stelle, i giovani Giovanni Dos Santos e Hernandez, reduci dalla vittoria del mondiale under 20 di 3 anni orsono. Il primo gol arriva da un inserimento dello stesso Hernades che sfrutta l’errore di Abidal che non segue i compagni nella linea difensiva, tenendo in gioco il messicano per il quale è facile dribblare Lloris e insaccare il  pallone del vantaggio. Sempre Abidal è protagonista in negativo del raddoppio messicano: intervento in ritardo che stende in area Barrera, rigore. Segna Blanco, il vecchietto della squadra, che diventa il primo giocatore messicano ad andare a segno in tre mondiali diversi.

Foto | via http://www.lastampa.it, http://www.calcionews24.com; http://images.gazzetta.it

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Sudafrica 2010, primo turno: Germania ok, africane sottotono

Post di Vincenzo La Camera On giugno - 18 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

La Germania vince e convince, anche se contro un avversario inconsistente e in inferiorità numerica. Male le “padrone di casa”, basso profilo per il Brasile

di Vincenzo La Camera

Nelson Mandela con la Coppa del Mondo

Nessuno prima del Mondiale avrebbe scommesso un euro sulla Germania, e forse non lo farebbe nemmeno ora. Ma i tedeschi sono l’unica squadra a non uscire ridimensionata da questo primo giro sulla giostra del torneo iridato. Siamo d’accordo, l’Australia non è una corazzata, ma l’Italia quattro anni fa dovette aggrapparsi ad un rigore a tempo scaduto per averne la meglio.

La Germania ha diverse frecce al suo arco. Klose e Gomez ad esempio, non certo spremuti da Van Gaal nel Bayern e una pattuglia di giovani rampanti. Da Ozil a Muller (che cognome…), da Marin a Cacau (in gol contro l’Australia dopo un manciata di minuti dal suo ingresso).

Nel suo girone la squadra di Loew probabilmente si contenderà il primo posto con il Ghana, l’unica africana ad aver impressionato. Alla vittoria sulla Serbia, nello spareggio per il secondo posto, non hanno partecipato né Muntari né tantomeno la stella del Chelsea Essien (infortunato) e con un Appiah ben lontano dai tempi d’oro.

Per il resto le squadre africane sono apparse sottotono. Forse stordito dalle vuvuzela il Camerun di Eto’o ci lascia le penne con il Giappone. Ed ora rischia l’eliminazione (nello stesso girone l’Olanda trova poca resistenza nella Danimarca e attende con ansia il recupero di Robben). L’Algeria, sotto gli occhi di Zidane, si fa superare dalla modesta Slovenia e dice addio ai sogni di gloria. A meno che non faccia un exploit contro l’Inghilterra, che non può essere quella vista contro gli yankee.

Messi non è ancora andato a segno in questo Mondiale

Il Sudafrica ha fatto la sua parte prima di crollare contro l’Uruguay. I galletti francesi sono rimasti imbrigliati nella gabbia dell’Uruguay, con Henry e Ribery che sembravano l’ombra di se stessi.

Con le luci di posizione l’Argentina (prima del grande slancio di ieri) e a fari spenti il Brasile. In attesa che Messi e Tevez da una parte e Kakà e O Fabuloso dall’altra accendano davvero la luce. Nel frattempo una vittoria in cassaforte per entrambe. Di misura l’albiceleste sulla Nigeria (non certo quella di qualche anno fa) e con qualche brivido la seleçao sulla Corea del Nord. Comunque critiche eccessive per i verdeoro. Il Mondiale africano è tanto equilibrato quanto incerto. Dunga ha fatto scelte impopolari, per i giornalisti brasiliani. Bocciata la fantasia di Dinho e Pato, spazio alla sostanza di Elano e Melo. Dopo il primo round solo due partite hanno raggiunto la soglia dei tre gol (entrambe con una rete a tempo scaduto). E solo in un match è arrivato un poker di reti.

Dell’Italia si è già detto abbastanza. Con una squadra al completo possiamo giocarcela. In un Mondiale dove si segna con il contagocce, almeno sino ad ora, Lippi può costruire qualcosa di importante. E la Spagna? Facciamo finta che le furie rosse, come amano definirsi loro, esordiscano lunedì contro l’Honduras.

