Tuesday, September 7, 2010

NBA: 1° luglio, il giorno della verità

Post di fediverson On giugno - 29 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

La nidiata di Free Agent capeggiati da LeBron James fa molta gola alle squadre NBA. Insieme a lui nomi del calibro di Dwyane Wade, Joe Johnson, Chris Bosh, Amare Stoudemire e probabilmente anche Dirk Nowitzki

di Federico Bertolotti

Akron (Ohio) - Nell’antichità, quando i Re e gli Imperatori erano ancora tali, era usanza far visita al castello del monarca di turno e omaggiarlo di ricchi doni per entrarne nelle grazie. Da giovedì 1° luglio 2010, dopo centinaia di anni, l’usanza tornerà in auge. Delegazioni dei Chicago Bulls, New York Kniks, New Jersey Nets e Washington Wizard faranno visita a sua maestà LeBron James il quale, dalla sua dimora di Akron-Ohio, emetterà il verdetto e darà il via alla (probabile) più grande girandola di fenomeni che la NBA abbia mai visto.

James LeBron

La data è certa perché nella NBA le regole sono ferree, solo ed esclusivamente da quando scadrà il contratto con i Cleveland Cavaliers, e cioè alla mezzanotte del 30 giugno 2010, i team manager delle altre squadre potranno approcciarsi a “the King” supplicandolo di diventare parte integrante del loro nuovo progetto.

Tutto questo potrà sembrare esagerato, ma se si pensa che la stima effettuata sul valore della franchigia di Cleveland (valutata attorno ai 400 milioni di presidenti spirati) senza sua maestà è praticamente dimezzata, allora forse capiamo perché attorno alla sua decisione ci sia tutto questo fermento. E saranno tutti immobili ad aspettare lui, perché l’esito della sua decisione influirà a cascata su quella di tutti gli altri free agent e segnerà il destino dei General Manager, su tutti Donnie Walsh GM di NY che da 2 anni sta letteralmente smantellando la squadra per poter avere spazio salariale sufficiente per portare nella grande mela LeBron e affiancarlo ad un’altra superstar e al nostro Danilo Gallinari.

Lo spazio salariale è la chiave per capire come mai solamente alcune squadre possono ambire ad ottenere i servigi di James. In NBA infatti ogni franchigia può spendere un massimo di circa 56 milioni di dollari per gli stipendi dei giocatori in roster, per ogni dollaro speso in più il team versa un dollaro di luxury tax ad un fondo che viene distribuito alle squadre che non superano il limite del monte salari.

Ad oggi, dopo gli ultimi scambi pre-draft, la squadra con maggior spazio salariale è Chicago che con 34 milioni liberi può offrire a James il massimo spendibile per un giocatore,  circa 17 milioni, affiancando al “Prescelto” un’altra super stella tra le altre prendibili sul mercato dei free agent (l’ipotesi più plausibile è Bosh o al limite Stoudemire per una questione di ruoli). Oltre allo spazio salariale, Chicago è anche la squadra che ha già sotto contratto i migliori giocatori rispetto alle altre pretendenti, potendo offrire a LeBron un cast di supporto molto valido con i vari Rose, Deng e Noah oltre al nuovo coach Tom Thibodeau, mago della difesa dei Celtics degli ultimi 3 anni. Nonostante tutti questi evidenti vantaggi però Chicago ha un grande svantaggio: LeBron dovrebbe vivere all’ombra del più grande di tutti, Michael Jordan, che di Chicago ha fatto la storia con i 6 titoli vinti negli anni 90, e questo potrebbe essere un peso non indifferente sulle spalle dell’ex numero 23.

Il secondo team con più spazio salariale è New York, anch’essa con oltre 30 milioni liberi e quindi in grado di portare una seconda stella al Medison Square Garden. Il cast di supporto è decisamente inferiore con poco da offrire oltre al nostro Gallinari, che ha dimostrato di poter diventare veramente un super giocatore, e al quasi nostro Mike D’antoni, allenatore molto amato dai giocatori NBA per via del suo spumeggiante modo di giocare. Di certo però l’ambiente di New York, oltre a essere un’autentica macchina da soldi per chi come James vuole stare sotto le luci della ribalta, è decisamente il più affascinante come prospettiva visto che la fame di vittorie nella metropoli all’ombra della statua della libertà è altissima e una squadra vincente non la si vede da praticamente un decennio.

Con buono spazio salariale ci sono anche New Jersey e Washington. La prima può offrire a James il supporto di alcuni buoni giovani come Harris e Lopez ma non sembra ancora pronta per avere una squadra da titolo. La seconda ha pescato la prima scelta al draft e ha optato per Wall, sulla carta un giocatore straordinario ma senza ancora esperienza in NBA e ha in Arenas un talento cristallino ma il cui comportamento ha già più volte danneggiato la sua immagine e quella della franchigia.

Dwyane Wade

Esiste anche un’altra opzione, forse un po’ pazza, ma non da escludere. Gli Heat di Wade, il quale sembra molto vicino al rinnovo con i suoi Miami che hanno lo spazio per portare James in Florida per creare la coppia potenzialmente più forte della NBA (insieme a Bryant sono i 3 più forti ad oggi della lega). Ci sarebbero dei problemi di chimica di squadra da risolvere ma con questo scenario il capo allenatore diventerebbe Pat Riley, un nome che è da sempre garanzia di successo.

Infine esiste l’ultima possibilità, sua maestà decide di rimanere dov’è, rifirma con i Cavaliers e prova a dare alla sua città un titolo che insegue da 7 anni. Sarebbe una scelta di cuore, di fedeltà e a quel punto tutti gli altri si dovrebbero accontentare delle briciole, perché anche se stiamo parlando di campioni assoluti, tutti vogliono LeBron, le altre sono scelte secondarie.

Potrebbe essere l’estate della rivoluzione per la NBA che, a prescindere dalla scelta di LeBron James, vedrà dei movimenti importanti visto che i vari Bosh, Stoudemire, Johnson, Boozer sembrano destinati comunque a cambiare squadra. A questi aggiungiamo Wade, Nowitzki, Pierce, Allen, Lee e Yao Ming tutti super campioni che hanno l’opzione di uscire dal proprio contratto per esplorare il mercato dei free agent. La geografia NBA potrebbe cambiare, ma una certezza rimane, i Lakers sono campioni in carica e quelli da battere anche l’anno prossimo, rimangono Bryant, Gasol e compagni.

Foto | via http://www.babble.com, http://www.nbamania.it, http://ctsportslawblog.files.wordpress.com

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Prova di forza degli uomini di coach Pianigiani che chiudono la partita già nel primo quarto

Di Bertolotti Federico

Si usa spesso nella pallacanestro il termine “fotografia della partita”. E’ un modo per racchiudere in un solo momento del match quanto successo nei 40 minuti. Noi di fotografie ne vogliamo ricordare due per ampliare il discorso ad una stagione anzi, a quattro stagioni.

La prima si può intitolare INTIMIDAZIONE. Siena è sopra di 20 punti, l’avversario è tramortito, ci sono poco più di dieci minuti da giocare e pochi secondi per terminare l’azione da parte dell’AJ Milano, la palla scivola dopo un lieve intercetto verso metà campo e Domercant (arrivato in Italia con la nomea di straordinario attaccante, non di certo di super difensore) si lancia sul parquet come se fosse la palla della vita a cinque secondi dalla fine sul meno 1.