Foto: Calciopro.Com, Thefootballworldcupsite.Com

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Ieri, la prima clamorosa sorpresa del Mondiale con la Spagna, favorita per la vittoria finale, battuta 1-0 dalla Svizzera. Il Cile batte facile l’Honduras. I padroni di casa perdono malamente (3-0) con un Uruguay in gran spolvero e mettono praticamente fine ai loro sogni di gloria

di Davide Lopez

CILE-HONDURAS 1-0 (primo tempo 1-0)

MARCATORI: Beausejour 34′ p.t

Jean Beausejour

Prima del Mondiale, il Cile era considerata una delle possibili sorprese del torneo e, a differenza di molte big, non ha certo deluso le aspettative battendo per 1-0 l’Honduras. Gli undici allenati dal c.t Bielsa, giocano un bel calcio e dominano per 90′ gli avversari, rischiando davvero pochissimo nella propria area di rigore. L’episodio che decide il match è al 34′: bellissima palla di Fernandes per Isla, che la mette al centro per il facile tap-in in corsa di Beausejour. Nella ripresa, il Cile si divora più volte il raddoppio; in qualche occasione grazie alla bravura del portiere honduregno, in altre a causa di un eccessivo egoismo degli attaccanti. La partita si chiude, dunque, con una netta vittoria e due facili conclusioni: il Cile è squadra tecnica e abbastanza compatta, che creerà più di un grattacapo ai suoi prossimi avversari. L’Honduras avrà bisogno di un miracolo per poter accedere alla fase successiva.

SPAGNA–SVIZZERA 0-1 (primo tempo 0-0)

MARCATORI: Fernandes 8′ s.t

Alle 16.00 la seconda partita che chiude il primo turno del girone H, ma soprattutto l’attesissimo debutto delle Furie rosse, della squadra data da tutti come la principale favorita per il Mondiale. I campioni d’Europa in carica intessono sin dal primo minuto la loro trama fittissima di passaggi e giocate di fino, ed è così che si arriva alla fine del primo tempo con dati imbarazzanti sul possesso palla, con gli svizzeri in 11 dietro la linea del pallone, ma con il risultato fermo sullo 0-0 e una sola vera occasione da rete capitata sui piedi di un difensore, Piquè.

Ottmar Hitzfeld, il c.t svizzero, sa di non poter competere con l’armata iberica e si limita a cercare di concedere il meno possibile, per poter ripartire in contropiede, come al 53′ quando Derdiyok lanciato a rete, viene anticipato da Casillas che non la trattiene. Il giocatore svizzero, catendo, travolge anche Piquè e Fernandes è il più lesto a lanciarsi sul pallone per buttarla dentro. La Spagna reagisce e torna a creare un gran volume di gioco, ma alla fine le conclusioni verso la porta sono solo due: un missile di Xabi Alonso che si stampa sulla traversa e un diagonale di Jesus Navas, a lato di poco. La Svizzera, quando riparte lo fa con ordine e coglie addirittura un palo con Derdiyok. Finisce con un colpo durissimo per la squadra di Del Bosque, ora costretta a vincere le prossime due partite. Si mette invece benissimo per la Svizzera che con il minimo sindacale ottiene i 3 punti e ora necessita solo una vittoria con l’Honduras per accedere agli ottavi di finale. Spagna bella da vedere, ma “la solita Spagna” come titolava oggi Marca.

SUDAFRICA – URUGUAY 0-3 (primo tempo 0-1)

MARCATORI: Forlan 24′ p.t. e (rig) 35′ s.t., Pereira 49′ s.t.

ESPULSO: Khune 31′ s.t.

Diego Forlan, autore della prima doppietta di questo mondiale

C’era grande entusiasmo ieri al Loftus Versfeld Stadium di Pretoria per il secondo e decisivo match dei Bafana Bafana, impegnati con l’Uruguay di Tabarez. Purtroppo per i padroni di casa, è stata una vera e propria disfatta. L’Uruguay ha dominato in lungo e in largo il gioco per l’intera durata dell’incontro. Al 24′ la rete di Forlan con un potente tiro da fuori area deviato beffardamente dalla schiena Khune. A differenza della prima gara con il Messico, Parreira (c.t sudafricano) non riesce a dare la scossa ai suoi e nella ripresa la musica non cambia. E’ sempre l’Uruguay in avanti, con il tridente Forlan, Cavani, Suarez, che mette in costante apprensione la difesa sudafricana, senza però riuscire ad affondare il colpo decisivo. L’episodio che chiude la partita è a 10 minuti dal fischio finale, con Suarez che con esperienza si lascia cadere sull’intervento alla disperata in uscita del portiere Khune: calcio di rigore e Sudafrica in 10 uomini. Dal dischetto la solita freddezza di Forlan che non sbaglia e sigla il 2-0. C’è tempo anche per la terza rete, messa a segno da Pereira con un colpo di testa da due passi sul perfetto assist di Suarez. Stasera Francia-Messico, chiude la seconda giornata del girone A. Resta forte il rammarico per la sconfitta del Sudafrica che ora è tenuto in gioco solo dall’aritmetica e dalla speranza di poter sconfiggere i vice-campioni del mondo nell’ultima giornata della fase a gironi. Sarà difficilissimo, ma lo spirito è certamente il punto forte di questa squadra.