Alla seconda diamo un altro titolo: MENTALITA’ VINCENTE. Siena è sempre sopra di 21 punti, Milano abbozza una minima reazione, segna un 7-0. Simone Pianigiani chiama un time out e urla come se la Mens Sana fosse sotto di 15 lunghezze. I 5 giocatori non fanno una piega, rientrano in campo e Milano non riesce letteralmente a passarsi il pallone di fronte all’aggressività espressa dagli avversari. Risultato: contro parziale che azzopperebbe anche la personalità dell’uomo più fiducioso sulla faccia della terra e di nuovo meno 20.

Il racconto della partita potrebbe tranquillamente terminare qui perché di fatto la gara non è mai iniziata. Un temporale fortissimo si abbatte sulla città meneghina e quando tutti i tifosi sono arrivati al Forum, la partita è già finita. Siena non fa entrare nel match non solo gli uomini di Bucchi, ma anche i 10 mila e passa accorsi a sostenere L’AJ. Il risultato dopo 5 minuti è 6-18.

Sato non sbaglia un tiro, ma sono tutte conclusioni logiche all’interno di un gioco fluido e organizzato nei minimi dettagli per cercare l’uomo più libero e punire le scelte difensive avversarie. La superiorità è a dir poco imbarazzante e Bucchi non vuole spendere subito il suo secondo time out nel primo periodo (il primo lo ha dovuto chiamare dopo 3 minuti di gara). Siena non si ferma e il primo periodo termina sul 11-32 per l’MPS. Oltre al risultato sono impressionanti i numeri: 44 di valutazione, 5/7 da 2, 6/9 da tre e 4/4 ai liberi con 5 assist e 9 rimbalzi.

Il secondo periodo viene controllato facilmente da Siena e ad ogni minimo tentativo dei giocatori di Milano di aggrapparsi a qualche giocata di energia che dia una scossa alla gara, Domercant, Zizis e Lavrinovic, i tre panchinari di lusso di Pianigiani, rispondono con classe e precisione. Finisce 25 pari per il 36-57 dopo 20 minuti, ma Siena non ha ancora dovuto forzare una sola conclusione.

Inizia il secondo tempo e ti aspetteresti una reazione, almeno per una questione di orgoglio, di Milano e invece è Siena che apre subito con una tripla di Mc Intyre (16 alla fine) e con un canestro da post medio di Sato (23 e top scorer della serata con 5/6 da 2 e 4/7 da tre) e continua con le due fotografie descritte prima. Milano ha qualche sussulto ma non c’è nulla  da fare, la reazione di Siena e ancora più veemente e disarma i giocatori dell’Olimpia e tutto il pubblico accorso.

L’ultimo periodo è di assoluto controllo e si chiude sul 75-88, risultato che non rispecchia la strabordante superiorità Senese.

Milano aveva resistito 2 periodi in gara 1, uno solo in gara 2 e praticamente dieci secondi in gara 3. I presupposti per gara 4 non sono certamente i migliori anche perché contro una squadra così, non c’è veramente nulla da fare.

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Siena vince in casa e si porta 1-0 nella serie

Post di fediverson On giugno - 14 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Finale MPS Siena – Armani Jeans Milano: uno strepitoso Mc Intyre firma la vittoria della Montepaschi in gara 1. Milano ottima per 20 minuti

di Federico Bertolotti

Terrell Mc Intyre

Siena – Si dice che la mano sinistra sia la mano del diavolo, e indiavolato è sicuramente l’aggettivo più adatto per descrivere il play mancino della MPS Siena. Un mix di talento, velocità e intelligenza cestistica racchiuso in 175 cm di altezza. Le cifre sono da capogiro per Terrell Mc Intyre, non per nulla nominato per 2 volte di fila miglior play d’Europa, 29 punti con 4/7 da 2, 5/7 da 3 e 6/6 ai liberi, conditi da 5 assist e 2 recuperi, il tutto in soli 23 minuti di gioco.

Se a questi numeri aggiungiamo un Eze in versione tappabuchi difensivo, troviamo facilmente la differenza in gara 1 tra Siena e Milano, partita che, nonostante il 100-80 che il tabellone riporta a fine gara, è stata molto equilibrata ed ha lasciato agli uomini di coach Bucchi ancora qualche speranza per la prosecuzione della serie.

La partita si apre davanti ad una cornice di pubblico eccezionale al Pala Mens Sana e trascinati dal tifo locale i campioni d’Italia allungano subito sull’8-2 sfruttando qualche imprecisione Milanese.

Ma L’AJ non ci sta a fare la vittima sacrificale e Mordente e Finley (3/3 dalla lunga distanza per il primo, 7 punti pulitissimi per il secondo) trascinano gli ospiti in un primo quarto equilibrato dove Mc Intyre si scatena e segna 14 punti in 10 minuti. Il risultato è 27-24 per Siena e la partita è molto gradevole sia in termini di gioco offensivo espresso dalle due compagini, sia per quanto concerne l’intensità e la fisicità buttata in campo dai protagonisti.

Il secondo quarto è come sempre caratterizzato dall’ingresso in campo delle riserve e la panchina di Siena qualitativamente è superiore a quella Milanese (anche perché definire Domercant, Zizis e Lavrinovic dei panchinari è quasi un insulto al gioco) e iena prova un primo mini allungo sul 44-36. Milano vacilla ma non molla, capitalizza un gioco da 6 punti su un fallo + tecnico a Stonerook e con gli ultimi 3 minuti di eccellente qualità offensiva, gestiti in maniera egregia da un Becirovic inspiegabilmente non riproposto nel secondo tempo, chiude il quarto sul 23-25 per il 50-49 MPS al termine dei primi, palpitanti 20 minuti.

Benjamin Eze

Il terzo periodo è di consueto il territorio della MPS, i suoi avvii di secondo tempo hanno più volte schiantato gli avversari e, anche se in tono leggermente minore, anche in gara 1 il parziale segna la gara. Mc Intyre ne mette 10 in 8 minuti, mentre Eze e Sato alzano l’intensità difensiva a livelli eccelsi. Milano regge solo grazie alle triple (4/5 nel quarto) ma da 2 registra un 1/9 che è frutto di alcune scelte sbagliate ancorché dettate dalla volontà di attaccare il canestro. Gli uomini di Bucchi infatti in più di un’occasione rinunciano ad un comodo palleggio arresto e tiro, movimento ormai troppo sottovalutato nel basket moderno, andando a incappare negli aiuti e rotazioni di una difesa senese quasi perfetta.  Un paio di fischi sospetti (ma di difficile valutazione vista la grinta difensiva del quintetto senese) a favore di Siena si aggiungono agli errori AJ ed Il parziale è di 23-14 per il +10 di fine terzo periodo.

L’ultima frazione vede Milano provare a tenere botta e ricucire lo strappo, ma ci pensa l’MVP stagionale Sato, fin li poco produttivo in attacco, a piazzare 11 punti tutti presi all’interno del perfetto ingranaggio della macchina offensiva senese. Milano invece è un po’ confusionaria nella metà campo offensiva e probabilmente Becirovic sarebbe l’uomo ideale per creare qualcosa del Pick & Roll centrale, ma Bucchi non lo inserisce e Milano perde il filo del discorso, si scoglie e affonda fino al -20 finale sul 100-80.

Milano ha giocato una finale all’altezza per poco più di 30 minuti, ma per 5 minuti del terzo e altrettanti nel quarto periodo Siena è apparsa una squadra di un altro pianeta. Mc Intyre legge il pick & roll come pochi in Europa e col suo velocissimo arresto su una monetina (in questo ricorda Tim Hardaway, ex stella di Miami) è mortifero. Eze e Sato difendono in maniera straordinaria, e a turno gli uomini di Pianigiani fanno sempre qualcosa di positivo sia in attacco che in difesa. L’AJ deve riuscire a tenere l’intensità, il ritmo e la presenza su ogni pallone per tutti i 40 minuti, dando il 101% delle proprie possibilità, perché è indubbio che il “solo” 100% può non essere sufficiente.

L’appuntamento per gara 2 (la serie è al meglio delle 7 gare) è, ancora a Siena, per martedì 15 giugno alle 20.30.

Foto via| http://multimedia.quotidiano.net, http://www.ilgiornale.it

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Basket Italiano, la finale sarà SIENA-MILANO

Post di fediverson On giugno - 11 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

L’AJ sbanca il PalaMaggiò e si aggiudica la seconda finale consecutiva

di Federico Bertolotti

Caserta, 10 giugno 2010 – A fine gara le telecamere di Sky inquadrano i volti delusi ma soprattutto stremati dei giocatori Casertani, i vari Di Bella, Jones, Ere, anche l’indomabile Michelori sembra non averne più. E’ la fotografia della partita appena terminata al PalaMaggiò di Caserta, gremito in ogni ordine di posto e fino a pochi secondi prima una autentica bolgia. I padroni di casa hanno pagato nei momenti decisivi la fatica di dover affrontare una compagine decisamente più completa in tutti i suoi elementi, con molte più rotazioni di qualità sottolineata dal fatto che, come ha dichiarato Mancinelli dopo gara 4, Sani Becirovic praticamente non gioca mai.

Un'azione di gioco

Il match si apre con Milano subito molto presente in campo, grande difesa e molta più intensità per gli uomini di coach Bucchi i quali attaccano con pazienza e costruiscono canestri facili mandando a referto 5 giocatori (Rocca 6 punti e 3 rimbalzi nei primi 8 minuti) e scappando subito sul 6-18 grazie un 4/4 dalla lunga distanza. Sacripanti deve anticipare l’entrata in campo di Michelori che ancora una volta dà la carica ai suoi con giocate di grande energia e, grazie ad una splendida difesa, ricuce interamente lo strappo chiudendo il primo parziale sul meno 2, 16-18.

La seconda frazione è decisamente meno brillante in termini offensivi, la posta in palio è alta e le due squadre mettono in campo molte più energie in difesa. Ne conseguono degli attacchi decisamente confusionari da una parte e dall’altra ma lo spettacolo non manca grazie ad una fisicità ai limiti dell’umano che i 10 in campo buttano sul parquet. 15-13 per Caserta il parziale che fa segnare parità a 31 alla sirena quando Koszarek (9 punti nel secondo quarto per lui) mette una tripla allo scadere dopo palla recuperata.

Il terzo periodo segna decisamente la gara, Michelori commette il terzo fallo e si siede in panchina e Jones, completamente fuori partita, viene ben contenuto da Hall che, oltre alla buonissima difesa, si accende anche in attacco e firma 8 punti di qualità. Caserta manda i primi segnali evidenti di affaticamento e in attacco si blocca del tutto, il parziale è di 18-6 e manda L’AJ a riposo sul 37-49.

Il PalaMaggiò però ci crede e l’incredibile e rumorosissimo tifo Casertano da alla squadra di casa l’ennesima scossa per tentare un difficile recupero. E cosi da un possibile +13 sull’errore di Monroe in contropiede, Milano perde la bussola e un’assurda tripla in controtempo di Jones (unici punti della gara per lui che chiuderà con 1/5 dal campo) e un sottomano di Di Bella regalano alla Pepsi un insperato -4 sul 47-51 a 4 minuti dalla fine.

Morris Finley

Ma lo sforzo per rientrare si sente nelle gambe Casertane e la maggiore esperienza degli uomini di coach Bucchi permette all’Olimpia di mantenere la calma. Così Finley, finalmente ritrovato, scava il solco definitivo; l’americano classe ‘81 prima mette 4 liberi con mano glaciale e poi a 46 secondi dalla fine infila una tripla per il 55-62 che taglia le gambe ai padroni di casa. Monroe con un’altra tripla in transizione chiude la gara che dopo un paio di viaggio in lunetta per parte sui vari falli sistematici, si conclude sul 59-65.

Caserta paga pesantemente il 14/27 ai liberi, sintomo di enorme stanchezza ed alcune scelte più di istinto che di cervello negli ultimi minuti che costano l’accesso alla finale alla Pepsi.

Sarà quindi Milano a provare a bloccare l’egemonia Senese anche se, per quanto visto fino ad ora, solo un miracolo può regalare un tricolore che in casa Olimpia manca dai tempi in cui Bodiroga e compagni giocavano con sponsor Stefanel. L’appuntamento per gara 1 è domenica sera alle 20.30 al Pala Mens Sana e da lì una sfida ogni 2 giorni.

FOTO/ via http://www.sport.it; http://www.olimpiamilano.com

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La maggiore freschezza degli uomini di coach Bucchi e un grandissimo Mancinelli schiantano la Pepsi Caserta in gara 4. Serie sul 2-2

di Federico Bertolotti

Danilo Gallinari

Milano- L’Olimpia Milano vince gara 4 con un rotondo 91-74 e allunga la serie che si risposta in quel di Caserta per la decisiva gara 5 giovedi sera alle 20.30 al PalaMaggiò.

La partita vive un bel momento a pochi minuti dalla palla a due quando Danilo Gallinari si presenta al Forum (quasi 6.000 spettatori anche ieri) ed è standing ovation per il talento ex Olimpia oggi in forza ai NY Kniks.

Gli uomini di Piero Bucchi sono carichi a mille e partono forte, mettendo sul campo un’intensità elevatissima con difesa allungata fin da subito e voglia di attaccare il canestro.

Caserta nel primo periodo sfrutta alcune lacune difensive dei padroni di casa e trova con Ere e Marquis punti importanti, ma Milano ha in Maciulis una certezza in questa serie (e in generale nei play off). Il lituano mette 4 punti e distribuisce 4 assist e per i primi 7 minuti della partita si rimane punto a punto. Poi fa il suo ingresso in campo Stefano Mancinelli e la partita comincia a cambiare, l’ala azzurra mette a referto 10 punti in 4 minuti e Milano chiude il quarto sul + 4 (26-22). Il numero 6 AJ continua il suo personale show anche nel secondo quarto, segna altri 5 punti ai quali aggiunge due assist al bacio e Milano prova una prima fuga raggiungendo subito il +10 sul 32-22. I padroni di casa sembrano avere molta più benzina e molta più aggressività e Caserta si deve aggrappare alla grinta del solo Michelori che con 5 punti, 2 rimbalzi e 3 recuperi ricuce praticamente da solo lo strappo e permette ai suoi di chiudere il primo tempo solamente sul meno 6. Al riposo lungo il tabellone segna 41-35.