FOTO VIA:

http://www.football-pictures.net/data/media/260/Forlan-masast.jpg

http://www.5178.cn/uploads/allimg/091204/0ZA04146-0.jpg

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http://catchseventy7.files.wordpress.com/2009/07/forlan.jpg

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Gli all blacks (in tenuta completamente bianca…) agguantano la Slovacchia al 93’. Il Brasile ci mette quasi un’ora a sbloccare il match contro la Nord Corea, poi soffre nel finale. Reti bianche tra Portogallo e Costa d’Avorio

di Francesco Guarino

Marek Hamsik, stella della Slovacchia

NUOVA ZELANDA-SLOVACCHIA 1-1 (primo tempo 0-0)

MARCATORI: Vittek (S) 5’ st., Reid (NZ) 48’ s.t.

Come se nulla fosse successo. Quattro squadre, un punto a testa e altrettanti gol all’attivo e al passivo. Il girone F regala un altro pari dopo quello dell’Italia e offre indicazioni consolanti per il futuro degli azzurri. Avete presente le partite della parrocchia in cui tutti corrono dove sta il pallone, e chi non ce la fa rimane indietro, tanto prima o poi la sfera torna da quelle parti? Ecco, ieri a Rustenburg è successo questo pressappoco. La migliore (meno peggiore, ndr) delle due è la Slovacchia, che segna in apertura di ripresa con un colpo di testa di Vittek in fuorigioco. La stella Hamsik pascola stancamente in una squadra tutta sbilanciata in avanti (4-1-3-2 il modulo disegnato da Vladimir Weiss) eppure poco pericolosa dalle parti del portiere kiwi Paston. Il perché è presto detto: il 3-4-3 della Nuova Zelanda è in realtà un osceno 7-0-3, con i due centrali di centrocampo che fanno muro davanti alla difesa, gli esterni che ripiegano fino a schiacciarsi sui terzini e i tre attaccanti che non ci pensano neanche minimamente a venire a prendere palla a centrocampo. In pieno recupero il mucchio neozelandese in area slovacca partorisce il gol del pareggio di Reid. Se non le battiamo tutte e due, possiamo anche chiudere le valigie e tornarcene a casa.

COSTA D’AVORIO-PORTOGALLO 0-0

L’unica notizia degna di nota del match tra ivoriani e portoghesi è il recupero-lampo di Didier Drogba: operato d’urgenza per una frattura al braccio (rimediata solo dieci giorni fa in amichevole col Giappone), la stella africana rientra in tutta fretta con un tutore anatomico e gioca gli ultimi 25 minuti. Indomito. L’altra superstar Cristiano Ronaldo si sbatte nervosamente per il campo, ma rimedia solo un palo e un’ammonizione. Indubbiamente frustrante la posizione decentrata in cui lo relega Queiroz, preferendogli lo scialbo Denny come punta unica. Tanto fumo e poco arrosto, partita bruttina e indicazioni scarne per il futuro prossimo delle due squadre.

BRASILE-COREA DEL NORD 2-1 (primo tempo 0-0)

MARCATORI: Maicon (B) 10’s.t, Elano (B) 27’ s.t., Ji Yun Nam (C), 44’ s.t.

Carlos Dunga, ct della Seleçao brasiliana

Un’ora di sbadigli e poi il lampo di Maicon scuote i 40mila di Johannesburg. Poca roba il Brasile del primo tempo, di fronte a una NordCorea che, nella tradizione ormai consolidata delle ex-piccole del Mondiale, corre e lotta su tutti i palloni dal primo all’ultimo minuto. Il soldato più fedele di Mourinho (tanto fedele da aver intavolato la trattativa per seguirlo a Madrid) trova la rete al minuto 10 della ripresa, con una gran botta di mezzo collo da posizione defilatissima. La conclusione è eccellente, ma il portiere nordcoreano Ri Miong Guk fa un errore di quelli per i quali il più sfigato dei preparatori sarebbe in grado di linciare anche un dodicenne alla sua prima lezione di scuola calcio: Miong Guk lascia un metro e mezzo buono di distanza dal palo e Maicon, largo sulla propria destra, scaraventa la sfera proprio in quella spaventosa voragine. L’unico sprazzo verdeoro è il raddoppio di Elano, con il tocco ravvicinato del 2-0 dopo uno scambio nello stretto con Robinho. Al 44’ Ji Yun Nam si guadagna il rango di eroe nazionale travestendosi da brasiliano di Corea: l’esterno sinistro si incuneando tra Lucio e Juan e firma il gran gol del definitivo 2-1. Brasile a ritmi bassi, Kakà sottotono e sostituito nel finale da Nilmar.

LE PARTITE DEL 14 GIUGNO:

OLANDA-DANIMARCA 2-0 (aut. Agger, Kuyt), GIAPPONE-CAMERUN 1-0 (Honda)

Foto: Sky.It, Chelseafc.cz, Blogspot

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