L’impressione avuta nel secondo periodo di maggiore energia da parte di Milano si tramuta in una certezza e il terzo quarto è praticamente tutto di marca biancorossa. 33-17 il parziale con ancora Mancinelli sugli scudi (21 alla fine per l’azzurro), ben spalleggiato da Maciulis (7 punti nel terzo periodo e 13 in tutto), Finley (12) e Mordente (18 alla fine con 10/10 dalla lunetta). E’ il solo Di Bella in casa Pepsi a provare a tenere botta con 9 punti nel quarto ma non trova nessuno in grado di aiutarlo nel tentativo di fermare la furia agonistica dei padroni di casa. Jones è assolutamente fuori partita (0 punti con 0/5 dal campo) ed Ere si ferma alle buone cose viste nei primi 10 minuti. Coach Sacripanti prova a fermare l’emorragia con 2 time-out ma i suoi sono fisicamente e mentalmente sulle ginocchia e il -20 di fine terzo quarto chiude quasi del tutto il match.

L’ultimo periodo è pura amministrazione per L’AJ che controlla nei primi 3 minuti un mini tentativo di rientro e mantiene il vantaggio negli ultimi 7 quando il coach casertano mette a riposare tutti i migliori in vista di una gara 5 che si prevede intensissima e dove le energie risparmiate saranno sicuramente utili. Negli ultimi minuti entra in campo Viggiano che segna 8 punti e chiude la gara sul 91-74.

Domani al PalaMaggiò si deciderà chi sarà la sfidante di Siena per la lotta scudetto e chi invece si dovrà “accontentare”dei preliminari per l’accesso All’Eurolega 2011.

Caserta avrà dalla sua il calore del pubblico di casa che in questi elimination game è di fatto un’arma importantissima e in più troverà sicuramente un Jones carico a mille dopo la pessima prestazione di gara 4. Milano dovrà invece sfruttare la maggiore esperienza nel giocare queste partite e la lunghezza della propria panchina che già in gara 4 ha dato notevoli vantaggi alla squadra di coach Bucchi.

Foto via http://img263.imageshack.us/i/shot0002lp6.png/

http://www.roseto.com/foto/1288_Mancinelli.jpg

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Gara 3 a Milano decisa da una tripla a 8 secondi dalla fine di Jumaine Jones. Caserta riprende il fattore campo e si porta sul 2-1. Per Siena è già finale, 3-0 su Cantù

di Federico Bertolotti

Milano 6 giugno – Si chiamano superstar, sono quei giocatori che ti fanno vincere le partite, che sono in grado in qualsiasi momento di ribaltare come un calzino una partita, una serie o una stagione. Si differenziano dai comuni mortali perché hanno un qualcosa in più nel DNA, sanno che se per 39 minuti e 52 secondi di partita non hanno fatto nulla o addirittura hanno giocato in maniera pessima, comunque la giocata decisiva la possono tirare fuori dal cilindro. Et voilà, tutto questo lo possiamo tradurre con un semplice nome proprio di persona: Jumaine Jones.

La nostra cronaca parte da 20 secondi dalla fine del match, in panchina la Pepsi Caserta ascolta con attenzione le direttive di coach Sacripanti che sulla sua lavagnetta disegna un gioco d’attacco che da li a poco gli farà vincere la partita. In 12 secondi i suoi giocatori costruiscono il capolavoro, serie di blocchi per l’ex Philadelphia che riceve, si alza e lascia partire un tiro morbido come la seta che entra, regala il +1 a Caserta con 8 secondi da giocare e ammutolisce il pubblico di casa finalmente accorso in massa a sostenere i suoi (8.700 spettatori). Milano subisce il colpo e l’azione disegnata da coach Bucchi nel time-out successivo non ha gli stessi esiti di quella degli avversari ed il tiro di Hall viene respinto dal ferro e così Caserta festeggia il 2-1 nella serie.

La partita inizia con la Pepsi che parte molto forte con Di Bella e Bowers sugli scudi ed è il solo Maciulis, sempre più continuo e importante per Milano e salito decisamente di tono in questi playoff, a tener botta per L’AJ. Risultato del primo periodo 13-17, con le consuete difficoltà milanesi nella creazione di un buon gioco offensivo.

Nei primi 5 minuti del secondo periodo Caserta prova l’allungo e tocca il +10 con una tripla di Ebi Ere, ma Milano firma un contro parziale con Mancinelli, Arnold e Monroe riportandosi a meno 3 quando coach Sacripanti chiama time out a 4 minuti dalla fine del primo tempo. Il quarto si chiude su di una tripla di Mordente per il 31-36 di fine primo tempo.

Il terzo periodo si apre con L’olimpia che cerca di far la voce grossa e nel giro di poco mette il muso avanti con una tripla di Maciulis (16 per lui alla fine), ma nonostante il forum diventi un autentica bolgia, Bowers non si fa intimidire e guida i suoi di nuovo a +6, ma prima Monroe con una tripla e poi Finley sulla sirena pareggiano a quota 52.

L’ultimo periodo è punto a punto fino alla fine, con Milano che da la sensazione di averne leggermente di più. L’equilibrio però è sempre incredibile, nessuno riesce a dare la spallata decisiva e si arriva a 2 minuti dalla sirena con l’ennesimo canestro di Bowers (19 con 5 rimbalzi, 4 recuperi e 2 assist) per il 61-62. Rocca riporta L’AJ avanti e Michelori risponde immediatamente per il 63-64 per entrare nell’ultimo minuto. Rocca prende 2 dei suoi 5 rimbalzi offensivi nel giro di pochi secondi sugli errori di Maciulis e Bulleri, ma sul fallo subito fa 0/2, altro rimbalzo di Maciulis che mette a referto il +1 Milano.

MARCO MORDENTE (aj Milano)

Caserta in attacco sbaglia la tripla con Ere e a rimbalzo Mordente prende il fallo quando sul cronometro ci sono 20.50”. La guardia AJ sbaglia il primo, segna il secondo e Coach Sacripanti chiama time-out sul 66-64. Il finale è già storia, perché quando un giocatore in 35 minuti di utilizzo tira con 1/9 dal campo ed infila la tripla immaginifica della vittoria, nella storia della sua società ci entra di diritto, soprattutto se Caserta riuscirà a portare la finale nella città campana che manca da un ventennio.

L’appuntamento con gara 4 è per martedì ore 20.30 sempre al Forum di Assago dove Caserta avrà la palla match per eliminare Milano e guadagnarsi la finale da disputare contro Siena.

La Montepaschi infatti aspetta la sfidante dopo aver tranquillamente eliminato una Cantù che in gara 1 e 2 ha subito lo strapotere Senese ed in gara 3 ha provato a regalare almeno una gioia ai suoi tifosi accorsi in massa al Pianella, ma contro la corazzata di coach Pianigiani non c’è nulla da fare e il finale 77-65 (Lavrinovic 21 e Sato 16) per Siena regala la 4° finale di fila al neo coach della nazionale Italiana, il cui record da quando siede sulla panchina della MPS è di 151 vittorie in Serie in 163 gare; 35/37 (93.4%) il suo bilancio nei play off, 17 le vittorie consecutive. Semplicemente incredibile.

Foto via d.yimg.com – 4.bp.blogspot.com

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Al via le semifinali scudetto, L’AJ Milano ribalta subito il fattore campo. Per i campioni in carica tutto facile in gara 1

di Federico Bertolotti

Chris Monroe (foto via lh3.ggpht.com)

Milano vince e convince in gara 1 davanti ad un PalaMaggiò gremito ed in trepida attesa per un remake delle epiche sfide che hanno caratterizzato i primi anni 90. Come succede spessissimo ad alti livelli i due allenatori hanno preparato la partita nei minimi dettagli ed i giocatori in campo hanno idee chiare su chi siano gli uomini da fermare perché maggiormente in forma in questi playoff. Ed è cosi che Milano mette la museruola a Jumaine Jones, che nei quarti aveva dominato la scena, e Caserta azzera Finley, Bulleri e Mancinelli (poco utilizzato però da coach Bucchi), uomini chiave nella vittoria contro Montegranaro. Ma sono pur sempre semifinali scudetto e alle due compagini non manca di certo il talento. E allora ecco tuonare Ebi Ere che nel primo quarto infila 11 punti ai quali risponde il solito indomabile Rocca che ferma il suo score a 8 punti per il 21-20 di fine primo quarto.

Nel secondo periodo ai tentativi di fuga Casertani risponde Monroe, neo acquisto Milanese che alla fine risulterà decisivo. Gli ospiti perdono un attimo il controllo della partita ma non subiscono mai un grande parziale e quando a 3 minuti dalla fine del primo tempo entra in campo Becirovic, Milano riesce a sfruttare qualche errore di troppo dei padroni di casa portandosi anche a +5 (38-33) proprio con una bomba di Saniboy. Becirovic però fa il bello ed il cattivo tempo e prima sbaglia un comodo appoggio da sotto canestro con 40 secondi da giocare, poi perde un pallone sanguinoso a 7 secondi dalla fine; Ere ringrazia e mette la bomba per il 38 pari di fine primo tempo.

Il terzo periodo vede ancora estremo equilibrio in campo, la partita è molto vivace a la sfida nella sfida tra Hall e Jones infiamma il pubblico. Entrambe le ali americane difendono alla grande e ad una tripla di Jones risponde subito Hall con un’altra tripla. Attorno a loro si accende Di Bella (16) con 8 punti nel quarto e continua a segnare Ere, 8 anche per lui (25 alla fine). Ma Milano sembra aver trovato in un buonissimo Monroe la guardia americana che è mancata tutta la stagione e i suoi 8 punti nel quarto tengono a galla gli ospiti. Iniziano gli ultimi dieci minuti sul 63-62 che per 6 minuti proseguono sulla falsa riga dei precedenti trenta. Poi Milano pesca dal cilindro il secondo neo-acquisto, Arnold, che con 14 punti nel quarto, di cui 6 decisivi e con canestri di rara bellezza e pulizia, regala l’allungo decisivo all’Olimpia che firma la vittoria con una tripla del caldissimo Monroe. A fine gara saranno 22 per la guardia Americana (con 2 assist e 2 recuperi) e 19 per Arnold (con 9 rimbalzi) per il 90-80 finale che regala a Milano una vittoria fuori casa fondamentale visto l’iniziale vantaggio del fattore campo per Caserta.

L’appuntamento per gara 2 è previsto, ancora a Caserta , venerdì 4 ore 20.30.

Nell’altra semifinale che vede in campo Siena e Cantù, tutto va secondo copione e i campioni d’Italia strapazzano gli uomini di coach Trinchieri, rifilandogli 30 punti.

Simone Pianigiani (foto via www.agenziagrt.it)

Già dal primo periodo la maggior classe Senese viene a galla, la MPS segna 31 punti tutti diversi l’uno dall’altro, leggendo sempre gli adattamenti di Cantù e punendoli con regolarità disarmante. Il più 14 di fine primo quarto sembra quasi stretto ai ragazzi di mister Pianigiani.

Nel secondo periodo però Cantù regge bene l’urto, sfruttando un lieve abbassamento di ritmo dei senesi e riesce a pareggiare il quarto, mantenendo però i 14 di svantaggio.

La terza frazione però è un’altra sassata per Cantù, troppo fragile la difesa, troppi i palloni persi e Siena affonda un altro +14 di parziale e si presenta con 30 lunghezze di vantaggio per un inutile ultimo periodo. Si chiude sul 100-73, con Sato top scorer (23) e 5 uomini in doppia cifra. Ma i dati più imbarazzanti sono nelle percentuali al limite della perfezione per Siena: 13/18 da 3 (72%), 22/36 da 2 (61%) e 17/20 ai liberi (85%) con un totale valutazione di squadra di 126. Sicuramente Cantù ci ha messo del suo, ma quando La Monte dei paschi di Siena si esprime a questi livelli non c’è antidoto e lìunica cosa da dire, citando coach Dan Peterson, è: “mamma butta la pasta”!

Gara 2 prevista stasera, ore 20.30 sempre al pala Mens sana.

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Finale NBA: la sfida infinita

Post di fediverson On maggio - 31 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Finale NBA tra BOSTON e  LOS ANGELES: 32 titoli in campo, si comincia giovedì 3 Giugno ore 21.00 (ore 3.00 di Venerdi in Italia) allo Staples Center di Los Angeles

di Federico Bertolotti

Staples Center di Los Angeles

E’ la Sfida con la S maiuscola, la finale desiderata da moltissimi tifosi, ma non così pronosticabile ad inizio Playoff.

Su LA ad Ovest in molti avrebbero (giustamente) messo la mano sul fuoco, ma ad Est i Celtics erano visti come i migliori tra gli outsider, squadra sulla quale scommettere il famigerato “dollaro ignorante”. Il gruppo di coach Rivers avrebbe dovuto lottare ed impensierire Cleveland, ma poi soccombere sotto i colpi di LeBron and company; e invece i biancoverdi non solo hanno demolito i favoriti numero 1 per la conquista del titolo, i Cleveland Cavaliers, ma hanno anche chiuso la pratica Orlando con un perentorio 4-2, ribaltando il fattore campo e ritrovando uno spirito di squadra che richiama molto quello mostrato nella grande cavalcata del 2008, terminata con la vittoria dell’anello ai danni proprio dei Lakers.

Sarà quindi una rivincita per il Black Mamba (Kobe Bryant) che col suo morso letale ha spento le speranze di Phoenix di approdare a gara 7 e giocarsi l’accesso alle finali. 37 punti e alcuni canestri clamorosi nei momenti caldi di gara 6 all’US Airways Center, in cui il nativo di Phila ha letteralmente “Jordaneggiato” portando i suoi ad una finale (la terza di fila) fin qui meritatissima.

Fare un pronostico, soprattutto a questi livelli e quando la posta in gioco è così alta, è praticamente impossibile, quindi proviamo ad analizzare le probabili chiavi della serie che si giocherà al meglio delle 7 partite.

FISHER vs RONDO – Nella sfida tra i due play l’impressione è che il giovane Bostoniano, sempre più un fattore per questi Celtics, abbia la possibilità di incidere molto di più dell’avversario. Il numero 9 di Boston gioca questi playoff sempre al limite della tripla doppia e Garnett, Pierce e Allen sembrano avergli consegnato le chiavi della squadra.

Fisher avrà enormi difficoltà difensive contro la velocità incredibile di Rondo, il quale avrà il compito di non lasciarsi prendere dalla foga e strafare, come ogni tanto ancora gli succede. Il play di Los Angeles però è soprannominato il “venerabile maestro” e dalla sua ha un’esperienza infinita, quindi la zampata del mancino con un tiro allo scadere dei suoi può segnare tutta una serie. L’idea generale è comunque quella che questo duello avrà un impatto enorme sulla serie, soprattutto dopo che il play in giallo-viola ha retto molto bene l’urto nella sfida contro il miglior play della lega, Steve Nash (nei limiti di quanto si possa non subire un talento estremo come quello del Canadese).

 

Rasheed Wallace, Boston Celtics

SUPERSTARS vs SUPERSTARS – Nelle finali normalmente brillano le stelle, e di certo Boston-Lakers è una sfida dove i big non mancano. Kobe Bryant, Pau Gasol e Ron Artest da una parte, Paul Pierce, Ray Allen e Kevin Garnett dall’altra.

Esiste una regola nella pallacanestro: “l’attacco vende i biglietti, ma la difesa vince le partite” e il trio di Boston, guidati da un Garnett tornato a splendere nel firmamento del basket NBA, ha annullato tutti gli avversari fin qui incontrati. Ma esistono anche le eccezioni alla regola e LA ha una quantità di talento offensivo da poter spaventare anche la super difesa dei Celtics. Il Principe di Catalogna (Gasol) è sempre di più un maestro del “Baloncesto” e Kobe da solo ti può vincere non solo una partita, ma probabilmente una serie intera. L’impressione è che nella lotta tra le superstars, i Los Angels Lakers abbiano un leggerissimo margine di vantaggio.

MISTER SIX vs MISTER SIX – In generale sarebbe un analisi tra le due panchine ma, partendo dal presupposto che i vari Robinson, Tony Allen, Farmar e Vujacic non decideranno la partita, anche se alcuni potrebbero avere un buon impatto sulla stessa, gli unici due veri giocatori che possono cambiare il volto dei singoli match e della serie intera sembrano Lamar Odom per i Lakers e Rasheed Wallace per i Celtics.

La capacità di giocare i molteplici ruoli e di leggere i vantaggi della marcatura propostagli dell’ala di Los Angeles ha già segnato molte partite delle serie precedenti, ma i Celtics sembrano più attrezzati degli altri per reggere l’urto. Viceversa la doppia dimensione “dentro-fuori” che è in grado di garantire il califfo Sheed potrà essere un rebus per la difesa di LA, ma qui dipenderà molto dallo stesso Wallace. Se, come successo in passato, porterà al palazzetto il suo “gemello” svogliato l’impatto sarà nullo, altrimenti sarà un’arma fondamentale a favore di Boston.

Sicuramente il sogno di ogni tifoso (per primo Mr. Stern, commissioner e capo assoluto della NBA) sarà quello di vedere una finale risolta in gara 7 da uno dei suoi idoli, e i presupposti per lo spettacolo ci sono tutti. Sarà una sfida tra due filosofie di pallacanestro, quella difensiva e impenetrabile dei Boston Celtics, e quella offensiva e ricca di talento dei campioni in carica di Los Angeles. Non ci resta che sederci sul divano ed ammirare una serie finale che la NBA traformerà nel consueto, imperdibile ed impagabile evento.

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Boston e Los Angeles vogliono chiudere i giochi

Post di fediverson On maggio - 29 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Finali di conference in NBA, Celtics e Lakers sono 3-2 nella serie. Orlando e Phoenix a un passo dall’eliminazione

di Federico Bertolotti

Fino ad una settimana fa sembrava già tutto scritto: Boston aveva in mano la serie contro Orlando dopo 3 vittorie nelle prime tre gare (le prime due in Casa dei Magic) e i Lakers “scherzando” le prime due partite avevano manifestato una superiorità imbarazzante ai danni dei Suns.

Ora è tutto cambiato, i Magic si sono risvegliati dal letargo delle prime 3 gare e hanno risposto colpo su colpo all’aggressività dei biancoverdi che aveva spiazzato la squadra di Van Gundy, reduce da 2 serie vinte 4-0 (contro Charlotte e Atlanta) in maniera troppo facile e che forse aveva impegnato mentalmente poco Howard e compagni.

I Suns invece, con qualche aggiustamento tecnico (molta più zona) e con una panchina finalmente presente, hanno rimesso in piedi una serie dopo le prime due partite nelle quali a turno Bryant, Gasol e Odom sembravano un rompicapo di difficile soluzione.

Proprio questa notte si è giocato allo Staples Center di Los Angeles, gara 5. A decidere è stato Ron Artest, arrivato in estate da Houston, che a 2 decimi dalla fine raccoglie un tiro corto di Kobe e segna per il 103-101 di fine gara.

La chiave del risveglio dei Suns (da 2-0 a 2-2 nella serie) era stata la panchina, buona prova in gara 3 e superba in gara 4, ma le riserve di Coach Gentry nel primo tempo di gara 5 confezionano appena 2 punti ed è il solo Nash (29+11 assist) a riuscire a tenere a galla i suoi ricucendo dal -17 al -8 di fine primo tempo.

Il terzo periodo è ancora all’insegna del duo Bryant (30) Gasol (21) che oltre al solito strabordante talento offensivo, alzano anche un muro difensivo, coadiuvati da un Artest che fa dell’aggressività difensiva il suo pane, e fanno di nuovo scappare i campioni in carica a + 18. Questa volta è la panchina dei Suns a fare la differenza e con un Frye (14) di nuovo brillante la partita torna in equilibrio sul 90-85 a 5 minuti dal termine. Si continua punto a punto e, a 3 secondi dalla fine, Richardson firma il pari sul 101 al termine di un’azione concitata segnata da 2 rimbalzi in attacco dei Suns. Time out per Phil Jackson e rimessa disegnata per Kobe Bryant che tira, va corto; sulla palla si fionda Artest che segna quando sulla sirena ci sono ancora 2 decimi e chiude la partita.

La serie ritorna ancora in Arizona per gara 6 dove Bryant e compagni hanno avuto molte difficoltà. Ma i campioni 2009 sanno che, ancorché in caso di sconfitta gara 7 si giocherebbe a Los Angeles, i Suns con la loro struttura di gioco e i micidiali tiratori da 3 sempre innescati dall’imprevedibile Nash, sono una compagine in grado di piazzarti 130 punti in una gara e questo in un elimination game può risultare fatale.

A Est la situazione è molto simile: Boston reduce dalla serie vinta contro Cleveland, super favorita all’inizio come finalista per l’Est, nelle prime tre partite della serie (2 a Orlando e la terza in casa) ha letteralmente ridicolizzato i Magic. La difesa asfissiante della squadra di coach Rivers sembra essere tornata quella straordinaria del 2008 (Garnett soprattutto) e in tre gare concede una media di 83 punti agli avversari e in attacco a turno Pierce, Allen, Garnett e soprattutto Rondo, autore di play-off meravigliosi e ufficialmente uno dei Big 4 dei Celtics, segnano la serie e vanno sul 3-0.

Poi Howard, Carter, Lewis e un grande Jameer Nelson (23+9 assist in gara 4 e 24+5 in gara 5), messi con le spalle al muro, ritrovano compattezza e fluidità nella fase offensiva, le triple arrivano con continuità e nei momenti decisivi e Orlando rimette in piedi una serie che vedrà impegnate le due compagini stanotte al TD Banknorth Garden.

Chiaramente la pressione sarà tutta sui Celtics che non possono perdere l’occasione di chiudere la serie in casa visto che l’eventuale gara 7 si disputerebbe in Florida. Inoltre Garnett e compagni non vorranno di certo passare alla storia come la prima squadra che si fa rimontare una serie con un vantaggio di 3-0.

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Basket playoff: fattore campo rispettato

Post di fediverson On maggio - 24 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

baMilano e Caserta col brivido, Treviso mette paura ai campioni d’Italia, Cantù conferma quanto di buono mostrato in gara 1. Tutte le serie sul 2-0

di Federico Bertolotti

E’ Milano a iniziare il “giro” di gare 2 relative ai quarti di finale dei Playoff, sabato in campo ad un orario (17.00) dettato dalla finale di Champions dell’Internazionale.

Parte abbastanza bene L’AJ che trova subito canestri in contropiede che mascherano le evidenti difficoltà a giocare a metà campo da parte dei padroni di casa. Ma dopo un 13-6 Olimpia, gli ospiti cominciano a segnare tiri ben costruiti e chiudono il periodo sul -4 (17-13). L’uscita di Rocca, vero baluardo del team di Coach Bucchi, fa segnare un 12-2 di parziale per Montegranaro che nel secondo periodo sfrutta perfettamente le incertezze dei padroni di casa e allunga fino al 28-34 di chiusura primo tempo. Il terzo periodo inizia con il Marquinhos  show che porta la Sigma in fuga (31-42) e con l’inerzia tutta a favore fino al momento che ha di fatto segnato la partita.

Fallo su tiro (e canestro) di Marquinhos, parapiglia tra Hall e Ivanov e seguente zuffa tra i 10 in campo. Risultato, 3 falli antisportivi 2 per milano (Hall e Finley) e 1 per Montegranaro (Cavaliero). Il regolamento parla chiaro, due sanzioni identiche si annullano e, seguendo alla lettera le disposizioni FIP, dovrebbero esserci nell’ordine 1 TL per Marquinhos e 2 per Cavaliero. Gli arbitri perdono un po’ di lucidità (ci mettono 10 minuti a ricostruire i fatti) e lasciano a Marquinhos la possibilità di tirare 3 liberi. Il risultato è (corretto a termini di regolamento) l’annullamento dei 2 liberi amministrati dal giocatore sbagliato (ma a questo punto andava ridata palla a Milano e non alla Sigma come accaduto a seguito dell’annullamento della sanzione).

La pausa, ed il nervosismo che ne consegue, raffreddano gli ospiti che nel terzo periodo confezionano 9 palle perse e permettono a Milano di non deragliare, 43-51 all’ultimo miniriposo.

Il quarto periodo vede Milano molto aggressiva, Mancinelli ha le mani ovunque e recupera 6 palloni, Bulleri trova delle buone iniziative e L’Olimpia poco alla volta ricuce lo strappo e con una bomba di Mordente, fin li 0 su 4 da tre, trova il vantaggio sul 62-61. A 30 secondi dalla fine è ancora parità sul 64-64, Mancinelli si libera in angolo, extrapass di Monroe e tripla dell’azzurro quando sul cronometro ci sono 11 secondi. Milano fa fallo sistematico, 1 su 2 dalla lunetta per la Sigma e controfallo su Mancinelli che fa 0 su 2, ma per sua fortuna il tiro di Brunner allo scadere trova solo il primo ferro e Milano, soffrendo moltissimo, vince 67-65. Ora la serie si sposta a Porto San Giorgio sul 2-0 AJ.

Anche a Cantù la sfida tra NGC e Canadian solar Bologna è molto equilibrata, primo quarto in sordina per entrambe le compagini che collezionano molte palla perse e chiudono sul 14-12.

Nella seconda frazione gli ospiti privi di Maggioli subiscono a rimbalzo (36 a 23 il conto finale per Cantù) e il solo Fajardo tiene botta alle scorribande di Green che segna 17 punti nel primo tempo (23 alla fine) per il vantaggio 41-31 al riposo.

Il terzo periodo vede in campo le V nere con grandissima intensità difensiva  e la squadra di Trinchieri racimola solo 9 punti nella frazione, permettendo a Fajardo (18 alla fine per lui) e compagni di riavvicinarsi sul 50-46.

L’ultimo periodo è molto combattuto, ad un primo tentativo di fuga Canturino con Lydeka (8 punti in fila) risponde Jackson, rimasto a lungo in panchina per falli, fino al 66-63. La bomba del solito Mazzarino regala il + 7 ai padroni di casa a 50 secondi dalla fine e il meritato 2-0 nella serie.

La sorpresa, anche se solo parziale, della tornata di gare 2 arriva da Siena, dove la Benetton Treviso sfiora l’impresa in casa della MPS giocando per 40 minuti un basket spumeggiante. Fermare la macchina offensiva senese è impresa quasi impossibile, allora coach Repesa decide di velocizzare la fase offensiva sperando nella buona giornata dei suoi talenti offensivi. Il risultato per 4 periodi è ottimo: Dixon (22 punti), Rivers (19 punti) e compagni rispondo presente è rimangono sempre in partita. 27-27, 47-43, 63-63 e 83-83 i parziali dei tempi regolamentari. Ma da quattro anni a questa parte tutti sanno che Siena nei momenti che contano raramente sbaglia, e nel supplementare concede 1 solo canestro dal campo e piazza il 16-5 che determina il 99-88 finale (Hawkins 26 punti).

Chiude il cerchio delle gare 2 la sfida tra Caserta e Roma, partita giocata domenica sera, che vede soccombere la squadra di Boniciolli al fotofinish dopo aver recuperato dal -16 ed essere stata sul +7.

Partenza razzo di Caserta che a differenza di gara 1 trova subito la mentalità giusta e produce punti con le sue stelle Jones, Ere e Bowers. Il 23-9 dei primi 10 minuti stordisce Roma che però riesce ad attutire il colpo nella seconda frazione grazie a Winston e Giacchetti (20 punti in coppia al riposo) e a chiudere soltanto a -9, 38-29. L’inizio di terzo periodo è tutto di un Ere scatenato con 7 punti in fila e la Juve Caserta vola a +16, ma la panchina meno qualitativa dei padroni di casa non regge l’urto e Roma prima registra la difesa, poi piazza un parzialone di 25-3 trascinata da Winston e Washington. Roma scavalca Caserta e va a + 6, ma il cuore di Di Bella e la concretezza di Jones (17 rimbalzi per l’ex Phila di cui 7 in attacco) riportano i campani in vantaggio. Decisivo è proprio l’ultimo rimbalzo in attacco di Jones che con Caserta sul +2 (78-76) ed in lunetta a 4 secondi dalla fine, strappa la palla ad altezza siderale sull’errore del compagno cancellando di fatto l’ultima possibilità di Roma che aveva già chiamato timeout per tentare il tutto per tutto. 2-0 anche qui nella serie che si sposta al PalaLottomatica per le successive (se necessarie) due sfide.

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Tutti a rincorrere Siena

Post di fediverson On maggio - 23 - 2010 AGGIUNGI COMMENTO

Al via i playoff italiani. Gare 1 vinte da Siena, Milano, Cantù e Caserta

di Federico Bertolotti

Sato, mvp della stagione 2009/2010

20 maggio, ore 20.30, palla a due alzata e via ai playoff anche in Italia, quarti di finale al meglio delle 5 partite e corsa scudetto iniziata

I campioni d’Italia della MPS Siena, alla ricerca del 4° trionfo consecutivo, mettono subito in chiaro le cose, anche per quest’anno ci sarà poco da fare. La squadra di coach Pianigiani è troppo più forte rispetto alle altre 7 partecipanti e la prima vittima sacrificale per questa dimostrazione di forza è una Benetton Treviso che, dopo aver agguantato la post season per il rotto della cuffia all’ultima giornata, non riesce ad opporsi allo strapotere senese e in gara 1 subisce una sonora sconfitta per 118-79.

69 punti nel primo tempo, in vantaggio di 30 lunghezze dopo nemmeno 20 minuti di gioco ed un primo quarto chiuso con 9/10 da due e 4/6 da tre. Basta snocciolare questi numeri per capire che di possibilità per gli avversari ce ne sono state (e ce ne saranno) poche. Se poi si aggiunge che la compagine senese può permettersi di mandare a riposare in panchina campionissimi come Sato (MVP del campionato e autore di 14 punti nei primi 9 minuti), Mc Intyre e Stonerook, per sostituirli con Domercant che in 5 minuti ne piazza 11 (19 alla fine per lui in 18 minuti), Zizis e Lavrinovic (28 punti in coppia) allora si comprende a pieno il più 39 di fine gara. 1-0 nella serie e pochi sospetti su chi passerà il turno per l’accesso alle semifinali.

Semifinali che vedranno come partecipante la vincente tra NGC Medical Cantù e Canadian Solar Bologna, rispettivamente 4° e 5° classificate alla fine della stagione regolare. Un Pianella gremito in ogni ordine di posto abbraccia la squadra di casa che vede giustamente premiati prima della palla a due coach Trinchieri, eletto dai colleghi allenatore dell’anno, e Bruno Arrigoni, votato dirigente dell’anno.

La partita viene segnata da una partenza a razzo di Cantù che, grazie a 2 bombe nelle prime due azioni, prende fiducia e con una difesa asfissiante vola sul più 15 dopo 7 minuti (17-2) chiudendo uno splendido primo quarto sul 23-10. Cantù non perde intensità nemmeno dopo il brutto infortunio di Ortner, in campo da meno di 3 minuti, e, giocando ai propri ritmi, riesce sempre a tenere Bologna a distanza di sicurezza. Le rare volte in cui gli ospiti hanno l’inerzia del gioco e si riavvicinano (50-44 dopo 4 minuti della ripresa) ci pensa Mazzarino a piazzare le triple (3/6) che infiammano il Pianella e danno a Cantù la tranquillità di chiudere a piu 12 il terzo periodo e di governare l’ultima frazione terminando sul 75-64.

Coach Trinchieri, a fine gara, si dimostra molto soddisfatto della prova dei suoi, ma sa bene che difficilmente in gara 2 la Virtus subirà un’altra partenza cosi negativa. Ha le idee chiare il “coach of the year”: se l’energia e la voglia di Cantù saranno queste per tutta la serie, le possibilità di andare a sfidare Siena in semifinale sono molto elevate.

Un pelo più complicato è il discorso per l’AJ Milano che strappa in extremis la vittoria in casa contro Montegranaro, una delle rivelazioni del campionato, e si porta 1-0 nella serie.

Mason Rocca

Parte forte Montegranaro che con Antonutti, Cavaliero e Filloy piazza un 8-3 nei primi 2 minuti e mezzo, ma L’AJ risponde prima con Hall e poi con un contropiede da manuale concluso con la bimane di Viggiano per un 14-17 di fine primo quarto. Ma, come spesso accade ai meneghini, l’inerzia della partita sfugge in un amen ed il secondo quarto si trasforma in una gara a chi segna di meno. Il primo tempo si conclude sul 28-23 per Montegranaro. Si ritorna in campo e L’AJ alza decisamente il volume in difesa, accorcia le distanze con una tripla di Maciulis, sorpassa con un lay up dell’indomabile Rocca (30-29) e grazie ad un terzo quarto da 23-10 si porta a più 8 all’inizio dell’ultima frazione di gioco (46-38). È Marquinos, però, a piazzare 2 triple in poco tempo e far tornare Montegranaro in partita. Milano tenta più volte di fuggire ma prima Ivanov e poi un gioco da 4 punti dell’ex Cavaliero mantengono gli ospiti a contatto fino a 9 secondi dalla fine con Milano avanti 68-65 e palla in mano dopo timeout chiamato da Bucchi. Fallo sistematico e Finley fa 2/2 in lunetta per il +5. Montegranaro perde la palla sulla rimessa e Monroe subisce fallo e chiude i conti sul 72-65 di fine gara.

Chi passerà il turno affronterà la vincente dell’altro quarto di finale che vede affrontarsi, per gara 1,  la Pepsi Caserta e la Lottomatica Roma. Dopo 18 anni tornano i playoff per la squadra campana e la tensione nei primi 10 minuti si fa sentire, ti aspetti l’esperienza e il talento di Jones, Bowers ed Ere ed invece trovi un clamoroso Doornerkamp che all’inizio tiene in gara Caserta contro una Roma più vivace e nel secondo quarto si scatena e finisce con 19 punti nei primi 20 minuti (5/6 nel tiro da tre per lui, il resto della squadra 0/9) per chiudere sul 34-25 Pepsi. Il terzo periodo vola via tra i tentativi di ricucire di Giachetti (18 pti) e Datome (10 pti) sistematicamente rispediti al mittente da Di Bella (13 pti tutti nella ripresa) e compagni, risultato sempre più 11 per Caserta. L’ultimo periodo vede Roma in campo a zona contro la quale la Juve Caserta si schianta, la palla gira male e i tiri sono sempre contestati; Roma si avvicina e sorpassa al 35esimo, ma Jones con un gioco da 4 punti firma il controsorpasso. Da li è punto a punto fino alla fine e dalla lunetta Caserta tiene il vantaggio e firma la vittoria prima con un contropiede solitario dopo recupero di Di Bella, infine con una stoppata di Jones che fa esplodere il Pala Maggioli. Finale 70-65.

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